Priorità alla Scuola: “Concorso per titoli e servizi, percorso di formazione regolare, rivoluzione per il sostegno”

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“La mancanza di docenti è un problema sotto gli occhi di tutti: è questa, e non l’epidemia, la ragione per cui l’anno scolastico è cominciato a orario ultraridotto e a singhiozzo. Distinguendosi come sempre per il suo tempismo, il Ministero ha stabilito la soluzione: indire concorsi selettivi, che partono con tutte le incognite legate al fatto di organizzare prove in presenza, con migliaia di candidati e candidate, molti dei quali già in cattedra come supplenti, e con la partecipazione di candidati e candidate che, proprio perché già in cattedra come supplenti, lasceranno sguarnite le loro classi e rischieranno di trovarsi in quarantena nei giorni delle prove”, afferma in una nota il Comitato “Priorità alla Scuola”.

“Il concorso si svolge a fronte di una direttiva europea che chiede allo Stato italiano di stabilizzare il personale precario da più di 3 anni. Di fronte alle storture accumulate negli anni (ultimo concorso nel 2012, i due successivi del 2016 e 2018 riservati a chi aveva già conseguito l’abilitazione, continui cambiamenti nei requisiti con valore anche retroattivo), il Ministero parla di «merito» solo in termini di test, sbarramenti, performance, finendo per svalutare non solo i numerosi anni di servizio già svolti, ma gli stessi titoli degli insegnanti precari (che – sembra che non lo ricordi nessuno – sono laureati o plurilaureati)”.

Il Comitato Priorità Alla Scuola sostiene le richieste che emergono dalle migliaia di precari del mondo della scuola e consistono in:

– indire un concorso per titoli e servizi per chi ha almeno tre anni di servizio su materia e sostegno, seguito da percorso di formazione e prova finale;

– introdurre un percorso di formazione e prova ogni volta che si maturano i tre anni di servizio e un concorso ordinario sicuro e bandito con cadenze regolari per i neolaureati.

Inoltre, di fronte al gravissimo problema del sostegno (per cui i candidati sono inferiori al numero di posti banditi):

– indire un concorso non selettivo (come quello del 2018) per coloro che hanno già conseguito la specializzazione sul sostegno (già ultra selezionati) e conseguente stabilizzazione;

– prevedere un percorso di formazione e assunzione a tempo indeterminato per coloro che hanno già maturato tre anni di servizio sul sostegno;

– prevedere una riforma del percorso di specializzazione abbattendo i costi e aprendo alla partecipazione di quanti più docenti possibili, perché tutti coloro che lavorano a scuola devono essere “specializzati in inclusione”.

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