I Presidi incaricati non sono meritevoli? Scompare dal DL istruzione emendamento che li riguarda

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Dirpresidi – Nella seduta del 31 ottobre la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 104/13, sopprimendo i commi da 8.ter a 8-novies dell’articolo 17, il cui nucleo originario – poi ampliato durante l’esame in Commissione – riveniva da un apposito emendamento a favore dei cosiddetti presidi incaricati, presentato da DIRIGENTISCUOLA con il supporto della CONFEDIR

Dirpresidi – Nella seduta del 31 ottobre la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 104/13, sopprimendo i commi da 8.ter a 8-novies dell’articolo 17, il cui nucleo originario – poi ampliato durante l’esame in Commissione – riveniva da un apposito emendamento a favore dei cosiddetti presidi incaricati, presentato da DIRIGENTISCUOLA con il supporto della CONFEDIR

Di tale, radicale, soppressione non si è avuta nessuna menzione dai tradizionali sindacati di comparto, pure complessivamente maggioritari nella dirigenza scolastica per la cospicua appendice di tutti quei colleghi-datori di lavoro (reali o in pectore) che, con sommo autolesionismo, continuano a rilasciare deleghe a chi rappresenta la dialettica controparte dei (centinaia di migliaia) “lavoratori”(indistintamente, docenti e personale ATA).

Mentre va dato atto della coerenza testimoniata dall’ “Organizzazione(singolarmente) più rappresentativa dei dirigenti delle istituzioni scolastiche”, che prima ha invitato gli onorevoli componenti la VII Commissione permanente della Camera dei Deputati a rivedere le proprie posizioni sulla,ritenuta, ennesima, ancorché mascherata, sanatoria ope legis e poi ha plaudito alla cassazione dell’emendamento, che è stato motivato non già per riconoscere il merito – che deriverebbe esclusivamente dalla vincita di un concorso ordinario,magari dopo la frequenza di lucrosi corsi a pagamento:organizzati,indovinate, da chi ? -, ma, prosaicamente, per presunta mancata copertura finanziaria.

Com’è noto, l’ampliato emendamento era finalizzato a sgombrare il campo dalle insolute situazioni  dei precedenti concorsi, aggrovigliatesi per l’insipienza della burocrazia ministeriale e per la sfrenata creatività dei tribunali amministrativi, prima della consegna del nuovo sistema  di reclutamento all’esclusiva competenza dell’ex Scuola superiore della pubblica amministrazione.

Trattavasi di definire le posizioni di tre categorie di aspiranti alla dirigenza:

  • i docenti – oramai poche decine,in buona parte prossime alla pensione – che a decorrere dall’anno scolastico 2006/2007 siano stati confermati nell’incarico di presidenza per almeno un triennio(in sostanza:l’intera,risicata,platea);
  • i candidati risultati idonei in procedure precedenti il concorso del 2011;
  • i soggetti per cui pende ancora un contenzioso giurisdizionale relativo al concorso bandito nel 2004.

Per quest’ultima categoria può anche condividersi il denunciato effetto deflagrante su ogni futura procedura: l’ammettere a beneficiare di un percorso riservato coloro che hanno un contenzioso aperto, a prescindere dalla natura delle relative rivendicazioni, costituisce un messaggio ambiguo e pericoloso. In futuro nessuno accetterà più un risultato sfavorevole:tutti promuoveranno e sosterranno qualunque ricorso possibile, nell’attesa di una sanatoria.

Ma è alquanto singolare non ritenere meritevoli chi comunque ha superato delle preselezioni per titoli, prove scritte e prove orali, non conseguendo la nomina per carenza di posti e, soprattutto, i cosiddetti presidi incaricati.

Sono, questi ultimi, soggetti che, continuativamente, svolgono da anni la funzione di dirigenti scolastici a tutti gli effetti e senza essere mai incorsi in valutazioni negative formalizzate in atti.

La svolgono nelle scuole più problematiche,residuate dopo la mobilità dei colleghi di ruolo. Ed è tutta da dimostrare l’apodittica affermazione del presidente(a vita) del “sindacato più rappresentativo dei dirigenti delle istituzioni scolastiche” che questo sparuto gruppo di cirenei abbia compromesso il prestigio della professione. Così come è tutto da dimostrare la loro impossibilità  “di costituire un punto di riferimento professionale e deontologico per il restante personale”.

Nella lotta contro il tempo per la conversione in legge del decreto, la DIRIGENTISCUOLA-CONFEDIR forse può solo auspicare che l’emendamento possa essere ripreso dal Senato,perché la vessazione sin qui perpetrata nei confronti dei colleghi abbia finalmente il suo punto di arresto e sia resa loro giustizia.

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