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Prevenire la dislessia tramite “la scrittura in corsivo”. “È la rappresentazione personale dello scrivente”. Scarica il “Quadro sindromico della Condizione Dislessica”. INTERVISTA a Piero Crispiani

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È utile parlare della scrittura e del corsivo, e giustamente molti mandano messaggi, anche al nostro quotidiano, in tal senso. Si è detto che è un errore abbandonare il corsivo, così come ogni pratica educativa che impegna da un lato a migliorare le prestazioni personali e, dall’altro, a manifestare le personali prestazioni. Ne torniamo a parlare con il professore Piero Crispiani, (Professore Onorario Università di Macerata e Professore Straordinario Link Campus University di Roma) che rappresenta il più autorevole pedagogista clinico italiano ed europeo e inventore del “metodo Crispiani”.

Professore Crispiani, perché la scrittura in Corsivo?

«La scrittura in corsivo potenzia le competenze (neuro-psico-motorie) ed esprime le competenze, costituisce una “edicola” della persona e della personalità. Non discuto degli aspetti psicologici, di cui la originaria grafologia (Moretti, Torbidoni, ecc.), non avendone molta competenza. Discuto invece il tema focale per gli insegnanti, gli Educatori ed i Pedagogisti, ovvero:

  • Perché bisogna far scrivere in corsivo.
  • Come si costruisce la scrittura in corsivo.
  • Come la scrittura interfaccia il pensiero.
  • Quanto è perché la scrittura in corsivo è difficoltata».

Professore, mode, tendenze, luoghi comuni, narrazioni metropolitane: cosa è capitato alla scuola italiana?

Negli ultimi decenni la didattica, e più in generale la cultura dell’insegnamento, sono state stravolte, manipolare e colonizzate dall’esterno. Gli epistemologi direbbero dall’extra-teorico, dal momento che tutti danno direttive, si impongono, generano condizioni di disimpegno dei docenti per adeguarsi a mode, tendenze, luoghi comuni, narrazioni metropolitane, per lo più della durata di pochi anni (per fortuna). Mi piace ricordare, e rappresentare ai docenti giovani, che negli anni ’50 e ’60 si coltivava un approccio culturale e teorico definito “Educazione naturale” o “didattica naturale”, sostenute da Autori di grande spessore culturale ed esperienza. A dirla oggi, si passa per intuizionisti, spontaneisti, improvvisatori, tradizionalisti, ecc. Per contro, sono competenti e aggiornati coloro che hanno appesantito la didattica di tecnicismi, procedure fatte a tavolino, spesso ignare delle stesse parole che utilizzano (si pensi alle “mappe concettuali” scambiate con “schemi mnemonici” o algoritmi o scalette, ecc.)».

Professore Crispiani, come si profila, oggi, la didattica?

«Oggi la didattica si profila spesso come un insieme di tecniche o procedure preordinate, talvolta votate a rallentare ed appesantire gli alunni più che a promuoverne il pensiero (si chiama “attarda mento didattico”).
Portiamo l’esempio dell’eseguire una operazione scritta che, per molti alunni, oggi comporta:

  • Fare la “gabbia” dell’incolonnamento.
  • Scrivere i numeri dentro la gabbia.
  • Cambiare colore ad ogni “valore di posizione delle cifre” (unità, decine, centinaia).
  • Nei docenti più solerti si aggiunge un quarto colore per la riga sottostante.

Al massimo tecnico, con un quinto colore si traccia al lato sinistro un freccia discendente (pensando forse che l’alunno non ha capito neanche che si procede in verticale)».

E l’alunno?

Fatto questo, l’alunno non ricorda più cosa deve fare e perché (fermata la Velocità, si stressano Spazio e Tempo, si attivano i distrattori… e si ha il senso dell’inutilità). Se poi si devono operare il prestito ed il riporto, la macchinosità aumenta, dal momento che mentre è sufficiente annotarli con il dito pollice della mano che non scrive (“ho prestato uno”), si conduce invece i bambini a fare frecce, barrati, a modificare i numeretti, ecc. Ciò, in realtà, si traduce in un “invito caloroso” a non farlo ed a delegarlo alla calcolatrice e, con ciò, la scuola nega se stessa.

Ora, per tornare alla scrittura in corsivo, vogliamo correre il rischio di riproporre siffatto tecnicismo, barocco e meccanico, anche per la scrittura? Vogliamo renderla una procedura sommativa di tratti, monitorata, addestrata, osservante dei controlli spaziali e direzionali?

