Precariato nella scuola, vi sarà l’espulsione di massa?

di
ipsef

inviato da Marco Barone – 320mila persone, emozioni e sentimenti per 11.500 posti, e solo 50 minuti di tempo per concorrere. Numeri, tempo e vite, che si intrecciano in quella burocrazia che deciderà chi potrà o non potrà passare alla prova successiva per avere tra le mani, magari dopo una vita di precariato, il contratto a tempo indeterminato.

inviato da Marco Barone – 320mila persone, emozioni e sentimenti per 11.500 posti, e solo 50 minuti di tempo per concorrere. Numeri, tempo e vite, che si intrecciano in quella burocrazia che deciderà chi potrà o non potrà passare alla prova successiva per avere tra le mani, magari dopo una vita di precariato, il contratto a tempo indeterminato.

Politici, comici, attori, personalità varie, continuano a sostenere il “miracolo” dell’Unione Europea, unione conseguita senza guerre, bombe o armi, ma solo tramite politiche di austerità che hanno massacrato ogni diritto sociale aprendo le porte alle più variegate privatizzazioni dei beni non più comuni.
Ma se Unione Europea deve essere, che lo sia anche per i diritti dei lavoratori precari.
Per esempio nella scuola.
Circa 130 mila precari.
Persone che vivono la condizione di precarietà, come imposta dallo Stato, sulla propria pelle ogni giorno.
Sono stati realizzati vari ricorsi, le Sentenze saranno favorevoli in alcuni casi, negative in altri casi.
I Tribunali spesso sono condizionati dal vento politico che soffia nel Paese, altre volte le sentenze non vengono semplicemente ottemperate, il problema è lo Stato e le leggi esistenti.
Il problema è il legislatore.
Lo Stato ragioniere ha deciso che la precarietà conviene.
Si risparmia, ma sulla pelle di migliaia di lavoratori e lavoratrici.
E’ in vigore il Trattato di Lisbona, pessimo per molti aspetti, ma, in questo caso, integrando la Carta di Nizza che è la vera Costituzione dell’Unione europea, cui il nostro ordinamento riconosce valore accettando la limitazione della propria sovranità in base all’art.11 della Costituzione italiana, recependo la nota direttiva UE 1999/70 (misure preventive e repressive per evitare il formarsi del precariato a seguito della reiterazione di contratti a termine), sancisce in sostanza due principi fondamentali, il principio di non discriminazione tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato e la prevenzione dell’abuso derivante dalla reiterazione del lavoro a termine e comunque riafferma chiaramente la eccezionalità del contratto di lavoro a termine mentre la regola è il lavoro a tempo indeterminato.

L’Italia viola il violabile.
Tra artifici giuridici, legali o illegali, legittimi o illegittimi, alla fine lo Stato italiano pagherà l’ennesima multa, che verrà scaricata sulle spalle dei cittadini. Ma, ragionando in termini contabili, allo Stato conviene pagare la multa piuttosto che stabilizzare 130 mila precari nella scuola.
A volte mi sorge un dubbio.
Temo un recepimento dei principi comunitari “all’italiana”.
Temo l’espulsione di massa dei precari della scuola.
Superati i 36 mesi e l’eventuale periodo di proroga, il contratto non potrà essere rinnovato. Un principio in armonia con il dettato comunitario, si pone fine all’abuso della precarietà semplicemente eliminando il precario.
E’ chiaro a tutti che nella Scuola esiste una legislazione particolare e specifica, graduatorie e così via dicendo, però, se il modo di ragionare sarà solo quello dell’austerità, probabilmente arriverà il momento in cui si rimpiangerà anche la precarietà.
Perché proporre le 24 ore anche alle scuole secondarie?
Un tentativo, solo rimandato, per evitare la precarietà, eliminando direttamente la fonte delle varie preoccupazione governative i precari, e pretendendo maggior lavoro per i docenti. Supplenze che potranno essere coperte e garantite con una sorta di organico funzionale.
D’altronde il modo in cui funziona la scuola primaria dovrebbe insegnare qualcosa o no?
E’ a questo che arriveranno?
Se la politica dell’austerità continuerà, ciò sarà inevitabile.
Allora se il ministro della P.A afferma che “non è ipotizzabile una stabilizzazione di massa”, se i conti dello Stato sono quelli che sono, come risolvere il tutto?
Un nuovo compromesso storico?
Una concertazione apicale/sociale?
La questione è semplicemente etica e politica e non giuridica.
I Tribunali possono continuare a sostenere tutti i diritti astratti di questo non più bel mondo, ma la realtà ha sempre evidenziato come il tutto può essere raggirato.
La soluzione è paradossalmente semplice, ma probabilmente è la più complessa.
La consapevolezza dello stato delle cose deve indurre alla lotta senza compromesso, altrimenti arriverà presto il giorno della selezione, del sacrificio solidale, dei licenziamenti di massa, dell’eliminazione del precario e non del precariato ,solo perché lo Stato ha deciso che questo deve essere il modo di fare, quando in realtà si potrebbe operare in modo diverso, perché i fondi ci sono, le risorse anche, manca solo il giusto indirizzo politico e sociale.
Sì, temo una espulsione di massa dei precari dalla scuola, temo un maggior incremento di lavoro per il personale di ruolo, temo che l’evitare l’abuso del contratto a termine altro non sarà che l’eliminazione del precario.
Sono il primo a voler errare, spero solo di non trovarmi nella situazione, come già accaduto per altre questioni, di dover dire, l’avevo scritto e denunciato.

C’era una volta il contratto a tempo indeterminato.
Poi arrivò il turno del contratto a tempo determinato.
Poi arrivò il momento dei contratti a progetto.
Alla fine arrivò l’attimo del licenziamento.

Marco Barone
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