Precariato, i legali puntano il dito contro lo Stato: i nostri supplenti tutelati solo nei tribunali

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Sentenza

Il precariato scolastico italiano è una piaga contro la quale il legislatore continua a non fare nulla, in compenso sono i tribunali negli anni ad essersi posti in difesa dei diritti dei supplenti: a dirlo, all’unanimità, sono stati i diversi legali e politici che si sono succeduti nel corso del convegno nazionale organizzato da Anief e Cisal a Roma dal titolo “La scuola italiana e il pilastro europeo dei diritti sociali” sulle problematiche del personale scolastico, delle pari opportunità, del sostegno attivo all’occupazione e del precariato.

Dopo i saluti di Franco Cavallaro, segretario generale Cisal, e l’introduzione di Marcello Pacifico, presidente Accademia Europa Cesi (che ha ricordato “l’aggiramento della Carta Sociale europea e la situazione paradossale del personale scolastico italiano che la Legge di Bilancio non affronta”), sono intervenuti diversi esperti.

L’avvocato Nicola Zampieri, del foro di Venezia, è stato il primo a prendere la parola tra i legali: ha ricordato le diverse battaglie vinte in tribunale dal giovane sindacato, con il quale si è cercato negli anni di “sradicare i motivi stessi per cui vi è un abuso del precariato e quindi cercare di garantire pari opportunità nelle tipologie contrattuali anche tra lavori precari nella scuola. Innanzitutto – ha aggiunto – bisogna cercare di fare venire meno l’interesse che ha lo Stato nel rapporto di lavoro” e che invece cerca di imporre per “far risparmiare l’erario” a spese dei supplenti della scuola. Zampieri ha citato, tra le diverse sentenze vinte da Anief, il riconoscimento pieno dell’anzianità di servizio precedente all’immissione in ruolo, quindi anche i periodi interi dopo il quarto anno, il recupero del primo gradone contrattuale venuto meno nel 2011 e la parità di trattamento dei docenti e Ata precari rispetto ai colleghi di ruolo.

 

Durante il suo intervento, il dottor Giuseppe Bronzini, presidente sezione Lavoro della Corte di Cassazione, ha spiegato che è giunto il momento di “avviare un progetto di attuazione di una serie di direttive che dovrebbe dare sostanza” all’azione del sindacato in difesa dalle istanze dei lavoratori della scuola. In questo contesto, “il salario minimo europeo va garantito” e per questo diventa ancora più intollerabile continuare ad assegnare al personale scolastico dei compensi mensili lontanissimi dalla media dei colleghi europei.

L’avvocato Walter Miceli si è soffermato sui motivi che portano l’Italia a detenere “enormi sacche di precariato. Certamente” questo avviene “perché non esistono misure di prevenzione e di sanzione per i contratti a termine: tutto questo è conclamato, addirittura” siamo giunti al punto che è diventato “liberalizzato l’uso infinito dei contratti a termine, perché non esiste più nemmeno il limite dei 36 mesi. Ma c’è un’altra ragione molto profonda per cui non si riesce a contenere il fenomeno del precariato: è l’oscuro meccanismo di determinazione degli organici cioè appunto dei posti di lavoro” scientificamente sottratti alla possibilità di essere collocati come posti in organico di diritto e quindi utili per le immissioni in ruolo”.

Miceli ha aggiunto che “il sostegno è illuminante con circa 100mila posti nel cosiddetto organico ufficiale” ma che poi non è utile alle assunzioni: “vengono banditi concorsi e poi abbiamo un organico parallelo di oltre 100.000 insegnanti che vengono inseriti di un organico fantasma che si chiama organico di fatto che non è utile per le assunzioni a tempo indeterminato, quindi fino a quando non si ripristinerà un meccanismo trasparente di determinazione degli organici e cioè sulla base delle effettive esigenze del sistema scolastico. Così, noi non avremo mai nessuna efficacia delle politiche di stabilizzazione. Da questo punto di vista, la giurisprudenza deve dire una parola chiara, perché non ci si può arrendere alle conclusioni della Corte di Cassazione che ha imposto al lavoratore un onere probatorio impossibile da esaudire, cioè ha imposto al lavoratore di provare che nell’uso dell’organico c’è stato per così dire un uso distorto della distinzione organico di fatto e organico di diritto. Quindi, si chiede al lavoratore di entrare nei meandri della determinazione degli organici attraverso sofisticatissimi algoritmi che conosce il Ministero, ma forse nemmeno. Quindi – ha concluso il legale sicialiano – effettivamente in Italia occorre operare con semplicità quindi ripristinare un meccanismo di contratti a termine e certamente la riapertura del doppio canale reclutamento”.

L’avvocato Sergio Galleano ha ricordato che “l’oggetto diciamo di questo convegno è appunto la Carta Europea: la scuola è il pilastro sociale, come correttamente detto in precedenza il dottor Bronzini, ma non è sostanzialmente un testo legislativo: è sostanzialmente un testo programmatico di tutta una serie di valori che devono essere tenuti presenti nella elaborazione della legislazione europea. Questo ‘pilastro’ contiene tutta una serie di principi che sono fondamentali e che sono diretti al futuro e alla all’attuazione delle politiche sociali e dell’occupazione”.

Al convegno a partecipato l’onorevole Eleonora Evi, della Commissione petizioni del Parlamento Europeo (Peti), la quale ha sottolineato che “l’Italia emerge come un Paese in cui i suoi docenti sono tra i meno pagati d’Europa, con stipendi bloccati da cinque anni e il loro potere di acquisto quindi si aggrava” ulteriormente anziché andare a ridurre il gap. “Gli italiani – ha continuato la parlamentare – sono costretti a trascorrere molti anni peraltro prima di raggiungere gli aumenti stipendiali, che per giunta se si rivelano anche essere di modesta entità, peggio ancora se comparati con le norme adottate al riguardo da molti altri Paesi europei”.

Al convegno ha partecipato anche l’avvocato Fabio Ganci, che si è soffermato sulle “nuove forme di reclutamento” sui “professori che hanno maturato esperienza e anni sul campo”: pur avendo acquisito “conoscenza e soprattutto competenza”, dimostrando “di essere in grado” di svolgere la professione “e di essere soggetti idonei per poter far andare avanti la scuola”, come hanno fatto in questi anni”, vengono messi da parte. “Ecco, noi nelle aule giudiziarie andiamo a chiedere il rispetto per questi docenti: il rispetto per la loro professionalità, il rispetto per un percorso di vita che è stato speso per la scuola”.

Durante il suo intervento, il dottor Paolo Coppola, presidente sezione Lavoro del Tribunale di Napoli, ha detto che i diritti dei lavoratori non possono essere lesi: non si può avere attenzione a questi diritti se non si ha la libertà. Tra i diritti della libertà c’è quello di avere un posto di lavoro”. Sugli stessi argomenti si sono soffermati anche l’avvocato Vincenzo De Michele, che ha ricordato come si è giunti a questo stato di cose nel corso degli anni, anche a seguito dell’inerzia legislativa.

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