Prof: Scelgo pensione quota 100 perché stressato da incomprensioni

di redazione
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C’è anche un’altra ragione, oltre alla stanchezza fisica, fra i docenti che scelgono di andare in pensione con nuove formule: la solitudine del prof.

Rimasto solo contro un sistema che non regge più alla pressione degli attacchi, primi fra tutti, dei genitori, la pensione quota 100 diventa un’ancora di salvezza.

Lo testimonia la storia di un docente raccontata sul Corriere.it. Il docente di Milano che come tutti è stato a lungo precario, poi docente di sostegno prima di ottenere il ruolo, si ritrova nella condizione dettata dalla riforma quota 100: 62 anni di età e 38 di versamenti, di cui solo gli ultimi 12 come titolare di cattedra.

A lui questo dettaglio importa poco. Ciò che più lo ferisce è l’incomprensione dei genitori che non sono più alleati, come avveniva un tempo, dei docenti. Per spiegare meglio il suo senso di solitudine, il prof ha reso pubblico un whatsapp della madre di un suo alunno.

C aro professore – ha scritto la mamma in questione – dovrebbe imparare a comportarsi da adulto. L’ho preparato di persona, era in grande forma, quindi la colpa non è sua. Almeno 15 alunni su 26 – il prosieguo del testo è raccontato fuori dal virgolettato dal Corriere che aggiunge – hanno una media bassa nella sua materia, il problema non sono loro.”

L’ennesima accusa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso; un vaso colmo di luoghi comuni come i tre mesi di vacanza, scioperi a ridosso dei ponti e amenità del genere.

A quel punto la… “scelta” della pensione, nonostante sarebbe potuto rimanere in cattedra a beneficio dell’importo sull’assegno della pensione futura, è stata preferibile al senso continuo di spaesamento.

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