Presepi in tutte le scuole, a chiederlo è il comune di Pisa. Turi (UIL), basta dettare linea

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Accade a Pisa e Arezzo, ma la questione è di merito, non di luogo. Si possono obbligare le scuole a seguire le indicazioni di una linea dettata politicamente? O meglio si può dire alle scuola fai questo o fai quello?

Richiesta presepi da parte dei comuni

L’amministrazione comunale di Arezzo chiede alle scuole comunali di allestire un piccolo presepe. Invito rivolto anche alle scuole statali che vorranno aderire. “E’ una tradizione importante alla quale non possiamo e non vogliamo rinunciare – spiega l’assessore alle Politiche scolastiche e sociali Lucia Tanti. E questo nella piena convinzione che togliendo simboli della nostra religione, tradizione e cultura non daremo maggiore libertà, ma la toglieremmo a noi. Sono certa che dalle scuole comunali, alle quali è stata mandata una circolare dall’ufficio scuola affinché venga realizzato il presepe, ci sarà risposta positiva come d’altra parte è già avvenuto in passato, eccezione per un solo caso che non aveva ragion d’essere e che abbiamo risolto già lo scorso anno”

Turi (UIL) non si dettino linee

Il presepe che il Consiglio comunale di Pisa vorrebbe in tutte le scuole è un esempio. Come i canti di Natale si direbbe. Non di ingerenza parlerebbero al Comune ma di «modalità di gestire l’educazione dei bambini nel nostro territorio». A completare il quadro c’è anche l’appello alle strutture religiose, che trasforma la decisione da materia scolastica di pertinenza scolastica ad elemento di fede.

Gli attacchi all’autonomia delle scuole – pone l’accento con preoccupazione, Pino Turi, segretario generale della Uil scuola – si stanno accentuando, forse anche per il clima di scontro politico che si verifica nel Paese. Se si trattasse un fenomeno meteorologico potremmo dire che siamo all’allerta arancione e bisogna intervenire per evitare gli effetti negativi. La scuola deve guardare al futuro di tutti e non di pochi, fare in modo che ogni studente formi una propria opinione personale. La scuola e l’educazione devono essere considerati diritti universali di ogni cittadino italiano.

Si perpetua, invece, una visione parziale e di parte, che trova la sua legittimazione nel consenso politico. Punto formalmente ineccepibile, se non si dimentica, che la politica ha il diritto di governare nel costante rispetto dei principi generali della costituzione.

La laicità è il principio cardine della scuola statale del nostro Paese – mette in evidenza Turi – le nostre istituzioni scolastiche trovano, nella costituzione, la legittimazione piena della loro funzione, la garanzia della loro autonomia e indipendenza. Così mentre la politica tende a dividere, la scuola unisce e fa integrazione.

Questa è la riprova che la ventilata autonomia differenziata non è applicabile alla scuola – afferma Turi – per un motivo ben preciso: la scuola è comunità, è una struttura democratica e di partecipazione. Il suo ruolo è di dialogo, paritario, con le altre agenzie ed autonomie. Il punto è proprio questo: la scuola non ha funzione di ancella della politica. Semmai, al contrario, ne crea i presupposti creando identità pensanti e libere, fuori da modelli e modi di pensare omologati sul modello, al momento, dominante.

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione