Presidi: un rilevatore di impronte costa 40mila euro, inutile spreco. Lettera

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inviata da Eugenio Tipaldi – Le obiezioni fatte da ANP alla rilevazione delle impronte digitali per i presidi secondo me non colgono il nocciolo della questione. Sembra che i presidi non vogliano essere controllati o abbiano paura di essere controllati. Non è questo il punto.

I presidi svolgono più delle 36 ore canoniche e se c’è qualche mela marcia, non è giusto sparare nel mucchio, come spiega molto bene il collega Gianni Zen.

Io punterei su un altro aspetto, anche in risposta alla Bongiorno. Un rilevatore di impronte digitali costa in media quarantamila euro. Poiché il fenomeno dell’assenteismo non riguarda la scuola ma altri settori della pubblica amministrazione, come sanno bene il Ministro dell’Istruzione e i suoi sottosegretari, le priorità per la scuola sono altre.

I rilevatori non li vogliamo né per i presidi ma nemmeno per gli ATA e per i docenti, perché le priorità della scuola sono altre. Anziché acquistare costosi rilevatori, perché non si spendono questi fondi per la manutenzione delle scuole che cadono a pezzi?

Io non mi offendo per il controllo, ma indispettiscono  norme che colpiscono nel mucchio, ministro Bongiorno, senza che se ne veda l’utilità, anzi solo lo sperpero di risorse che possono essere investite di più e meglio.

Ma questo glielo avrebbero dovuto dire il ministro Bussetti e l’ex preside Salvatore Giuliano che dovrebbero conoscere la scuola.

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