Priorità alla Scuola: “Nota tecnica su quarantena, permangono ancora diverse criticità”

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“Oggi è stato approvato il nuovo Protocollo scolastico Covid, a firma del gruppo di lavoro di Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, IIS e Regioni. Lo accogliamo con una certa soddisfazione in quanto unitario a livello nazionale e perché riduce le quarantene garantendo agli alunni maggior continuità didattica in presenza. Il nuovo protocollo accoglie insomma molte delle nostre istanze, formulate sin dalla fine dello scorso anno scolastico e per le quali ci siamo mobilitati più volte, l’ultima il 20 settembre 2021”.

Inizia così una nota del comitato “Priorità alla Scuola”.

“Restano tuttavia due punti critici, per i quali deve valere sempre il nostro motto: priorità alla scuola e al suo funzionamento in quanto tale. In primo luogo, le Regioni devono garantire che le ASL siano in grado di sostenere le disposizioni delle quarantene selettive, organizzando hub per tamponi rapidi dedicati al mondo della scuola. I meccanismi che riducono le eventualità e la durata delle quarantene dipendono dalla tempestività delle analisi: i tamponi devono essere subito prenotabili, eseguiti e refertati. In caso contrario, le quarantene entreranno in vigore di fatto e dureranno troppo”, si legge ancora.

“Dal momento che, rispetto al protocollo in vigore, si prevede un numero di test maggiore per ogni caso positivo, le Regioni dovranno stanziare tutte le risorse necessarie in termini di personale e materiali. Inoltre, affinché questo nuovo protocollo sia anche facilmente applicabile, è urgente adottare i test salivari, almeno fino ai 12 anni di età. In secondo luogo, registriamo con preoccupazione la distinzione tra studenti-esse vaccinati-e e non presente nel nuovo protocollo nazionale. Già questi primi mesi di scuola hanno mostrato le difficoltà che derivano dalla gestione dei rientri da quarantene di lunghezza differenziata (tra chi fa il tampone in uscita e chi attende il limite massimo): il gruppo classe si riforma talvolta nell’arco di una settimana, andando a complicare e intaccare il regolare funzionamento degli istituti scolastici. L’introduzione di ulteriori distinzioni, oltre a porre ulteriori ostacoli organizzativi, diventa divisiva. La scuola invece è una comunità e come tale deve funzionare, trovando caso mai delle mediazioni, non approfondendo fratture e non lasciando indietro nessuno”, continua il comunicato

“La copertura vaccinale nella fascia di età 12-18, già discreta e soprattutto sempre più elevata all’aumentare dell’età, è senz’altro un fattore protettivo che permette l’allentamento delle misure, ma va interpretato in senso collettivo, non individuale. Ricordiamo che stiamo parlando di minorenni e di diritto all’istruzione, in un contesto di assenza di obbligo vaccinale. Contemperare l’esigenza sanitaria di contenimento della pandemia con le esigenze didattiche, sociali, psicologiche, economiche, ecc., anche in considerazione dell’alta copertura vaccinale raggiunta, è sempre stata una delle richieste fondamentali di Pas, e in questo senso continuiamo a muoverci”, specifica.

“Infine, affinché le quarantene non diventino un peso economico troppo pesante per le famiglie, è utile prevedere congedi e sostegni per le famiglie dei bambin* e ragazz* in quarantena, specie se piccoli dal momento che per nidi e scuole infanzia le regole restano inalterate (quarantena di tutta la classe al primo caso positivo per 10/14 gg). La quarantena è una misura di tutela collettiva, e non può ricadere sulle spalle dei singoli”.

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