Precauzioni e primo intervento in caso di ipotermia: consigliabile evitare estenuanti e frequenti riunioni pomeridiane se gli ambienti non sono riscaldati

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Ci siamo già soffermati sui casi di ipotermia e congelamento. Temi che nelle ultime settimane, da Nord a Sud (con i due casi emblematici a Palermo), hanno catturato l’attenzione degli italiani facendo, ancora una volta, tornare alla ribalta un tema molto attuale nelle nostre scuole. Tema che diventa assai i9nteressante in special modo se si considerano le temperature piuttosto basse di queste ultime settimane (dopo un inverno molto mite). Il tema acquista spessore e impone attenzione in special modo non solo per quelle realtà scolastiche nelle quali è nulla l’attenzione delle istituzioni per la salute dei bambini, dei giovani e per il personale scolastico, ma anche per quelle nelle quali il riscaldamento funziona perfettamente durante la mattinata ed è spento, invece, nei pomeriggi. Pomeriggi nei quali, purtroppo, le riunioni si ripetono con una frequenza smodata esponendo i docenti e il personale ATA per parecchi giorni consecutivi della settimana a riunioni estenuanti, interminabili e, nella maggior parte, assolutamente inutile considerati i rischi a cui si espongono docenti e ATA con questo freddo. Poi, naturalmente, possono verificarsi casi di congelamento in tutte quelle circostanze nelle quali i nostri alunni, i docenti e il personale ATA sono impegnati, specie nei licei della montagna o in quelli ad indirizzo (a vario modo denominati) per le professioni del turismo di montagna, in attività sportive all’aperto.

Obblighi e le responsabilità del Dirigente scolastico

Gli obblighi e le responsabilità del Dirigente scolastico sono:

  • Vigilanza sul mantenimento della conformità alla norma dell’edificio scolastico
  • Segnalazione tempestiva all’Ente locale delle situazioni di rischio dovute a strutture o impianti
  • Secondo l’art 5 del DM 382/98 e la Circolare Ministeriale 119/99 non dovrà limitarsi alla mera segnalazione, deve in ogni caso vigilare e, se necessario, intervenire con misure organizzative
  • Adotta ogni misura precauzionale (compensativa) atta ad impedire qualsiasi forma di pericolo per la salute e la sicurezza degli occupanti”.

Dunque, appare inadeguato affermare semplicemente di avere effettuato delle segnalazioni. Serve mettere in atto MISURE ORGANIZZATIVE adeguate a impedire episodi di “ipotermia” con gravissime conseguenze sulla salute dei lavoratori (tra questi, ricomprendendo, anche gli utenti che frequentano le scuole) e vergognose campagne mediatiche che portano discredito alla pubblica amministrazione. La scuola educa alla cultura della salute e della legalità non presta il fianco a sconcertanti episodi come quelli, numerosi, delle ultime settimane. Accanto alla responsabilità, dunque, degli enti proprietari delle strutture c’è anche, talvolta (stiamo molto attenti a non sottovalutarla) quella di chi deve vigilare e garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. È superfluo ribadire che si può fare almeno di qualche riunione inutile (in questo momento dell’anno) e si possono adottare espedienti diversi per garantirle.

Congelamento: cause e condizioni specifiche

La causa più comune di congelamento è l’esposizione per lungo tempo a condizioni climatiche fredde (non sempre, però, al di sotto dello zero). Il congelamento – specifica l’Istituto Superiore della Sanità, nella sua rubrica Salute – può verificarsi sulla pelle esposta anche in meno di 30 minuti.

Le condizioni tipiche e rintracciabili, talvolta facilmente, che portano al congelamento includono:

  • vicinanza diretta non tanto con il ghiaccio che è certamente inesistente a scuola, ma più sovente con metallo congelato o liquidi molto freddi (ma è frequente nelle montagne nella pèratica di taluni sport).
  • restare fuori al freddo e al vento troppo a lungo (assicurarsi della chiusura delle porte che talvolta, assicurano una “eccessiva” e “inadeguata” e “inopportuna” ventilazione da “brividi”
  • vestire indumenti non adatti alle condizioni climatiche o, come possiamo ribadire nel caso specifico, alle freddissime scuole

In mancanza di quantità adatte di sangue e, perciò, di calore e ossigeno, le estremità e la superficie del corpo divengono più fredde e il liquido presente nei tessuti può congelarsi in cristalli di ghiaccio che recano danno alle cellule e ai tessuti nell’area eventualmente colpita. La mancanza o l’assenza prolungata di ossigeno alle cellule può causarne la morte.

I fattori che aumentano il rischio di congelamento

I fattori che aumentano il rischio di congelamento sono:

  • diabete
  • problemi di tipo circolatorio
  • sudorazione eccessiva
  • abuso di alcol o droghe (in particolare l’alcol facilita la dispersione del calore)
  • disidratazione
  • fumo
  • disturbi psichici e di malattie tipiche dell’età avanzata, come la demenza o la malattia di Alzheimer
  • precedenti lesioni da altri episodi di congelamento o, anche, ipotermia.

I bambini e la non capacità di trattenere calore

Anche i bambini, avendo una minore capacità di trattenere il calore corporeo, possono essere più soggetti al rischio di congelamento rispetto agli adulti.