«Poniamoci fuori dalla condizione di chi reca disordini funzionali specifici come la disgrafia, il deficit di controllo grafomotorio o patologie neuromotorie, per i quali il Trattamento Abilitativo si configura in relazione al tipo di disturbo (organico-funzionale, quantitativo-qualitativo, di apprendimento o esecutivo, ecc.). Riferiamoci piuttosto al bambino normodotato che, in prima classe, costruisce la lingua scritta. Si impegna, ovvero, in una complessa funzione che coinvolge la mente quanto l’esecutività manuale e può farlo secondo il primo e più sostanziale principio che regola l’apprendimento: l’imitazione di modelli».

Scriveva Piaget «Dalla imitazione in equilibrio con il ristrutturare, proviene lo sviluppo». Quindi?

«L’apprendimento e la conoscenza, processi prossimi ma dissimili, hanno origine dai modelli (esperienze, ricordi, pregresse idee, antefatti) e proseguono come loro elaborazione, adattamento, sviluppo, che opportunamente diciamo processazione, costruzione Ma da lì si parte, quindi imitare parole e grafemi in corsivo, imitare il disegno, il parlare con tutte le sue varianti semantiche e pragmatiche, imitare il pensiero, le espressioni del viso, l’empatia… Dalla imitazione in equilibrio con il ristrutturare, proviene lo sviluppo (Piaget). Siamo cauti: l’imitazione non è atto rinunciatario o approssimativo, è la prima e naturale forma di attivazione del pensiero, poi diventa “imitazione differita”, poi simbolica, ecc. La conquista del codice verbale scritto, così come il parlare, il camminare, il dare lo sguardo, ecc. nasce dal raffronto con quanto percepiamo … poi la mente fa il resto. Quindi, auspico una scuola in cui: si scriva in corsivo, si parli bene, ci si comporti con educazione e rispetto, si diano occasioni e si coltivino i processi comunicativi (sociali, culturali, civili) più importanti: scrivere, parlare, contare tra persone, in presenza, vis a vis, frontali, congiunti dalle parole».

Che valore ha, professore, ancora, la lezione dialogica?

«Il veicolo educativo e didattico essenziale è la lezione dialogica, l’incontro tra persone, il rapporto umano, poiché sollecitano le capacità di base e consentono, nei luoghi della cultura, di capire anche le posizioni e gli stili dell’informatore e formatore (Bruner). Certo: il formatore deve saper parlare, scrivere, dialogare, comprendere gli stati altrui, aderire con giudizio, condurre con pensiero libero, non dispensare tecnicismi impersonali. Del resto, la scrittura in corsivo non è una rappresentazione personale dello scrivente? Non lo rende riconoscibile? Non ne esprime la diversità ed i tratti singolari? Si può standardizzare la scrittura? (Scusate, mi veniva una parola demodé: irreggimentare)».

Allegato

In allegato la scheda su “Le manifestazioni Quadro sindromico della Condizione Dislessica: la prevenzione e il corsivo secondo il metodo Crispiani” elaborato dal professore Crispiani e in uso al “Centro Studi Itard”. Il Centro, nato come associazione culturale e di ricerca pedagogica nel 2004, è Ente formatore riconosciuto dal M.I.U.R., con Decreto dell’ agosto 2010, e membro della British Dislexya Association dal 2014. Opera su tutto il territorio nazionale ma anche europeo (Inghilterra, Polonia, Romania) attraverso i suoi componenti e collabora con le scuole di ogni ordine e grado, con altre associazioni professionali, con le Università, con l’UNIPED (Unione Italiana Pedagogisti) e con il C.I.I.D. (Centro Italiano e Internazionale Dislessia). Ha pubblicato numerosi testi di carattere scientifico sulle difficoltà e disturbi di apprendimento ed ha elaborato un proprio metodo di intervento (Metodo Crispiani) basato su una serie di strategie educative e rieducative (sistema CO.CLI.T.E.). Tra i suoi collaboratori vanta numerosi Docenti Universitari, Dirigenti Tecnici, Dirigenti Scolastici, pedagogisti, psicologi, insegnanti e motricisti. Coordinatore scientifico del centro è il Prof. Piero Crispiani, docente ordinario di pedagogia speciale (Università di Macerata). Presidente nazionale è la Dott.ssa Raffaela Maggi, pedagogista clinico, esperta in disabilità e disturbi specifici di apprendimento.

Le manifestazioni Quadro sindromico della Condizione Dislessica

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