Il preside vuole vedermi morta o licenziata. Mobbing e Stress Lavoro Correlato: quando l’ignoranza acuisce i conflitti

di Vittorio Lodolo D'Oria
ipsef

Piuttosto numerosi sono i casi di conflitto tra docenti e dirigenti scolastici. Tuttavia gli attriti vengono acuiti dall’ignoranza che affligge le due parti in causa in materia di tutela della salute dei lavoratori.

Piuttosto numerosi sono i casi di conflitto tra docenti e dirigenti scolastici. Tuttavia gli attriti vengono acuiti dall’ignoranza che affligge le due parti in causa in materia di tutela della salute dei lavoratori.

Innanzitutto va detto che i primi a essere inadempienti sono proprio i dirigenti che (soprattutto per mancanza di fondi) non osservano l’art. 37 del D.L. 81/2008 recante l’obbligo di formazione dei propri sottoposti in materia di contratto e dei loro diritti medico-legali (accertamenti medici in CMV e CMO etc).

Nella storia che di seguito proponiamo, non ci interessa identificare la vittima o il carnefice, ma vogliamo mettere in risalto la confusione che la docente ha in testa circa le questioni che riguardano la tutela della salute sul posto di lavoro. Con questa premessa sarà ben difficile appianare dei conflitti ben radicati. Pur ipotizzando che il Capo d’Istituto sia una persona valida, assai difficilmente riuscirà a risolvere un’equazione con più incognite.

Vediamo ora l’accorata lettera inviata da Agata per poi commentarla.

Gentile dottore,

conosce già la mia situazione scolastica: il preside non è riuscito neppure questa volta a “farmi fuori” perché, come le ho già detto, ha archiviato quel procedimento disciplinare nei miei confronti. Ma lui resterà, pure quest’anno, come preside nella mia scuola. Dall’USR hanno cercato più volte di non farlo restare ma evidentemente lui appartiene a poteri troppo forti!

Vengo al dunque per cui sono preoccupata. Ciò che mi è stato fatto quest’anno ha superato ogni limite di dignità e decenza. E mi ha fatto ammalare.

Sono due giorni che studio normative riguardanti il mio caso complesso e qui sotto riporto le mie perplessità:

  1. Se riuscissi a provare il mobbing, forse le cose sarebbero più semplici, ma ho i miei dubbi che qui da me lo sappiano fare. Però mi è stato detto che dalle carte che ho potrebbe accadere. In questo caso a me cosa succederebbe?
  2. Se invece ho una diagnosi di stress da lavoro correlato o/e di disadattamento lavorativo a cosa vado incontro?
  3. Dopo la legge Fornero il pensionamento in questi casi non è più previsto, quindi cosa potrebbe spettarmi?
  4. Le due patologie non mi risultano essere compatibili con la funzione di docente. Pertanto io dovrei cambiare mansione oppure esiste un’altra alternativa?
  5. Che prospettiva avrei davanti in quest’anno scolastico, con un preside che vuole vedermi morta ma non è riuscito a licenziarmi?
  6. La sindrome ansioso-depressiva è incompatibile con la funzione docente? Io tiro avanti grazie agli ansiolitici mentre gli antidepressivi non posso prenderli perché mi hanno dato intolleranze molto gravi. Anche i medici ora mi stanno abbandonando.
  7. Secondo lei sono un caso irrecuperabile? Non mi sembra di essere matta, o di aver bisogno di un TSO. Ho solo subìto tanto senza motivo ed ora mi ritrovo ad affrontare un nuovo anno scolastico non sapendo cosa fare. Cosa mi consiglia?

Le chiedo tutto questo perché sinceramente ho molta paura.

Riflessioni

Le domande poste non fanno altro che confermare la grande confusione che Agata ha in testa.
Cominciamo col dire che il mobbing non è una diagnosi ma un atteggiamento perseguibile per legge, se dimostrato. Lo SLC, poi, non è una malattia ma una situazione di tensione ed esaurimento emotivi che diviene patologica se supera una determinata soglia. Quindi anch'esso non è da considerarsi come una diagnosi.
In quanto lavoratrice, Agata può invece chiedere di sottoporsi ad Accertamento Medico in CMV dove le sarà posta una diagnosi ed una conseguente prognosi seguite da un giudizio medico legale. Quest’ultimo potrà essere di idoneità ovvero di inidoneità (temporanea o permanente) alla mansione insegnante. Infine (ma non è il caso di Agata) il provvedimento più estremo nei casi di diagnosi terminali contemplerà l’inabilità a qualsiasi proficuo lavoro con la conseguente dispensa dal servizio e il pensionamento con gli anni maturati.
Tuttavia con una Sindrome Ansioso Depressiva si potrà ottenere al massimo una inidoneità temporanea all'insegnamento.
Circa il mobbing possiamo invece dire che è assai difficile dimostrarlo, ma solo l’interessato può dire se è o meno in possesso di sufficienti elementi per provarlo in modo incontrovertibile.
Da ultimo il fatto che il dirigente abbia revocato la sanzione a carico di Agata, potrebbe significare che non ha intenzione di mobbizzarla.

L’insegnante sostiene di non essere “matta”, ma è verosimile che si senta perseguitata oltre ogni dire, finendo per sentirsi accerchiata, additata ed evitata dagli stessi medici. In questi casi il delirio persecutorio alimenta l’interpretatività e viceversa, culminando nell’ossessione. Perché questa dinamica non prenda piede, docente e dirigente potrebbero trovare un’intesa comune nel dare inizio a un serio progetto formativo in materia di tutela della salute dei lavoratori. Tale formazione eliminerà le inadempienze del preside e risponderà ai quesiti di Agata e di tutto il corpo docente.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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