Precariato, l’Italia ha due mesi di tempo per non essere deferita dalla Corte di Giustizia europea: per Anief il Parlamento ha la possibilità di farlo subito modificando il decreto PA

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Il pacchetto infrazioni di aprile 2023 parla chiaro: l’Italia ha due mesi di tempo per dare una risposta definitiva alla precarietà nella scuola, dove tra docenti e Ata si continua a contrattualizzare a tempo determinato quasi 300 mila lavoratori l’anno.

Trascorsi 60 giorni senza una risposta, il nostro Paese sarà deferito alla Corte di Giustizia europea, a seguito delle nuove denunce motivate prodotte dall’Anief.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato, non vi sono più dubbi: “Le attuali norme sulla gestione del reclutamento presenti nel decreto legge PA n. 44 devono assolutamente cambiare in fase di esame e conversione del testo da parte nostro Parlamento attingendo da tutte le Gps, anche da materia, per le immissioni in ruolo 2023: l’Anief ritiene i provvedimenti presi dal Governo del tutto insufficienti, oltre che già superati dall’esperienza negativa del passato, quando un posto su due è rimasto vacante e andato a rendere ancora più esteso il numero delle supplenze. Diamo qundi una risposta immediata all’Unione europea accogliendo gli emendamenti Anief al decreto PA, così anche per dare finalmente dignità, occupazione e stabilità al personale precario del comparto Istruzione e Ricerca”.

LE DECISIONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Lavoro e diritti sociali

Pareri motivati

Condizioni di lavoro: la Commissione esorta l’ITALIA a prevenire l’abuso di contratti a tempo determinato e ad evitare condizioni di lavoro discriminatorie nel settore pubblico

La Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia (INFR (2014)4231) per il recepimento non corretto nell’ordinamento nazionale della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, che impone di non discriminare a danno dei lavoratori a tempo determinato e obbliga gli Stati membri a disporre di misure atte a prevenire e sanzionare l’utilizzo abusivo di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato. La normativa italiana non previene né sanziona in misura sufficiente l’utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato per diverse categorie di lavoratori del settore pubblico in Italia. Tra questi, insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola pubblica, operatori sanitari, lavoratori del settore dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e del settore operistico, personale degli istituti pubblici di ricerca, lavoratori forestali e volontari dei vigili del fuoco nazionali.

Alcuni di questi lavoratori hanno anche condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, situazione che costituisce una discriminazione e contravviene al diritto dell’Unione. La Commissione ha avviato la procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora alle autorità italiane nel luglio 2019, seguita da una lettera complementare di costituzione in mora nel dicembre 2020. Sebbene l’Italia abbia fornito spiegazioni sulle proprie norme nazionali, la Commissione le ha ritenute non soddisfacenti e dà ora seguito all’esame con un parere motivato.

L’Italia dispone ora di 2 mesi per rimediare alle carenze individuate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE: insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola pubblica, operatori sanitari, lavoratori del settore dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e del settore operistico, personale degli istituti pubblici di ricerca, lavoratori forestali e volontari dei vigili del fuoco nazionali. Alcuni di questi lavoratori hanno anche condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, situazione che costituisce una discriminazione e contravviene al diritto dell’Unione.

La Commissione ha avviato la procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora alle autorità italiane nel luglio 2019, seguita da una lettera complementare di costituzione in mora nel dicembre 2020. Sebbene l’Italia abbia fornito spiegazioni sulle proprie norme nazionali, la Commissione le ha ritenute non soddisfacenti e dà ora seguito all’esame con un parere motivato. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rimediare alle carenze individuate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE

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