Presidi in pensione potrebbero fare ancora tanto per la scuola. Lettera

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inviata da Roberto Pellegatta, preside in pensione – Gent.ssimi mi incuriosisce la notizia della regione Veneto che, a causa della mancanza di medici, recupera i pensionati per rispondere al bisogno di cure in crisi per mancanza di nuovi laureati.

Un problema simile accadde nell’agosto 2013 per i presidi delle scuole statali: allora una legge assurda e imbrogliona mandò un anno prima in pensione oltre 300 dirigenti scolastici statali. E così negli anni successivi. Assurda perché a solo un mese dall’inizio delle lezioni lasciò centinaia di scuole senza direzione scolastica, nel momento delicato in cui si doveva preparare l’avvio del nuovo anno di scuola. Imbrogliona perché lo faceva per “dare spazio ai giovani”: ma a tutt’oggi, dopo quasi sei anni quasi 3000 scuole statali su 8000 sono senza preside titolare e un povera concorso per nuovi dirigenti scolastici iniziato tre anni fa (con tre anni di ritardo) non riesce ancora e finire e, nonostante le promesse, non ci saranno nuovo presidi neppure per settembre 2019.

Eppure nessuna regione (alla faccia delle legislazione concorrente) ha preso iniziative per garantire il buon funzionamento delle scuole senza preside, fatte funzionare per anni, ognuna, dal grave sacrificio di un preside reggente, titolare di un’altra scuola, con un compenso netto per la reggenza di 400€ netti al mese. In moltissimi casi un preside statale, dirigendo due scuole, si occupava di 2500/3000 alunni, 200 docenti, 50 non docenti, oltre alle migliaia di genitori !

Quanti presidi nel frattempo mandati in pensione non sono mai stati richiamati almeno per diminuire il grave disagio dei colleghi e delle scuole. Ma quanti giornali hanno dedicato a questo un titolo in prima pagina ? O forse occorre dire che l’istruzione non ha la stessa “attrattiva” della salute ?

Cordialmente.

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