Una diagnosi rapida

L’eventuale diagnosi da congelamento si basa sulla visita medica che sottolinea i segni tipici di una significante esposizione al freddo. Talvolta, i primi segnali presenti possono essere simili a quelli di lesioni non causate dal freddo, ma con il trascorrere tempo il tessuto congelato assume sue peculiarità distintive. Il medico – specifica l’Istituto Superiore della Sanità, nella sua rubrica Salute – potrebbe anche stabilire di fare una radiografia, una scintigrafia ossea o una risonanza magnetica per specificare la gravità del congelamento e constatare possibili danni anche a ossa o muscoli. In alcuni casi, potrebbe essere indispensabile realizzare più controlli dilazionati nel tempo perché il reale aumento di una lesione da congelamento sovente non è subito evidente.

Terapia per l’ipotermia e il congelamento

La cura o terapia dei danni da congelamento o dei casi di ipotermia varia, evidentemente, sulla base della gravità della condizione e gli esiti finali dipendono dalla rapidità di prestare adeguati primi interventi di soccorso. Se un alunno, un docente hanno segnali dell’ipotermia (ovvero, lo ribadiamo per meglio sottolinearlo, un abbassamento della temperatura corporea sotto i 35°C), il primo soccorso deve essere mirato al ristabilimento della temperatura corporea, per sottrarsi a danni agli organi vitali e la comparsa, inevitabile, degli effetti del congelamento. A tale scopo è raccomandabile portare la persona in un ambiente riscaldato e protetto da vento ed eccessiva umidità, chiamare immediatamente be senza tentennamento alcuno, il 118 che nella maggior parte dei casi effettuano, senza pensarci sopra, il trasposto in ospedale. In attesa del loro arrivo, però, è necessario sostituire gli indumenti freddi o bagnati, riscaldare il corpo avendo cura di non esporlo a temperature maggiori di 37°C (sia utilizzando panni caldi che acqua tiepida). Ribadisce l’Istituto Superiore della Sanità, nella sua rubrica Salute, che è “consigliabile idratare l’organismo somministrando bevande tiepide. Eventuali massaggi per riattivare la circolazione devono essere leggeri per evitare di provocare traumi alla pelle congelata, meglio se praticati da personale medico. In caso di congelamento, in generale, tanto più a lungo la zona rimane congelata, tanto più grave sarà il danno finale. Il trattamento, sia in ambiente ospedaliero che non, consiste soprattutto nel riscaldamento dell’area interessata e nella cura delle parti lesionate”.

Precauzioni prima dell’arrivo dell’autombulanza

Se si avvertono i segni di un congelamento e non è possibile avere cure immediate, suggerisce l’Istituto Superiore della Sanità, nella sua rubrica Salute, si possono prendere alcune precauzioni di primo soccorso:

  • entrare in un ambiente caldo, prima possibile
  • togliere gli indumenti bagnati e coprire la zona congelata con indumenti asciutti, ma non troppo caldi
  • se sono stati colpiti i piedi o le dita dei piedi, evitare di camminare
  • non strofinare o massaggiare la zona congelata, perché potrebbero verificarsi danni ai tessuti
  • riscaldare la zona interessata fino a quando la pelle non torna morbida, mettendola in acqua tiepida (circa 40°C) o applicando impacchi tiepidi per almeno per 30 minuti o, se ciò non fosse possibile, usando il calore corporeo (ad esempio, usare l’ascella per scaldare le dita congelate)
  • non utilizzare il calore diretto, proveniente da phon, stufe, caminetto per riscaldarsi: dal momento che il congelamento rende l’area insensibile, si corre il rischio di provocare ustioni
  • evitare di scongelare la parte se si corresse il rischio che si possa ricongelare a breve, si verificherebbe solo un peggioramento della situazione
  • bere bevande calde, come tè, caffè o brodo
  • Se la pelle diventa rossa e si avverte formicolio e bruciore mentre si riscalda è segno che si sta riattivando il normale flusso sanguigno.
  • Chiedere, invece, aiuto ai servizi di emergenza, recandosi in pronto soccorso o telefonando al 118, se il torpore o il dolore persistono durante il riscaldamento o se si sviluppano vesciche.
  • Se il dolore è molto forte si può prendere un farmaco antidolorifico, ma è necessario consultare un medico prima di farlo.

Prevenzione con caldo e osservando alcune precauzioni

L’ipotermia e il congelamento possono essere prevenuti principalmente stando il più possibile al caldo e osservando alcune precauzioni:

  • indossare guanti e sciarpa e un copricapo, che protegga anche le orecchie
  • bere liquidi, preferibilmente caldi, e alimentarsi in modo adeguato
  • portare con sé abbigliamento di ricambio e provviste, se si va in montagna, in modo da tutelarsi se si restasse bloccati
  • non bere alcolici. L’alcol facilita la dispersione del calore
  • rimanere in movimento, l’esercizio fisico aiuta la circolazione sanguigna
  • cambiare gli indumenti bagnati
  • limitare il tempo trascorso all’aperto quando fa molto freddo, o quando è previsto un abbassamento delle temperature o forte vento freddo
  • vestirsi con più strati, preferibilmente di lana, e con indumenti impermeabili e antivento, per proteggersi da vento, neve e pioggia
  • fare attenzione ai primi segnali di congelamento, come pelle rossa o pallida, formicolio e intorpidimento
  • cercare subito un rifugio protetto e al caldo, ai primi segnali di congelamento.

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