Prescrizione contributi ex INPDAP: cosa accade dal 1 gennaio 2019?

di Patrizia Del Pidio

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Prescrizione contributi INPDAP INPS il 31 dicembre 2018: cosa cambia veramente per i dipendenti pubblici dal 1 gennaio 2019 e cosa si rischia sulle pensioni?

Dopo la molta confusione generata dalla circolare INPS di fine 2017 erroneamente interpreta, l’istituto chiarisce che i contributi dei dipendenti statali versati nelle gestioni pubbliche e prima del 2012 (anno di soppressione dell’INPDAP) e non ancora trasferiti all’INPS non cadranno in prescrizione il 31 dicembre 2018 ma potranno essere recuperati anche dopo tale data.

Prescrizione contributi ex INPDAP: che succede?

Negli scorsi mesi numerose fonti stampa online avevano sollevato il problema della prescrizione dei periodi assicurativi versati nell’ex INPDAP prima delle sua soppressione e non ancora accreditati nell’INPS.

La notizia era stata generata da una erronea interpretazione della circolare che l’istituto aveva pubblicato a fine 2017 ma erano stati avvalorati anche da numerosi casi in cui gli uffici dell’INPS avevano confermato la prescrizione di tali contributi.

A chiarire l’arcano ci ha pensato l’INPS stessa con comunicato stampa dello scorso 13 agosto con il quale si specificava che i contributi in questione  dei dipendenti statali potevano essere recuperati anche dopo il 1 gennaio 2019.

In questo modo tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, dopo tale data hanno potuto tirare un sospiro di sollievo ma ora, con l’avvicinarsi del 31/12/18 ci si chiede cosa accadrà ai contributi in questione dal 1 gennaio 2019.

Contributi dipendenti statali INPDAP –INPS: cosa succede dopo il 1 gennaio 2019?

Come abbiamo già detto i contributi non recuperati entro il 31 dicembre 2018 non andranno definitivamente perduti. L’Inps chiarisce , a tal proposito, che dai 1 gennaio 2019  l’amministrazione degli statali non avrà più la possibilità di regolarizzare eventuali versamenti mancanti poichè tale possibilità è stata concessa fino al 31 dicembre 2018.

I dipendenti statali, quindi, non devono vedere il 2018 come il termine ultimo per richiedere la variazione dei propri periodi contributivi poichè tale data rappresenta soltanto il termine ultimo di applicazione della prassi secondo cui l’ex INPDAP andava ad individuare la data di accertamento del diritto alla contribuzione come termine in cui inizia a decorrere la prescrizione..

A cambiare, quindi, con il nuovo anno solo gli effetti sui datori di lavoro (le amministrazioni) che avranno l’obbligo di versare l’importo della rendita vitalizia in caso di prescrizione dei contributi che, in ogni caso, andranno ad alimentare la prestazione INPS dei dipendenti pubblici.

Ricordiamo che la prescrizione dei contributi si ha dal quinto anno successivo a quello relativo alla data di obbligo di versamento.

L’Inps, quindi, rassicura che anche in caso di contributi mancanti, gli assegni previdenziali saranno calcolati anche sulla base dei contributi mancanti e che i relativi oneri saranno addebitati alle singole amministrazioni datrici di lavoro e non all’Inps.

Prescrizione dei contributi: cosa accade nella scuola?

I docenti della scuola pubblica rientrando tra i dipendenti della pubblica amministrazione, quindi, non corrono alcun rischio di vedersi decurtare contributi a causa della loro prescrizione. In caso di mancato versamento, infatti, il loro assegno previdenziale risulterà comunque pieno e calcolato anche sulla base dei contributi non versati.

Nel caso, però, si volesse verificare la propria posizione previdenziale se in possesso di PIN Inps sarà possibile accedere al proprio estratto conto per verificare che tutti i contributi risultino versati e accreditati.

Approfondisci leggendo: Pensioni, prescrizione contributi. Operazione INPS “estratto conto”

Se, invece, risultassero contributi mancanti si può chiedere la la variazione RVPA, una istanza per cui non esiste una termine di presentazione ricordando che nessun dipendente pubblico, con la prescrizione dei contributi, mette a rischio la propria pensione.

Prescrizione dei contributi: quali rischi per i docenti?

Unica eccezione nel comparto scuola è rappresentata dai docenti iscritti alla CPI, la Cassa Pensioni Insegnanti. Questa eccezione riguarda gli insegnanti delle scuole paritarie primarie sia pubbliche che private, gli insegnanti degli asili gestiti da enti morali e quelli delle scuole dell’infanzia comunali.

Per i docenti iscritti alla CPI, infatti, in caso di prescrizione dei contributi, il datore di lavoro non ha l’obbligo di sostenere la rendita vitalizia. Nel caso di mancato versamento e nel caso in cui il datore di lavoro non provveda, l’onere del riscatto dei contributi mancati ricadrà sul lavoratore stesso per i contributi caduti in prescrizione dal 1 gennaio 2019.

Leggi anche: Pensioni prescrizione contributi, come scaricare lettera INPS controllo

Proroga al 1° gennaio 2020

L’INPS con circolare  n. 117/2018 ha prorogato i termini fissati dalla precedente circolare del 2017 al 1° gennaio 2020,

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