Presunti maltrattamenti degli alunni da parte delle maestre: la storia infinita

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Il 16 di marzo scorso è uscita sulla cronaca locale dei giornali la notizia di presunti maltrattamenti (offese, insulti, schiaffi e strattonamenti) da parte di due maestre di Latina ai danni di bimbi della scuola materna. A distanza di qualche giorno dall’accaduto, ritengo opportuno tornarci sopra per svolgere con calma alcune riflessioni.

Il 16 di marzo scorso è uscita sulla cronaca locale dei giornali la notizia di presunti maltrattamenti (offese, insulti, schiaffi e strattonamenti) da parte di due maestre di Latina ai danni di bimbi della scuola materna. A distanza di qualche giorno dall’accaduto, ritengo opportuno tornarci sopra per svolgere con calma alcune riflessioni.

  1. Gli episodi di presunti maltrattamenti di bimbi piccoli non fanno più notizia come una volta e sono stati declassati dalla cronaca nazionale a quella locale, mentre nessuna riflessione e conseguente azione è stata adottata per prevenire siffatti episodi.
  2. Le notizie trapelano dalla procura ai giornali con estrema facilità, fino ad arrivare in pasto all’opinione pubblica che emette sentenze sommarie, scrivendo il giudizio addirittura sui muri della scuola in questione.
  3. Poiché i murales non sono ritenuti sufficienti, ecco i tifosi ultras della squadra locale che, alla partita domenicale, espongono uno striscione dai contenuti montessoriani. Va da sé che i bravi ragazzi sanno impartire lezioni di educazione civica meglio delle maestre di professione.
  4. Dai mass-media non viene tenuta in nessuna considerazione la testimonianza di quei genitori che, al contrario degli accusatori, si dicono soddisfatti dell’operato delle due maestre. Men che meno interessa il fatto che molti bambini si sono messi a piangere quando hanno saputo che non avrebbero più rivisto le loro maestre. Si tratta certamente di una “Sindrome di Stoccolma” che i bimbi hanno sviluppato stando quotidianamente a contatto coi loro carnefici, hanno sentenziato gli accusatori in coro.
  5. Le riprese televisive non sono ancora disponibili (se non per gli inquirenti), ma la sentenza di condanna è già emessa sulla base degli articoli pubblicati. Ricordiamo a tale proposito che un solo “trailer” di pochi secondi estrapolato da centinaia di ore di registrazione si presta a facile manipolazione (si legga a tal proposito il mio articolo: http://www.orizzontescuola.it/news/indagini-telecamere-rischio-emettere-sentenze-sommarie-sulla-base-trailer).
  6. Nomi e cognomi delle due maestre sono apparsi sui muri della città, nonché sulle pagine dei giornali, sottoponendo le indagate e le loro famiglie alla gogna mediatica. Siamo certi che l’imbrattamento dei muri e tutto il resto sia affatto regolare nonché legale o è stata per lo meno violata (stuprata?) la privacy di intere famiglie? Sono state avviate indagini in tal senso? Possiamo definire “civile” una siffatta procedura?
  7. In altra analoga occasione mi è capitato di constatare che chi testimoniava a carico degli indagati era solitamente il benvenuto, mentre chi stava zitto, o parlava a loro favore, era ritenuto reticente se non veniva addirittura indagato perché “non poteva essere all’oscuro di ciò che avveniva”. Anche in questa circostanza vi sono due maestre indagate per il suddetto motivo.
  8. Poco spazio è inoltre stato dato alla relazione che le maestre hanno scritto al preside sul fatto che la classe da gestire fosse difficile. Non si tratta certo di un’attenuante, ma serve a rammentare che non tutti i bimbi sono degli angioletti, perché anche tra i genitori vale la regola che “frutti buoni vengono da alberi buoni”. Dunque occorre cautela e non giudizi, almeno in questa fase.
  9. L’età delle maestre è ancora una volta vicina (chi per eccesso e chi per difetto) alla cinquantina. Si tratta di un momento della vita particolarmente delicato per la donna: sia fisiologicamente per la menopausa (l’esposizione alla patologia depressiva quintuplica rispetto alla fase fertile), sia dal punto di vista dell’usura psicofisica professionale che è di per sé alto nelle helping profession. L’anzianità di servizio delle due indagate si aggira intorno ai 30 anni ma resta ancora lontano il periodo di quiescenza oggi portato a 67 anni di età.
