Lavoratori nella scuola aumentano del 6,9% nel 2020, ma prima per numero di precari rispetto al resto della PA. Lo dice l’INPS

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I lavoratori pubblici con contratto a tempo indeterminato sono 3.073.561, circa l’82,5% del totale, con una retribuzione media annua di 35.956 euro e 299 giornate medie retribuite. La Scuola assomma il 40,1% dei lavoratori con almeno un giorno di lavoro nel 2021 (oltre 1,5 milioni, è il settore con più contratti di breve durata), seguita dal Servizio Sanitario con il 19,7%, dalle Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) con il 15,1% e dalle Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco con il 13,8%.

Sono i numeri dell’ultimo rapporto Inps sui lavoratori pubblici evidenziando quanto sia incidente il ruolo dei lavoratori della scuola.

I dati riportati fanno luce anche sui contratti a termine: se si guarda al numero medio mensile dei lavoratori pubblici (con contratto a tempo indeterminati e a termine) nel 2021 è stato pari a 3.340.194 con un aumento dell’1,1% rispetto al 2020.

Il picco è stato raggiunto a giugno (3.478.435 lavoratori) grazie soprattutto alla Scuola. La distribuzione per mese e per gruppo contrattuale mostra che la Scuola è l’unico gruppo con una spiccata stagionalità, con il minimo nei mesi di luglio, agosto e settembre e il massimo nel mese di giugno.

Il settore scuola è il comparto comunque più numeroso con una media annua di 1.229.245 lavoratori seguito dal Servizio sanitario ( 699.273), dalle amministrazioni locali (521.553) e dalle Forze armate, Forze polizia e Vigili del fuoco ( 492.571).

Con riferimento al dato medio, nel 2021 la quota di lavoratori pubblici con contratto a tempo determinato è stata pari al 12,8% del totale, in crescita rispetto a quella registrata nel 2020 (10,2%). Analizzando la variazione dei lavoratori pubblici nel 2021 rispetto al 2020 l’Inps osserva che i lavoratori a tempo determinato sono aumentati del 19,7% mentre quelli a tempo indeterminato sono diminuiti dell’1,2%.

Nel 2021 i lavoratori pubblici con almeno una giornata retribuita nell’anno sono stati 3.725.952 con un aumento dell’1,3% rispetto al 2020 e una retribuzione media di 32.128 euro.

Rispetto al 2020, il comparto Scuola registra una variazione positiva del +6,9%. Gli altri comparti con variazione positiva sono il Servizio Sanitario e Università ed Enti di ricerca, entrambi con il +2,4% mentre gli altri comparti hanno registrato variazioni negative, in particolare Amministrazioni centrali, Magistratura e Autorità indipendenti (-4,2%). Il 78,5% dei lavoratori pubblici ha almeno 40 anni.

Nel complesso, le lavoratrici superano i maschi con un’incidenza intorno al 60% in tutte le classi di età, tranne in quella 20-24 anni, nella quale la distribuzione per genere è quasi paritaria (51% contro il 49% dei maschi).

La retribuzione media annua nel 2021, pari a 32.128 euro nel complesso, risulta molto differenziata sia per età sia per genere. In particolare, aumenta al crescere dell’età fino ai 54 anni per poi stabilizzarsi ed è costantemente più alta per il genere maschile (38.099 euro contro 28.250 euro per le donne nel totale).

Nel 2021, il 23,8% dei lavoratori pubblici era collocato nelle regioni nel Centro; a seguire le regioni del Nord-ovest con il 23,0%, il Sud con il 21,7%, il Nord-est con il 20,0% e le Isole con l’11,4%.

Le retribuzioni medie nel 2021 presentano i valori più bassi nelle due ripartizioni del Nord: rispettivamente 30.995 euro nel Nord-ovest e 31.116 nel Nord-est. Il valore più alto si registra al Centro, con 33.602 euro.

Nel 2021 il numero medio di lavoratori pubblici con un orario di lavoro a tempo pieno è stato di 3.120.386, pari al 93,4% del corrispondente totale. (nel 2020 era 93,1%).

La principale forma di lavoro a tempo parziale è il part-time orizzontale che nel 2021 ha riguardato 175.762 lavoratori medi (-4,6%).

Molto più bassi sono i livelli del part-time verticale con 37.389 lavoratori medi nel 2021 (-3,7%) e del part-time di tipo misto (orizzontale e verticale) con 6.657 lavoratori medi (+2,2% sul 2020). I fruitori del part time sono in larga maggioranza donne con circa l’80%, conclude l’Inps.

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