Primo giorno di scuola in Francia, escluse 67 studentesse musulmane: indossavano l’abaya

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Il primo giorno del nuovo anno scolastico in Francia, il 4 settembre, è stato segnato da un controverso divieto. Poche settimane prima dell’apertura delle scuole, era stata annunciata una restrizione sull’indossare l’abaya, una veste tradizionale islamica, nelle aule.

Questa decisione riecheggia il divieto anti-burkini del 2016, successivamente respinto dal Consiglio di Stato francese e dall’ONU.

Guidato dal ministro dell’Educazione, Gabriel Attal, con il pieno sostegno del presidente Emmanuel Macron, il provvedimento ha visto l’esclusione temporanea di 67 studentesse che hanno rifiutato di rispettarlo. “La grandissima maggioranza si è conformata al divieto”, ha detto Attal in una dichiarazione a BFM-TV. Ha inoltre accennato alla possibilità di sperimentare uniformi scolastiche come soluzione alla controversia.

Nel frattempo, Macron ha ribadito la sua posizione in un’intervista all’youtuber Hugo Travers. Ha elogiato la “fermezza” di Attal nel portare avanti la nuova politica e ha affermato: “Dalla materna fino alla maturità, la scuola è laica e non c’è posto per i segni religiosi”.

Tuttavia, la questione non è solo una questione di vestiti, ma tocca il cuore del concetto di laicità in Francia. Macron ha evocato il tragico assassinio del professor Samuel Paty nel 2020 come esempio dei rischi quando i temi della laicità vengono messi in discussione.

L’enfasi sulla laicità, tuttavia, ha creato una spaccatura. Ci sono 67 studentesse che non sono disposte a conformarsi e molte domande rimangono senza risposta. Come verranno trattate queste studentesse? Quali sono i diritti delle ragazze musulmane nella Francia moderna? E come viene interpretata oggi la laicità? Quel che è certo è che il dibattito sulla laicità in Francia continua a riscaldarsi, con le giovani musulmane al centro della tempesta.

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