Presenza femminile maggioritaria a scuola, introduciamo le quote blu. Lettera

di redazione
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La scuola è considerata la cenerentola del pubblico impiego? Gli stipendi degli insegnanti sono bassi? I docenti hanno perso il prestigio sociale? Sono cose vere, evidenti, lapalissiane sotto gli occhi di tutti.

 

Occorre maschilinizzare la scuola, ossia garantire nelle aule una maggiore presenza di docenti uomini e di favorire una parità di genere. La presenza maschile nelle classi favorisce un più giusto equilibrio tra insegnamento e apprendimento e la figura dell’uomo è vista dagli occhi dell’alunno con più autorevolezza. Più quote blu nella scuola – ha affermato qualche giorno fa il sociologo Stefano Zecchi. Con ciò non si vuole affermare che la figura femminile deve diventare minoritaria, ma occorre privilegiare un certo equilibrio all’interno delle aule non eccessivamente sbilanciato verso l’uno o l’altro sesso. La donna con la sua personalità materna svolge un ruolo troppo protettivo nei confronti degli alunni e gli stessi sembrano quasi vivere all’interno delle mura scolastiche in maniera ovattata e protetta.

A sollevare la problematica è stata, alcuni anni fa l’antropologa Ida Magli, che ha  lanciato  l’allarme sull’eccessiva femminilizzazione del mondo della scuola  con una percentuale media di donne tra le aule scolastiche che si aggira sull’85%: un dato altissimo nella scuola dell’infanzia dove oltre il 90% del personale è donna, per proseguire nella scuola primaria e secondaria di I grado dove la percentuale di donne è superiore all’80% e di poco inferiore nella scuola secondaria di II grado, in cui la presenza maschile è un poco di alta rispetto agli altri cicli di istruzione.

Una riflessione sull’allontanamento quasi totale dei maschi dall’educazione e dal sapere dei figli permetterebbe di capire che fa parte di quello stesso allontanamento testimoniato dalla quasi assoluta incapacità creativa della società italiana di oggi. In un certo senso testimonia la ribellione dei maschi al predominio e all’obbedienza verso le donne imposto loro dalla nascita fino alla fine della scuola secondaria superiore. Dall’età neonatale a tutta la prima infanzia i bambini vengono lasciati nei nidi e negli asili per la maggior parte del giorno dove il personale che li assiste è tutto femminile ed esercita un’assoluta autorità. Per tutto il ciclo scolastico poi il predominio del personale insegnante femminile impedisce ai maschi il contatto con una personalità maschile con la quale identificarsi, nella quale credere; ma soprattutto impedisce lo sviluppo del tipo di pensiero maschile, rivolto alla profondità e all’analisi in modo molto diverso da quello femminile. Infine c’è l’aspetto più grave di una scuola affidata quasi del tutto alle donne: gli allievi, maschi o femmine che siano, non possono apprezzare, stimare, credere nel «sapere».

Abbiamo assistito ad una battaglia politica e culturale che ha determinato la parità di genere tra uomo e donna che nella società vantano gli stessi diritti e allora questi uguali diritti di fronte alla legge dove sono nel mondo della scuola? Non esistono affatto a causa della predominanza del genere femminile in tutti i cicli d’istruzione. Non si vuole fare una discriminazione, ma definire bene il pari ruolo dei docenti di ambedue i sessi, perché i bambini, gli adolescenti, i giovani devono apprendere sia dalla donna che dall’uomo, perché i due generi hanno idee, sentimenti, sensazioni, emozioni, saperi diversi uno dall’altro e gli studenti devono fagocitare dall’uno e dall’altro sesso. Tutto quello che le donne insegnano non è stato né creato né scoperto da loro. Socrate era maschio, Omero era maschio, Virgilio era maschio, Galileo era maschio, Leonardo era maschio, Mozart era maschio, Einstein era maschio… Non si può insegnare bene nulla di ciò che non si è in grado di «pensare», di «creare». Si afferma di solito – e le statistiche lo provano – che le studentesse sono più brave degli studenti. Non ci potrebbe essere una dimostrazione migliore che viene fornito un insegnamento più adatto alle menti femminili che a quelle maschili in quanto è diverso il modo con il quale i maschi guardano ai problemi, li «penetrano».

Il ruolo degli insegnanti potrebbe essere quindi quello di assistere insieme agli studenti alle lezioni televisive e poi discuterle e, se necessario, spiegarle nelle ore a ciò predisposte. La scuola sarebbe così, finalmente, ricca di figure maschili, non soltanto nelle lezioni televisive, ma anche nelle aule perché dove il sapere è «sapere», vivo e profondo, i maschi non mancano mai.

Mario Bocola

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