Presunti maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione sanciscono rottura definitiva tra famiglia e scuola

L’attuale pandemia, con la didattica a distanza, ha fatto registrare una comprensibile flessione (stranamente non la cessazione) dei casi di Presunti Maltrattamenti a Scuola (PMS). Nonostante la diminuzione del fenomeno mi giungono missive, a caldo, del seguente tenore.

Gentile dottore,
ieri mi è stato notificato un avviso di garanzia per “disegno criminoso con abuso di mezzi di correzione e di disciplina ai danni di alcuni bimbi della sezione, da lei seguita, negli ultimi 3 anni scolastici”.
Io sono letteralmente caduta dal pero. Mai mi sarei aspettata una cosa del genere da bimbi che non sono più presso la scuola dallo scorso anno e bimbi le cui madri hanno comunque continuato a portare i figli a scuola per il triennio incriminato, come se nulla fosse. Sono amareggiata, distrutta, depressa. Mi accusano di toni bruschi e di punizioni severe che io non ho mai dato. Non so che fare. Sono sconvolta. Non faccio che piangere.
Ho già dato tutto in mano al mio avvocato ma questa cosa mi logora dentro. Colleghe e preside del mio istituto sono senza parole quanto me. Non so come reagire. Non ne ho più la forza. Mi aiuti come può.

La lettera è stata vergata di getto l’indomani della notifica dell’avviso di garanzia ed è verosimilmente credibile e rispondente a verità. Pur essendo povera di particolari (ad esempio non ci dice se sono state disposte intercettazioni con telecamere nascoste) ci interessa commentare alcune reazioni e talune circostanze.

La prima reazione è quella di stupore per la tipologia del reato ipotizzato. Stupore che è peraltro condiviso da colleghi e dirigente scolastico. Non va poi dimenticato che mentre gli inquirenti sono dei profani nel settore educativo e pedagogico, maestre e preside operano quotidianamente nel settore. Viene infatti subito da domandarsi se davvero vi siano problemi/dinamiche professionali che richiedano l’intervento dell’autorità giudiziaria anziché essere risolte direttamente dalle maestranze della scuola.

La seconda reazione della maestra è improntata a violento sconforto, dispiacere e depressione. Questa sintomatologia stereotipata determina la ben nota Sindrome Post Traumatica da Stress che costituisce la cicatrice d’elezione per le maestre incappate in analoghe disavventure ad un’eventuale futura ripresa dell’attività professionale.
L’ultima considerazione riguarda i tempi della vicenda che si svolge in un triennio, con le accuse alla maestra mosse da genitori di alunni peraltro passati al ciclo superiore. Possibile che dirigente e colleghi non si fossero accorti di nulla per tutto quel tempo? Può davvero considerarsi opportuno e tempestivo un intervento che lascia potenzialmente esposti i bimbi per tre anni a una siffatta maestra?

Tirando le somme possiamo concludere che il fenomeno dei PMS è alimentato dalla sfiducia tra scuola e famiglia, con l’erronea convinzione di quest’ultima che Autorità Giudiziaria e procedimenti penali possano fungere da panacea di tutti i mali. Il risultato finale sarà invece quello di avere una categoria professionale di maestre sempre più impaurite ed insicure quando non addirittura affette da Sindrome Post Traumatica da Stress.
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