Precarietà. Rete conoscenza: “10 domande ai politici, la solidarietà non ci basta”

Di
Stampa

La Rete della Conoscenza – ha lanciato oggi, nel proprio inserto al quotidiano Terra, 10 domande ai politici che aderiscono o sostengono la manifestazione odierna contro la precarietà.* “*Pretendiamo risposte dal mondo politico” – spiegano gli studenti della Rete della Conoscenza – “ la semplice solidarietà non ci basta, serve una presa di responsabilità del mondo politico e soprattutto servono provvedimenti concreti e non solo parole”.

La Rete della Conoscenza – ha lanciato oggi, nel proprio inserto al quotidiano Terra, 10 domande ai politici che aderiscono o sostengono la manifestazione odierna contro la precarietà.* “*Pretendiamo risposte dal mondo politico” – spiegano gli studenti della Rete della Conoscenza – “ la semplice solidarietà non ci basta, serve una presa di responsabilità del mondo politico e soprattutto servono provvedimenti concreti e non solo parole”.

E gli studenti, infatti, sembrano non fare sconti a nessuno, con la prima delle loro 10 domande scrivono: “La precarietà non è come la pioggia che cade dal cielo, bensì è il frutto di processi di ristrutturazione produttiva e di politiche del lavoro ben precise, portate avanti da governi di centrodestra e centrosinistra. È pronto a invertire la tendenza verso la precarizzazione, in atto da ormai 15 anni?”. Le successive domande si concentrano sul ripensamento del welfare chiedendo l’introduzione forme di welfare universale, l’istituzione di reddito minimo come previsto dal parlamento europeo uguali tutele per i lavoratori a tempo indeterminato e determinato, politiche previdenziali e abitative e di diritto allo studio rivolte ai giovani e ai precari e maggiori tutele negli stage e nei tirocini. “La manifestazione di oggi sarà un’importante occasione per parlare al paese e porre al centro dell’agenda i temi del lavoro, del welfare e quindi del futuro dell’Italia”, dichiara la Rete della Conoscenza.

“Gli studenti già dallo scorso autunno hanno posto il tema delle questione generazionale e oggi saranno numerosi nelle piazze perchè già nelle scuole e nelle università si sperimenta la precarietà di vita attraverso gli stage che mascherano lavoro sottopagato e l’assenza del diritto allo studio e delle forme minime di protezione sociale. Ci auguriamo che quanti oggi ci sostengono domani non si dimentichino di questi temi. In ogni caso – conclude la Rete – ci saremo sempre per ricordarglielo con forza”.

Di seguito le 10 domande alla politica

1.La precarietà non è come la pioggia che cade dal cielo, bensì è il frutto di processi di ristrutturazione produttiva e di politiche del lavoro ben precise, portate avanti da governi di centrodestra e centrosinistra. È pronto a invertire la tendenza verso la precarizzazione, in atto da ormai 15 anni?

2.Molti lavoratori precari non godono dei più elementari diritti, dalla malattia allo sciopero, dalle ferie ai congedi parentali. Si impegna a votare una legge che stabilisca uguali diritti per tutti i lavoratori, che siano a tempo indeterminato o a tempo indeterminato?

3.Una grandissima parte dei contratti atipici contrabbanda per lavoro autonomo il normale lavoro subordinato. Si impegna a votare la cancellazione di queste figure contrattuali e a ricondurre tutto il lavoro dipendente all’interno dello stesso quadro contrattuale?

4.Il sistema italiano di welfare è basato su uno schema di rapporti produttivi che non esiste più e lascia scoperta una quota sempre più ampia di persone. Si impegna a votare l’introduzione di strumenti di welfare universale?

5.In particolare, si impegna a votare l’attuazione della risoluzione 2010/2039(INI) del Parlamento europeo, che invita gli stati membri a introdurre un reddito minimo per promuovere l’inclusione sociale, pari almeno al 60% del salario medio nazionale?

6.L’Italia in cui praticamente ogni famiglia ha una casa di proprietà, dopo 15 anni di precarizzazione del lavoro, è ormai un ricordo, soprattutto per la nostra generazione. Si impegna a votare la promozione di politiche pubbliche attive per il diritto all’abitare, in grado di calmierare il mercato degli affitti?

7.Il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, qualche mese tempo fa, ha dichiarato: «Se i precari sapessero a quanto ammonta la loro pensione rischieremmo un sommovimento sociale». Si impegna a porre fino allo scandalo della gestione separata, a stabilire chiarezza, trasparenza ed equità nella gestione dei contributi previdenziali dei lavoratori precari e a garantire la totalizzazione senza riserve dei contributi indipendentemente dal fondo in cui si versa?

8.La precarietà inizia nei luoghi della formazione. Migliaia di studenti medi e universitari, ogni giorno, partecipano a programmi di stage, tirocinio o alternanza scuola/lavoro, privi di qualsiasi tutela sociale e spesso anche di qualsiasi valore formativo. Si impegna a votare l’introduzione di uno statuto dei diritti degli studenti in stage, che stabilisca tutele, forme di welfare e criteri di qualità formativa?

9.Moltissimi studenti e studentesse, oggi, in Italia, sono costretti ad accettare lavori precari e spesso in nero per mantenersi gli studi e conquistare l’autonomia dalla famiglia. Si impegna a votare la copertura totale degli idonei alle borse di studio, il potenziamento dei servizi pubblici legati a mense, trasporti e alloggi e l’introduzione di un reddito per i soggetti in formazione, già presente in 25 dei 27 paesi dell’Unione Europea?

10.Il sistema produttivo italiano, in crisi, si ritaglia margini di profitto e competitività livellando verso il basso i diritti e i salari invece che scommettendo sui saperi e sulla riconversione ecologica dell’economia. Si impegna a votare un piano di investimenti su formazione e ricerca, che sappia rilanciare l’obiettivo della piena e buona occupazione, orientando la produzione in senso sociale e ambientale?

Stampa

L’Eco Digitale di Eurosofia, il 14 dicembre segui la Tavola rotonda:“Didattica a distanza e classe capovolta – Ambienti di apprendimento innovativi”