I problemi della scuola italiana, colpa dei docenti? Macché! Scarso impegno degli studenti, scarsa partecipazione dei genitori e scarsi investimenti

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dp – Non bastano le competenze degli insegnanti o avviare un sistema di valutazione che vuole premiarli per fare una buona scuola. A dirlo è uno studio, quello del "The Economist Intelligence Unit".

dp – Non bastano le competenze degli insegnanti o avviare un sistema di valutazione che vuole premiarli per fare una buona scuola. A dirlo è uno studio, quello del "The Economist Intelligence Unit".

Insomma, si fa presto a dire che la colpa del cattivo andamento della scuola italiana è da imputare ai docenti, magari invocando una maggiore selezione in ingresso, una valutazione che li spinga a fare di più e meglio. Ma ciò non basta.

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la notizia di uno studio americano che dimostrava come gli studenti asiatici surclassassero gli studenti bianchi con il solo strumento dell’impegno, a prescindere dalle capacità individuali.

"The Economist Intelligence Unit" ha realizzato una comparazione tra i diversi stati prendendo quali parametri i test OCSE-PISA, i TIMSS e i PIAAC e una sessantina di altri parametri, che vanno dagli investimenti governativi, agli stipendi dei docenti, al rapporto alunni-docenti etc.

Da questa classifica sono risultati ai vertici i paesi asiatici, con la Finlandia al sesto posto. Certo, gli investimenti alla base: il Sud Cora il spende il 15% del Pil, l’Italia il 4/5%. Gli stipendi, quelli dei docenti italiani sono tra i più bassi d’Europa, nonostante lavorino di più

Ma ciò che determina un gap consistente con i paesi asiatici è sicuramente l’impegno familiare, con il quale si intende anche l’impegno profuso da parte degli studenti.

Lo studio, infatti, dimostra come le performance migliori si hanno in quei paesi in cui l’istruzione è considerata fondamentale per la crescita individuale e l’acquisizione di uno status dei ragazzi. Ed in questo i paesi asiatici sono indiscutibilmente superiori.

Quindi, non bastano la competenza, la bravura ed l’impegno profuso dei docenti. Per migliorare l’istruzione in un paese è necessaria la collaborazione da parte delle famiglie, di genitori che non interferiscano, opponendosi, ai processi educativo-didattici, che partecipino, che agevolino il lavoro dei docenti e che trasmettano ai propri figli quel senso di responsabilità legato all’aspettativa del premio consequenziale all’impegno che motiva al successo scolastico.

Insomma, la scuola si migliora con famiglie più partecipi e più ore di studio da parte degli studenti.

Un dato ritenuto significativo e che analizza l’interesse di famiglie e ragazzi per l’istruzione è quello relativo alle assenze degli studenti. L’Italia in questo detiene un vero e proprio record. Durante gli ultimi rilevamenti OCSE-PISA i giovani intervistati che hanno dichiarato di non essersi assentati nelle due settimane precedenti la prova ammontano al 51,6 per del totale, ci seguono a ruota i turchi, con il 45% e gli argentini, con il 41.
Ma il dato più significativo è che i giovani hanno dichiarato di concedersi pause di "riflessione" durante la settimana, con una media di circa 2-3giorni ogni 15.

Non può che accogliersi significativamente quanto proposto dall’attuale Ministro Giannini, relativamente alla valorizzazione dell’impegno dei docenti tramite un riconoscimento economico, ma diffidiamo che ciò possa essere quel volano tanto osannato ed invocato che modifichi le prestazioni della scuola italiana. Sono ancora freschi gli echi del fannullonismo dei precedenti governi o delle proposti di aumentare le ore lavorative dei docenti a stipendio invariato.

C’è bisogno d’altro, più importante, a partire da una inversione di tendenza culturale; e questo lo dicono i numeri.

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