Precario escluso deve attivarsi per ottenere una fonte di reddito, non si può solo fare affidamento alle graduatorie. Niente risarcimento, sentenza

WhatsApp
Telegram

Con ricorso un precario agiva in giudizio per ottenere il risarcimento del danno patito in conseguenza dell’illegittimo esercizio dell’attività amministrativa per essere stato ingiustamente escluso dalla graduatoria provinciale permanente definitiva, aggiornata ed integrata, concernente i profili di Assistente Amministrativo del personale ATA .Si pronuncia il TAR del Lazio con la sentenza N. 10875/2021 affermando due elementi di diritto interessanti.

Il fatto

Il ricorrente ha domandato e ottenuto l’annullamento, previa sospensiva dell’efficacia, del provvedimento con il quale l’Ufficio Scolastico Regionale non lo aveva inserito nella graduatoria provinciale permanente definitiva, aggiornata ed integrata, concernente i profili di Assistente Amministrativo del personale ATA. A seguito dell’accoglimento dell’istanza cautelare, l’USR ha provveduto ad inserire con riserva il precario nelle graduatorie definitive per il profilo di assistente amministrativo nell’area B. Successivamente, il Miur provvedeva all’assunzione di 3730 unità di personale ATA con decorrenza giuridica dall’a.s. 2013-2014, “utilizzando esclusivamente le graduatorie vigenti nel corrente anno scolastico”, con cui il dipendente in questione veniva chiamato a stipulare il contratto di lavoro in virtù della posizione in graduatoria.

Deve essere il danneggiato a provare il danno lamentato

Afferma il TAR che  “la responsabilità della P.A. per illegittimo esercizio del potere provvedimentale ha natura extracontrattuale (Cons. Stato. Sentenza 23 aprile 2021, n. 7), alla luce del combinato disposto degli artt. 2697 c.c. e 2043 c.c., il danneggiato, che in sede giurisdizionale intenda ottenere il risarcimento del danno lamentato, deve provare gli elementi tipici della fattispecie, ovvero la colpa (o dolo), la condotta, l’evento – danno, l’evento – conseguenza e il nesso di causalità tra la condotta e l’evento”.

Deve essere il precario ad attivarsi per ottenere una fonte di reddito, non si può solo fare affidamento alle graduatorie

Sul versante causale,  rilevano i giudici, effettivamente dalla documentazione prodotta e non contestata dalle amministrazioni resistenti, emerge che il lavoratore nel periodo considerato abbia svolto solo 5 giorni di servizio nel ruolo di assistente amministrativo per nomina di supplenza fino a nomina dell’avente diritto (ex art. 40 L. 449/97) e dunque, durante il periodo di riferimento, non pare abbia svolto attività lavorativa riferibile al ruolo di assistente amministrativo. Da una parte, come dimostrato dallo svolgimento del periodo di supplenza per cinque giorni, al ricorrente non era certamente preclusa la possibilità di assicurarsi, in attesa di essere assunto definitivamente, altre fonti di reddito, nel senso che la mera aspettativa di essere assunti, derivante dall’essere collocato in graduatoria, non può certo giustificare l’inerzia del presunto danneggiato che senza attivarsi con l’ordinaria diligenza non ha provveduto a limitare il danno lamentato.

Deve essere il lavoratore a provare ad aver diritto all’assunzione, non c’è alcun automatismo

Il ricorrente, conclude il TAR, avrebbe dovuto dimostrare (o quantomeno dedurre) la maturazione del diritto all’assunzione una volta inserito con riserva nelle graduatorie in posizione “utile”, senza che a tal fine possa rilevare sic et simpliciter la posizione ricoperta in virtù di un punteggio elevato; tanto è che quando successivamente per la graduatoria in cui il ricorrente era collocato in posizione 114 bis è stata disposta l’assunzione di 3730 unità, il ricorrente è stato destinatario dell’assunzione, essendo quella, rispetto al numero di unità da assumere, una posizione “utile”. In conclusione, mancando la prova della del danno, il ricorso è infondato e come tale va respinto.

WhatsApp
Telegram

ASUNIVER e MNEMOSINE, dottorato di ricerca in Spagna: cresci professionalmente e accedi alla carriera universitaria con tre anni di congedo retribuito