La prevenzione inizia a scuola: “Mamma, perché mi fai mangiare queste schifezze, la maestra a scuola ha detto che fanno male al cuore…”

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 Primaria e secondaria. La scuola e la prevenzione. Prevezione delle malattie cardiovascolari, che mietono milioni di vittime ogni anno anche in Italia, tra gli anziani, tra gli adulti e anche in giovane età.

 Primaria e secondaria. La scuola e la prevenzione. Prevezione delle malattie cardiovascolari, che mietono milioni di vittime ogni anno anche in Italia, tra gli anziani, tra gli adulti e anche in giovane età.

Sono 7 milioni i cardiopatici nel nostro Paese, il 12,5 per cento della popolazione, con un trend in pauroso aumento se si considera il totale delle malattie metaboliche, con in testa il diabete, che spesso esita in malattia cardiaca, diabete che milioni di persone in tutta Europa non sanno di avere, quasi come l’ipertensione silente, tutti figli impuri di un’alimentazione sbagliata e della vita sedentaria cui sono condannati bambini e ragazzi negli ultimi anni.

Ed è proprio dagli anni della giovane età, anzi, in quelli dell’“età bambina” – come ama definirla Gianni Spinella, presidente nazionale dell’associazione Conacuore, Coordinamento nazionale degli Amici del cuore – che occorre intervenire per abituare le bambine e i bambini a corretti stili di vita e di alimentazione, facendo in modo che i bambini e i ragazzi attraverso le buone pratiche acquisite a scuola possano trasformarsi in messaggeri di corretta alimentazione presso le proprie famiglie. La prevenzione.

In medicina consiste nella capacità di anticipare l’insorgenza o l’aggravarsi della malattia. Si definisce primaria quando si esprime in quell’insieme di interventi utili a evitare l’inizio della malattia. Esempio concreto è, tra gli altri, proprio la lotta ai fattori di rischio fin dalla giovane età. Si definisce invece secondaria quando interviene in situazione di latenza clinica del male, con diagnosi presintomatica e terapia precoce, al fine di evitarne lo sviluppo. La prevenzione terziaria c’è quando, curata la malattia, si cerca di impedirne eventuali recidive e complicanze attraverso trattamenti terapeutici e riabilitativi. L’Oms, ricorda Conacuore, fa presente che “l’86 per cento dei decessi e il 75 per cento della spesa sanitaria nell’Europa comunitaria, Italia compresa, sono da attribuire a patologie derivanti dalle cattive consuetudini esistenziali, che spesso si strutturano nell’età scolastica”.

Nelle scuole peraltro non mancano esempi che confliggono con i buoni obiettivi: la presenza discutibile di distributori automatici di merendine e di bibite zuccherate è spesso accompagnata dalla constatazione che buona parte del ricavato della vendita dei prodotti viene incassata dalle scuole e distribuita al personale ausiliario. La scuola che dovrebbe educare alla salute e alla buona alimentazione lucra sulla vendita di prodotti che i dietologi sconsigliano? Succede anche questo. In Italia il 10 per cento della popolazione è obeso e il 40 per cento in sovrappeso. Secondo proiezione Oms, entro 15 anni si raddoppierà la tendenza all’obesità che, sommata a quella verso il sovrappeso, coinvolgerà il 70 per cento della popolazione. Obesità e sovrappeso sono responsabili di una spesa annuale a carico del Servizio sanitario pari a 4,5 miliardi di euro. A questa va aggiunta quella di altri 4,5 miliardi in costi sociali ed economici indotti da perdita di produttività, assenteismo e morte precoce”. In medicina cardiologica, e circolatoria in genere, la prevenzione abbraccia tutte e tre le ipotesi, avverte Spinella, “ma le più frequentate sono la secondaria e la terziaria.

