Il presidente della Repubblica ha sbagliato firmando “La buona scuola”

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di Enrico Maranzana – Costituzione – Art. 76 – L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

di Enrico Maranzana – Costituzione – Art. 76 – L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Il governo ha la responsabilità di elaborare, nei tempi previsti, il testo della legge che il presidente della Repubblica promulgherà.

Con la pubblicazione del decreto delegato si esaurisce l’efficacia della legge delega.

Il presidente Mattarella ha infranto tale principio sorvolando sul fatto che il fondamento della buona scuola è una legge delega. L’art. 1 recita: “La presente legge dà piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59”.

Incontrovertibile il significato del riferimento a una norma che appartiene alla storia. L’elaborazione della delega è a firma D’Alema, Belinguer, Ciampi che hanno stabilito: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche .. si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”, un principio che l’attuale governo ha voluto cestinare.

Il titolo del provvedimento è sufficiente per cogliere la sua carica conservatrice, la sua volontà di riportare la scuola a tempi molto lontani: non più “sistema educativo di istruzione e formazione” ma “sistema nazionale di istruzione e formazione”.

Sul campo erano schierati due modelli di scuola; il primo aveva a cardine la progettualità, l’attuale si fonda sull’insegnamento: da un lato la scientificità, dall’altro lato l’adeguamento all’esistente.
Due concezioni di governo della scuola si sono confrontate: il controllo endogeno, fondato sul confronto tra obiettivi programmati e risultati conseguiti è stato sostituito da quello esogeno, affidato a terzi.
La visione dinamica del contesto socio economico è stata offuscata da quella statica: l’imprevedibilità dello scenario cui si affaccerà uno studente che accede al primo anno della secondaria non è stata presa in considerazione.
L’orientamento del sistema scolastico è stato modificato: non più la promozione delle capacità dei giovani ma l’adattamento alle tendenze del momento.

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