  10. Proprio in virtù del precedente punto, il legislatore ha varato il DL 81/08 a tutela della salute dei lavoratori che, all’art. 28 impone di valutare, monitorare e prevenire lo Stress Lavoro Correlato, ponendo particolare attenzione alle variabili “sesso ed età” del lavoratore medesimo. Il MIUR tuttavia non ha mai finanziato, né controllato che le suddette attività venissero intraprese, mentre i governi continuano a varare riforme previdenziali che non tengono nel minimo conto la situazione di salute dei lavoratori. Può dunque tale situazione generare frutti buoni per la categoria professionale e per la giovane utenza? Non sarebbe il caso di mettere mano all’intera questione invece di scandalizzarci di fronte agli effetti?
  11. Il dirigente scolastico è responsabile della salute dei suoi dipendenti anche se non gli sono stati messi a disposizione i fondi necessari. Si può continuare a fare finta di nulla e chiudere gli occhi se la prevenzione dello Stress Lavoro Correlata resta del tutto inattuata in ogni ordine e grado di scuola?
  12. Che l’usura psicofisica giochi un ruolo importante nel determinare stress è cosa acclarata, così come le conseguenze che ne derivano: nervosismo, irritabilità, apatia, cinismo e perdita del controllo degli impulsi. Facilmente intuibili le ricadute sulla piccola utenza. I presunti maltrattamenti dei bimbi sono destinati ad aumentare anche se già oggi fanno molto meno notizia di ieri (vedi punto 1) proprio in virtù di scellerate riforme previdenziali senza alcun controllo preventivo della salute della categoria professionale.
  13. Non sappiamo quante siano oggi le scuole dove sono in corso indagini con l’uso delle telecamere, ma sappiamo che la categoria docente presenta dati preoccupanti riguardo alla propria salute: l’80% delle diagnosi che conducono alla inidoneità permanente all’insegnamento è di tipo psichiatrico. Situazione analoga, a conferma di ciò, in Paesi quali la Francia, il Regno Unito e la Germania, dove il rischio suicidario è di gran lunga superiore alle altre categorie professionali e alla popolazione generale. Quanto sopra per affermare con rammarico che ci troviamo senza dubbio di fronte alla punta dell’iceberg, mentre il problema sommerso è assai più vasto e richiede interventi radicali anziché “scandali massmediatici” di bassa lega e inutili.
  14. Ci sia infine concessa una valutazione di tipo economico: quanto costano all’erario pubblico indagini di questo tipo? Una marea di soldi se si pensa alle varie fasi dell’indagine. Processi che spesso durano mesi o anni prima di arrivare a sentenza. Si ricordino, tra tutte le indagini, quelle a maggior clamore mediatico sulle maestre di Brescia e poi di Rignano Flaminio. In ambedue i casi vi fu l’assoluzione totale per non aver commesso il fatto ma, anche allora, l’opinione pubblica aveva emesso l’ingiusta sentenza chiedendo a gran voce il linciaggio o l’ergastolo per gli imputati. Non sarebbe più giusto investire i fondi nell’attività di prevenzione e monitoraggio dello Stress Lavoro Correlato come prevede la legge?
  15. Fino all’emissione del verdetto sussiste la presunzione d’innocenza, tuttavia la sospensione dall’esercizio per 12 mesi, adottata in questa vicenda, appare di per sé già una condanna decisamente pesante. Che alcuni concittadini abbiano emesso la loro condanna di ergastolo, scrivendo i nomi sui muri della scuola, ferisce ulteriormente perché espone alla gogna tutta la famiglia delle indagate. Sono storie da paese civile? No di certo. Allora ripartiamo dalla tutela della categoria professionale dei docenti applicando le leggi esistenti, ben sapendo che ne conseguirà un vantaggio indiscutibile anche per la piccola e indifesa utenza.
  16. L’intera categoria professionale delle maestre viene messa in discussione quando si ipotizza l’uso sistematico delle telecamere per controllarne il comportamento. Siamo certi che la soluzione tecnologica proposta, con tutti i suoi limiti intrinseci, contribuisce ad accrescere la serenità necessaria nella relazione tra insegnanti e bambini? Non è piuttosto la ricostruzione dell’alleanza tra genitori e docenti, bruscamente interrotta dal ’68 in avanti, la vera risposta? Solo se le due agenzie educative per eccellenza (Famiglia e Scuola) torneranno a parlarsi e collaborare con reciproco rispetto e fiducia sarà possibile crescere ed educare efficacemente le nuove generazioni. La via giudiziaria attualmente intrapresa risulta allo scopo inadatta e perdente.
  17. Chissà come mai, anche in questo frangente, trovo che sia assordante il silenzio dei sindacati. Mi pare singolare che la tutela della dignità e della salute dell’intera categoria professionale non li riguardi affatto. Stranezze della vita.

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