La primaria, che riguarderebbe l’anticipazione della malattia di specie sul territorio, è riassumibile, circa la sua utilità, nella felice, ma non fortunata espressione ‘meglio prevenire che curare’. Per condurla dal mondo dell’astrazione a quello della concretezza occorrerebbe un’azione di medio-lungo periodo: la sfida per l’attuale classe dirigente è quella di investire sulle giovani generazioni, ad iniziare dall’età scolare”. Ecco perché Conacuore, reduce del suo Congresso nazionale che si è tenuto a Modena il 6 e il 7 maggio, propone di avviare un progetto realmente efficace negli effetti, rivoluzionario nell’approccio e sostenibile nella sua realizzazione: la costruzione di una reale cultura della prevenzione, a partire dal 2016, nelle scuole di ogni ordine e grado, operando, possibilmente attraverso i PTOF- Piani triennali dell’Offerta Formativa – sui fattori di rischio comuni alle maggiori patologie croniche: cioè a quelle che producono più decessi, più malati cronici, più ricoveri, più afflizioni alle persone e ai bilanci socio-sanitari del Paese e di ogni Regione. Il progetto, aggiunge Spinella, “può e deve essere misurabile nei suoi effetti: a distanza di un quinquennio si verificherà se il numero dei fanciulli in sovrappeso e obesi – oggi uno su tre è in sovrappeso e uno su dieci diventa obeso, comincerà a calare in modo significativo. Secondo step a 10 anni. E così via fino al ventesimo anno, quale meta del primo Progetto nazionale di prevenzione primaria sulle cronicità. Ogni step dovrà servire anche ad aggiustare il tiro. Insegnare la prevenzione ai nostri figli vuol dire farla entrare nelle case e di fatto avere degli ambasciatori impareggiabili all’interno di ogni famiglia”.

Contestualmente, “dovrebbero essere sensibilizzati ed interessati i mezzi d’informazione, a partire dalla Rai che, grazie ad un’esplicita previsione nel prossimo contratto di servizio, dovrebbe operare in coerenza con la scuola privilegiando la formazione e l’educazione al mero intrattenimento. Una sinergia tra scuola, studenti, mondo dell’informazione, associazioni e istituzioni, ha davvero la possibilità di cambiare abitudini ed approccio e così salvare molte vite, con le famiglie che mettono in pratica con comportamenti quotidiani idonei, gli sforzi educazionali compiuti dagli insegnanti dei loro pargoli”. Non sembra retorico, né illusorio – precisa Spinella – poter affermare che questa società va migliorata con uno sforzo comune, anche sul versante cultura della salute, capace di stimolare, giovani e meno giovani, a partire dal tema movimento e alimentazione. In sostanza si tratta di diffondere e facilitare la pratica sportiva e un’intelligente educazione all’alimentazione più adeguata, in quantità e qualità”. Il Conacuore si occupa da 16 anni di combattere le patologie cardiocircolatorie.

E punta molto sulle scuole, dove peraltro non mancano le morti improvvise e gli arresti cardiaci, per insegnare le manovre rianimatorie BLS (Basic Life Support) la tecnica di primo soccorso che comprende la rianimazione cardiopolmonare ed una sequenza di azioni di supporto di base alle funzioni vitali. “Insegnare questa pratica è stato ben accetto un po' dovunque, dalle Alpi alla Sicilia, Pensi che solo qui a Modena, dove sorge la sede nazionale di Conacuore, sono stati già coinvolti 14.000 studenti. In questi anni abbiamo accumulato un’enorme esperienza sul campo, sono centinaia e centinaia le scuole visitate dai volontari del cuore e coinvolte nella non facile, ma affascinante impresa di modificare – non a parole, precisa il presidente di Conacuore – quegli stili di vita che più e meglio curerebbero cuore, arterie, vene e bilanci”.

E non si dimentichi l’importanza del defibrillatore, che dovrebbe essere presente in ogni scuola. Proprio nei giorni scorsi un undicenne della prima media all’istituto Publio Virgilio Marone di Francavilla Fontana, è stato prontamente soccorso e salvato grazie a un defibrillatore applicato sul cuore del ragazzino dal dirigente scolastico e da due docenti accorsi in classe e che avevano precedentemente frequentato un apposito corso. Gianni Spinella, già professore a scuola di Filosofia prima e poi di Geografia economica, fino alla pensione, è stato più tardi vittima a propria volta di un infarto. Un’esperienza dura che lo ha avvicinato al problema sociale delle malattie cardiovascolari per il quale si batte da anni, anche attraverso un’azione efficace di pressione sui politici, parlamentari e ministri compresi (“ora attendo una risposta in merito ai nostri progetti anche da parte della ministra della pubblica Istruzione Stefania Giannini che finora non s’è fatta viva”). Una sensibilità nata anche dalla constatazione, conclude Spinella, “che il sistema sanitario più efficace ed equo del pianeta Terra sta degenerando a causa dei continui tagli”. 

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