Precariato, Gavosto: no sanatoria, congelare precari su cattedre coperte e avviare nuovo sistema di reclutamento

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Il presidente della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, in un approfondimento su La Repubblica, dà diversi consigli al nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

“Da un lato, entro aprile il governo dovrà ridefinire, con maggior visione, gli interventi di lungo periodo del Piano di ripresa e resilienza, in particolare la ristrutturazione degli edifici scolastici e la formazione alla didattica dei docenti. D’altro lato, occorre porre subito rimedio a due emergenze: la perdita di apprendimenti e di socializzazione causata dalle chiusure scolastiche e l’avvio regolare del prossimo anno scolastico”, scrive.

Per riempire queste cattedre entro settembre, “il governo ha due soluzioni, entrambe non ideali. La prima è assumere in ruolo senza concorso decine di migliaia di precari, quasi tutti senza abilitazione. Di fatto, sarebbe un’altra sanatoria, come tante di questi decenni, l’ultima delle quali, parziale e inefficace, quella
della Buona Scuola. Sarebbe una scelta sbagliata: un rimedio forse al problema immediato, ma con il serio rischio di ipotecare la qualità futura dell’istruzione. Di questi insegnanti, infatti, si può verificare il titolo di studio, non le capacità. Magari sono ottimi, magari pessimi, ma non lo sappiamo: una volta assunti, resterebbero nella scuola per decine di anni”.

Poi: “La seconda strada è congelare in via straordinaria l’attuale situazione, confermando in cattedra per il prossimo anno i docenti di oggi, salvo chi vuole andare in pensione. Così si guadagna un anno per avviare una riforma della formazione e del reclutamento, con l’obiettivo di lunga lena di migliorare la qualità dell’insegnamento e rinnovare la didattica”, aggiunge.

“Oltre ai sindacati, questa soluzione non piacerà a molti docenti. In effetti, sospende temporaneamente la
possibilità di quelli di ruolo di trasferirsi in un’altra scuola, mentre diminuisce le chance di lavoro dei precari ora senza incarico. Inoltre, se garantisce che a inizio anno quasi tutte le cattedre siano occupate e ci sia continuità didattica, non dà certezze sulla qualità dell’insegnamento, non potendo escludere la permanenza di chi non ha dato buona prova di sé”, conclude.

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