“Prof, io non ho più paura di parlare in pubblico, prima di questa esperienza non ci sarei riuscita”

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Testimonianze come questa sono il risultato dell’attività connessa a un debate promosso dall’IIS “Blaise Pascal” di Reggio Emilia e andato in scena in questi mesi difficili dlela Didattica integrata imposta dalla pandemia. Ora siamo alle strette finali. Mercoledi 28 aprile alle ore 15.00 sulla piattaforma Google Meet si terrà la sfida finale, promossa dall’Istituto reggiano sotto la supervisione della professortessa Maria Rita Gadaleta. All’evento prenderanno parte, oltre che la squadra del Blaise Pascal, le squadre delle scuole facenti parte dell’accordo di rete della provincia di Reggio Emilia, Liceo Aldo Moro e Liceo Artistico Gaetano Chierici, e della provincia di Bari, Istituto Tecnico Vite Sante Longo e Liceo Scacchi.

In questo periodo di emergenza, il progetto si è svolto attraverso incontri a distanza, con l’aiuto di una giuria composta da docenti e studenti. La sfida finale, il cui tema sarà: “La sicurezza degli individui e delle comunità può giustificare la limitazione delle libertà individuali?”. La giuria comprende personalità istituzionali importanti quali Stefano Bonaccini, Presidente della regione Emilia-Romagna, Antonio Decaro, Sindaco di Bari, presidente di ANCI, Paolo Bernardi, Direttore Ufficio Scolastico Provinciale di Reggio Emilia. Sraà presente presente anche il Sindaco della citta del Tricolore, Luca Vecchi.

Professoressa Maria Rita Gadaleda, com’è nata questa iniziativa?

“L’iniziativa del debate online è partita lo scorso anno scolastico quando la scuola italiana si è trovata come tutto il paese a dover affrontare la sfida della pandemia, l’obiettivo era quello di riuscire a far partecipare gli studenti a delle attività educative che li vedessero coinvolti e protagonisti cercando di rompere l’isolamento a cui il lockdown ci aveva improvvisamente costretti.”

E’ stato un momento difficile per tutti

“Bisognava trovare il modo di superare quel senso di abbandono e frustrazione, di offrire agli studenti di poter continuare la relazione educativa con gli insegnanti ma anche tra pari. In una scuola superiore come il Bus Pascal di Reggio Emilia, da sempre impegnata a promuovere iniziative e progetti di grande spessore e qualità ci siamo trovati a dover rivedere come tutti gli istituti le tante attività che venivano promosse. Il merito è anche della Dirigente scolastica Sonia Ruozzi che ha consentito a tutte le attività che potevano essere svolte online di proseguire in modalità a distanza.

Entriamo nel merito del progetto

“Questa attività del debate in particolare che prevede l’uso della didattica controversiale ha consentito a ragazzi e alle ragazze del nostro istituto, soprattutto quelli del triennio, di utilizzare la DAD  collegandosi su piattaforma  e creando gruppi di discussione su topic non necessariamente legati ai contenuti disciplinari e curricolari. Abbiamo affrontato anche il tema della DAD, ci siamo chiesti se fosse efficace ed efficiente o se ci potessero essere altre soluzioni e questo tipo di approccio ha consentito di aprirsi al dialogo, alla condivisione e al rispetto reciproco anche in presenza di posizioni divergenti”.

L’importanza del dialogo in un momentodi distanziamento sociale è grandissima

“In un momento come questo rinunciare al dialogo con i più giovani anche su tematiche spinose come quella che andremo a discutere il 28 aprile, “libertà o sicurezza” avrebbe significato porre delle barriere che anche l’auspicato ritorno in presenza non avrebbe potuto in seguito rimuovere, significa lasciare che rabbia e demotivazione trovino altri canali come la violenza delle gang giovanili che attraverso l’uso improprio dei social si abbattono un po’ dovunque. Non esiste una ragione se si prescinde dall’uso della ragione stessa, non esiste democrazia se pretendiamo che la ragione sia solo da una parte e il torto dall’altra.

Non solo Reggio Emilia, vi siete aperti al Paese

“In questo spirito abbiamo compreso come istituto che non bastava promuovere questa attività solo nella nostra scuola e con i colleghi delle altre scuole ed istituti superiori di Bari e di Reggio Emilia  abbiamo promosso un accordo di rete, ci siamo letteralmente messi in gioco, abbiamo creato dei tornei dove studenti delle nostre scuole hanno discusso un pomeriggio a settimana e giunti alla sfida finale abbiamo pensato che i nostri studenti meritassero di essere ascoltati e valutati da una giuria, prevista nel normale regolamento del debate, in cui ci fossero le altre istituzioni quelle da cui tutti dipendiamo e che eleggiamo e non solo la scuola, i ragazzi meritano non perché le loro argomentazioni  siano di un livello più alto come quelle che illustri scienziati e statisti fanno meglio di loro ogni giorno su riviste e telegiornali e intrattenimenti serali ma perchè sono le loro, sono frutto di letture e riflessioni personali, si sono documentati e confrontati.

Quando i giovani si sentono ascoltati e valorizzati, spesso riescono a dare il massimo

“Sentirli dire: “Prof io non ho più paura di parlare in pubblico, prima di questa esperienza non ci sarei riuscita” o “Voglio confrontarmi con altri giovani, io ho le mie idee ma vorrei discutere e mettere alla prova le mie”, vederli condividere orgogliosi sui loro social la locandina dell’evento invece dell’ennesimo selfie davanti allo specchio di un bagno significa aver fatto una breccia in quel muro in cui li abbiamo da più di un anno costretti, aver trovato la password per accedere e forse la scuola italiana priva di mezzi e di risorse da sempre se la cava anche stavolta, con buona pace di chi ci definisce vetusti e fannulloni”.

Ad affiancare i docenti nell’attività di preparazione dell’evento sono stati alcuni ex studenti dell’Istituto Blaise Pascal (RE), che lo scorso anno avevano preso parte al progetto come studenti:

Federica Moscatelli, studentessa di “Lettere Moderne” presso UNIBO

Elisa Pellegrini, studentessa di “Storia e Culture Contemporanee” presso UNIMORE

Denis Ndoja, diplomato presso IIS Blaise Pascal, Indirizzo Tecnico Informatico

Il reparto grafico è stato gestito da Eva Parenti, studentessa di “Design di Interni” presso Politecnico di Milano.

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