Il presidente del Veneto Zaia ritorna sulle classi ponte a favore dell’integrazione scolastica

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Il presidente del Veneto Luca Zaia è tornato ad affrontare il tema delle cosiddette «classi ponte», o classi di compensazione per gli studenti stranieri.

Lo ha fatto in occasione della presentazione delle due delibere adottate nella seduta odierna dalla Giunta regionale veneta: una sull’integrazione lavorativa e l’altra, finanziata al 75% dall’Ue dell’1,8 milioni di euro complessivi previsti, sulla migliore integrazione e formazione linguistica degli studenti.

Il presidente del Veneto Luca Zaia è tornato ad affrontare il tema delle cosiddette «classi ponte», o classi di compensazione per gli studenti stranieri.

Lo ha fatto in occasione della presentazione delle due delibere adottate nella seduta odierna dalla Giunta regionale veneta: una sull’integrazione lavorativa e l’altra, finanziata al 75% dall’Ue dell’1,8 milioni di euro complessivi previsti, sulla migliore integrazione e formazione linguistica degli studenti.

“Continuo a ritenerlo – ha detto – un tema fondamentale e resto ancora dell’opinione che bisogna trovarvi una soluzione a livello nazionale. I ragazzi immigrati hanno pieno diritto alla formazione, ma così come i nostri ragazzi hanno diritto di averne una in linea con quanto avviene a livello internazionale: non si tratta di ghettizzazione ma, al contrario, di vera integrazione. Spesso mi trovo di fronte persone che denunciano il fatto che certe classi siano costrette a procedere con il freno a mano tirato per le difficoltà linguistiche di alcuni studenti, con i nostri ragazzi che risultano di conseguenza penalizzati. Spero quindi che il Governo abbia il coraggio di prendere una decisione favorevole all’istituzione delle classi ponte”.

Sui temi dell’immigrazione, Zaia ha ricordato di essere contrario allo ius soli “come ingiusto automatismo, ma favorevole a un’applicazione di buon senso, come avviene in Germania, perché non si capisce per quale motivo, a differenza di un adulto residente in Italia da dieci anni, un bambino di dieci anni non possa richiedere la cittadinanza”.

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