Precariato questione di empatia

di Lalla
ipsef

Lucia Linzalone – Ho letto questa mattina i commenti della signora Rosalinda Gianguzzi sulle situazioni di precariato e in particolare su un articolo scritto da un marito agrigentino che rimproverava, con un amaro ironico ringraziamento, per i 10 anni che la moglie aveva trascorso fuori in attesa di un ruolo che non è mai arrivato.

Lucia Linzalone – Ho letto questa mattina i commenti della signora Rosalinda Gianguzzi sulle situazioni di precariato e in particolare su un articolo scritto da un marito agrigentino che rimproverava, con un amaro ironico ringraziamento, per i 10 anni che la moglie aveva trascorso fuori in attesa di un ruolo che non è mai arrivato.

Mi permetto di aggiungere il mio pensiero su entrambe le storie.

Ritengo che ognuno abbia il diritto di raccontare la propria storia così come sono convinta che ognuno ha la libertà di leggere e interessarsi alle esperienze altrui.

Ma i giudizi sulle storie altrui li eviterei e lascerei da parte.

Nessuno può conoscere fino in fondo la reale situazione altrui, per cui fare paragoni, esprimere giudizi e valutazioni non mi sembra corretto e opportuno.

Sul commento, poi, fatto dalla signora Rosalinda Gianguzzi relativamente a chi ha lavorato solo nella scuola senza avere precedenti esperienze in altri campi, ritengo che non può essere considerato un criterio valido di giudizio sul valore della professionalità di una persona. Le esperienze arricchiscono sempre e comunque l’essere umano, e contribuiscono a renderlo flessibile e più pronto ai cambiamenti , che sono parte della vita.

In conclusione, sostengo che tutti dobbiamo conoscere ed applicare l’EMPATIA, quella stessa che senza conoscerla a fondo pretenderemmo di insegnare ai giovali discepoli.

firmato
una precaria della vita e non solo dell’insegnamento, che non racconta la sua storia, perchè ci sarebbe subito qualcuno pronto a sminuirne il valore o ad esprimere giudizi critici, senza conoscere.

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