Prof colpita da pallini, una docente: “Ai ragazzi è stato dato un 9 in condotta per non abbassargli la media. Inquietante”

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Prosegue il dibattito in merito al voto in condotta. Grande slancio lo ha avuto il caso di Rovigo, che ha portato molte riflessioni in merito, fra chi si è indignato per il 9 in condotta ai protagonisti (poi abbassati a 6 e 7) e chi invece ritiene eccessivo tale accanimento.

A proposito di riflessione, sul quotidiano Sondrio Today viene pubblicato il pensiero di una docente, Patrizia Marraffa, che riflette proprio sul caso di Rovigo.

E’ sbalorditivo: 9 per buona condotta ad un ragazzo che qualche mese fa sparò (per meglio dire impallinò) una professoressa di scienze mentre gli altri ripresero e diffusero sui social commenti tra l’irridente e il soddisfatto mentre i colleghi (si disse) “mantenevano un rigoroso silenzio”. Il mio ruolo di insegnante mi porta ad una duplice riflessione”.

La prima – dice la docente -: il voto di condotta positivo viene attribuito agli alunni che sono corretti nei confronti degli insegnanti, dei compagni, rispettosi delle regole; partecipano e s’impegnano per raggiungere gli obiettivi previsti nella programmazione del consiglio di classe. Questo voto è stato assegnato proprio dal consiglio di Classe, non per premiare gli obiettivi raggiunti ma per non rovinare la media dei ragazzi. E inquietante!

La seconda riflessione è – prosegue – : quale modello educativo questi miei colleghi vogliono trasmettere? Sicuramente quello che non c’è nessun rapporto tra la gravità di un gesto e la sua conseguenza (sparare addosso pallini con pistola ad aria compressa ed avere in cambio un 9 in condotta). Tutto ciò con buona pace di Cesare Beccaria che auspicava una adeguata pena per il reato commesso rispetto all’utilità che la società può ricavarne“.

Ritengo – continua – che un misero 6 in condotta [poi effettivamente assegnato a uno dei tre ragazzi, mentre gli altri due hanno visto il loro “9” abbassato a “7” n.d.a.] sarebbe stato opportuno per abbassare la media, vista la gravità dell’atto. Io avrei proposto altro perché la dignità di una persona deve essere rispettata”.

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