Preside denuncia: basta attaccare i docenti; se sbagliamo correggeteci, ma con rispetto

di Elisabetta Tonni
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Alcuni docenti proprio non ce la fanno più. Il limite di tolleranza è superato. Alunni indisciplinati e ingestibili hanno fatto alzare la penna a un preside di una scuola di Parma e scrivere un’analisi di quanto avviene e del perché avviene.

Il suo grido ha trovato una cassa di risonanza in Repubblica.it che pubblica: “A scuola stiamo vivendo un periodo difficile, non solo perché maggio è il mese del nervosismo collettivo, ma perché con più intensità degli anni scorsi i nostri docenti sono sotto tiro. Attorno alla scuola si è stretto un vero e proprio assedio, che ci sta togliendo la serenità del lavoro e sta minando il nostro equilibrio”.

Deriva comportamentale dei giovani è generale

Il dirigente scolastico nel descrivere la situazione che si registra in un istituto al centro di Parma, mette in evidenza come il degrado denunciato sia dovuto a una deriva della società e non a condizioni di particolare disagio.

“Le nostre classi sono difficili – scrive il preside – gli alunni ci portano ogni giorno, oltre alla loro gioia di vivere e imparare, anche i dolori del mondo, le tante vicende delle famiglie, i conflitti e le ansie dei grandi. Molti di loro non riescono a stare fermi, sono tristi, provano rabbie di cui non capiscono l’origine, talvolta sono depressi, violenti, aggressivi. Alcuni sono perduti, disorientati, muti. Tanti stanno semplicemente male, e lo manifestano tutti i giorni con noi e con i loro compagni. Le classi di oggi non sono quelle che abbiamo frequentato da piccoli, perché la nostra società è cambiata radicalmente, portando dentro la scuola il disordine esterno, la fine dell’autorità e la frenesia del tutto qui e ora”.

I ragazzi imparano dalla famiglia

Il preside nel denunciare le minacce lanciate dagli studenti prende le difese dei docenti anche in relazione alle reazioni dei genitori più propensi a schierarsi dalla parte dei figli che a comprendere e valutare la situazione, fino ad arrivare al coinvolgimento dell’avvocato. Secondo il preside si è radicata fra i ragazzi il concetto del ‘tutto e subito’ che però deriverebbe da una cultura familiare tutta da rivedere. 

“Capita – scrive ancora il dirigente scolastico – che il preside sia tempestato di telefonate, il docente aspettato all’uscita, i corridoi violati da chi vuol andare nelle classi a risolvere lui i problemi dei figli. Giustificano comportamenti inaccettabili dicendoci che non siamo capaci a “interessare” il loro figlio. Ostentano le loro carte intestate e il loro status; cercano di farci sentire in colpa, inadeguati.  Molti alunni si comportano allo stesso modo, sono fuori controllo, senza orizzonte, senza direzione. I bambini e i ragazzini ci fanno il dito in classe, ci insultano davanti a tutti, minacciano (loro!) di denunciarci, ci rispondono volgarmente, ci sfidano e ci mettono in ridicolo. L’hanno imparato dagli adulti”.

Le possibili soluzioni

Per migliorare veramente e ristabilire i rapporti di fiducia e autorevolezza, il dirigente scolastico avanza dei suggerimenti. “La scuola è un santuario, dentro si svolgono riti inviolabili, come in chiesa. Nessuno sogna di suggerire al prete il modo di confessare, predicare, dire messa o celebrare la Pasqua. Fateci celebrare i nostri riti, che si chiamano lezione, laboratorio, gioco, scrutinio, esame. Ma anche richiamo, punizione, insufficienza, bocciatura. Regola. Rispetto. Obbedienza. Sia chiaro – conclude il preside – proteggerci non significa accettarci come siamo: aiutateci a migliorare, fateci vedere quello che non vediamo, mostrateci il vostro punto di vista, manifestate il vostro disaccordo, chiedeteci di cambiare, se necessario. Ma fatelo con quel rispetto che si deve alle cose a cui tenete di più“.

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