Presidente Conte, valorizzi gli insegnanti per la loro professionalità, non sono né volontari né missionari. Lettera

di redazione
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Annachiara Piffari – Presidente Conte, mi permetto di scriverLe dopo aver ascoltato il suo discorso, che mi ha ridato speranza. Sono una “vecchia” docente, 32 anni di insegnamento, di cui 29 su sostegno, per scelta (ero già di ruolo avendo vinto il concorso ordinario a 21 anni).

La invito, se lo ritene opportuno, a riflettere sul fatto che alla scuola e ai suoi docenti sono stati appaltati ruoli, mansioni e funzioni che non sono propri a ciò che sottende “docere”: ci ritroviamo a dover sopperire a tagli operati in altri settori (servizi sociali, assistenza, ASL…) e per di più con il continuo disprezzo dell’opinione pubblica tutta, montata ad arte, ovviamente.

Ora, Presidente, noi vorremmo solo essere riconosciuti per quello che siamo, ovvero professionisti, non volontari, né tanto meno missionari.

Le posso assicurare che gran parte del mio tempo lavorativo non sussiste più nell’interrogarmi sulla didattica, sulle strategie di apprendimento, sulla ricerca e sulle nuove frontiere delle neuroscienze, che tanto mi sono care, ma sul risolvere problemi di ordine socio-assistenziale.

Mi scusi se le parlo francamente, ma non ho studiato per diventare un’assistente sociale. Ho studiato per INSEGNARE, e bene, se possibile. Non per diventare un animatore estivo, una baby sitter, un “grande parcheggiatore” dei problemi sociali tutti.

La prego, quindi, di ridefinire in modo molto chiaro quali siano i reali doveri e le reali mansioni dei docenti, che esulano da qualsivoglia forma di funzione socio-assistenziale, come invece il recente governo ha addossato alla scuola e ai suoi insegnanti

. Ho studiato tutta la vita per essere una brava insegnante, ancora oggi sto studiando perché ho forte in me il desiderio di comprendere la psiche, la neurologia e il cuore dei miei ragazzi. Per aiutarli ad essere cittadini migliori, persone che un domani possano contare sulle proprie risorse e creare un futuro migliore. Perché, Presidente, i ragazzi sono il nostro futuro.

La prego, lasci che svolgiamo il lavoro per cui siamo nati e che abbiamo scelto, e faccia in modo di toglierci questa maledizione, per la quale saremmo depositari e responsabili dei mali della società tutta

Discorso del Premier Conte, nessun accenno a scuola e cultura

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