Privacy, no ai video sui maltrattamenti dei bambini

di redazione
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Laura Branca presidente dell’associazione BolognaNidi – Oggi celebriamo la giornata dell’infanzia e la bellissima carta internazionale che mette in fila, uno dopo l’altro, con grandissima precisione ed esattezza, tutti i diritti dei bambini.

Il documento, come sanno tutti gli esperti del settore, è un bellissimo risultato frutto di un dialogo ed è stato sottoscritto da quasi tutti i paesi del mondo.

Dalla carta si evincono chiaramente due fatti su cui dovremmo riflettere. Il primo fatto è che i bambini hanno il diritto di vivere la loro infanzia il più serenamente possibile. Il secondo è che a noi adulti spetta il compito di vegliare affinché questi diritti siano rispettati.

Alla carta internazionale, si affianca anche un’altra carta, altrettanto bella, la carta di Treviso. Redatta negli anni ‘90 dall’ordine dei giornalisti, la carta di Treviso, si concentra sui diritti della privacy. Cosa ci dice questa carte? Che anche quando c’è la necessità di raccontare una notizia, il diritto alla privacy del minore, prevale sul diritto dell’informazione.

Ciò significa che l’uso delle immagini e le informazioni che potrebbero identificare il bambino non sono consentite. E non sono vietate solo le generalità ma anche le informazioni che fanno riferimento ai luoghi che il bambino frequenta, le abitudini, ecc

Dalla carta di Treviso

I giornalisti devono evitare di pubblicare qualsiasi elemento che possa portare ad identificare un minore coinvolto in procedimenti giudiziari, sia esso un dato (generalità dei genitori, indirizzo di casa, scuola, ecc.) sia esso una fotografia o un filmato. Analogo comportamento deve essere osservato per episodi di pedofilia e abusi di ogni genere

In questa giornata, la nostra associazione, chiede che la privacy dei bambini venga tutelata con maggior forza e che non venga consentito la diffusione di immagini o video dei bambini che subiscono maltrattamenti nei nidi, nelle scuole o in altri contesti pubblici. Quelle immagini che corrono online, e persistono nel web, non tutelano la privacy dei minori.

Per quanto i volti siano coperti da bollini, una volta che si identifica la scuola, o il nido, la maestra o l’educatrice, i bambini coinvolti sono facilmente riconoscibili.

Ma c’è di più, quelle immagini gettano un’ombra lunga e approfondiscono una diffidenza tra la società e il sistema educativo e il corpo insegnante, rendendo questi luoghi più insicuri. Soprattutto in un tempo in cui la telecamera pare essere la soluzione a tutti i problemi di sicurezza.

Che sia chiaro, la nostra associazione, si batta da sempre per l’informazione, per la trasparenza e la narrazione dei servizi educativi. E tenta di raccontare la verità anche quando si tratta di fare denunce rispetto a situazioni di violenza o maltrattamenti.

Ma un conto è tentare di raccontare la realtà, anche quando è scabrosa, un conto è far girare immagini che non aggiungono nulla alla notizia e possono arrecare maggiore dolore alle famiglie che hanno già subito tante ingiustizie.

Anche per noi giornalisti, la pubblicazione, di queste immagini è poco sana. In fondo denuncia una poca stima nei confronti della nostra professione. Una volta che abbiamo raccontato la notizia con tutti i particolari, perché abbiamo bisogno di rafforzare la notizia con delle immagini?
Poniamo davanti la tutela dei diritti dei bambini che hanno anche il diritto di non essere esposti allo sguardo del pubblico anche quando sono maltrattati. Fermiamo la pubblicazione di questi video.

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