Precariato, Anief: supplentite continua e a novembre Stato italiano dovrà risponderci in Europa

di redazione
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comunicato Anief – C’è un dato inequivocabile sulla querelle venutasi a creare tra i senatori Alessia Petraglia (SI) e Fabrizio Bocchino (Gruppo Misto) con la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, a seguito delle dichiarazioni rilasciate dalla titolare del Miur durante l’audizione presso le Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato sul regolare sull’avvio dell’anno scolastico: la supplentite nella scuola continua. Nonostante la riforma della Buona Scuola approvata dal Governo Renzi e i suoi decreti delegati, per colpa del Miur e del Mef si continuano infatti ad utilizzare gli organico di fatto per coprire supplenze annuali o al termine delle attività didattiche su posti per lo più senza titolare. Così, anche quest’anno, su questo non ci sono dubbi o interpretazioni di sorta da fare, si sono sottoscritte o si sottoscriveranno quasi 90mila supplenze annuali: significa che un posto ogni otto come insegnante nella scuola pubblica continua ad andare ad un precario.

Addirittura per il sostegno un posto libero su tre è assegnato in deroga, a discapito di uno degli aspetti più importanti per l’assolvimento del diritto allo studio, quale è la continuità didattica. Una mancanza che a fronte delle esigenze formative degli alunni disabili o con problemi di apprendimento diventa ancora più grave. A tal proposito, Anief smentisce l’assenza di insegnanti di sostegno precari, citata dalla Ministra per giustificare i ritardi di copertura delle cattedre scoperte. La verità è che gli specializzati ci sono ma il Governo li ignora e continua a bandire TFA – i tirocini formativi finalizzati a conseguire la specializzazione – lasciando il personale fuori dalle graduatorie per il reclutamento, e con lo 0,25% di possibilità di insegnamento: perché solo 20 scuole su 8.400 hanno scelto il docente da Graduatoria d’Istituto e nessuna da GaE.

“Il vento, però, sta cambiando – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – perché il prossimo mese di novembre, infatti, lo Stato italiano dovrà rispondere all’Anief in Consiglio d’Europa sul reclamo dichiarato ammissibile. La richiesta dell’Anief, riconosciuta dal Comitato Europeo dei diritti sociali come rappresentativa delle istanze del personale docente e Ata, è stata infatti accolta e a Bruxelles è stato dichiarato ammissibile il ricorso 146/17, nel quale si denuncia la ripetuta violazione della Direttiva 1999/70/ UE, ribadita dalla Legge 107/15 e dalle sentenze della SS. UU. della Cassazione (22552 e ss. 2016)”.

Nel ricorso il sindacato ha evidenziato che, a differenza del settore privato, nel pubblico impiego e nella scuola dopo 36 mesi di servizio a tempo determinato non solo non è consentita la conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro, ma addirittura ora si applica l’espulsione dallo stesso mercato lavorativo. La decisione che ne scaturirà sarà vincolante per le autorità nazionali ai sensi della Carta sociale europea.

Pure la Corte di Giustizia EU ha espresso forti perplessità sul limite dei 12 mesi di risarcimento sanciti dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 27384/2016), e Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già assunti a tempo indeterminato.

Nel frattempo, anche i nostri tribunali si stanno adeguando alle interpretazioni dell’Europa sui rapporti di lavoro a termine reiterati ogni oltre limite dallo Stato italiano: citiamo, a titolo di esempio, l’espressione del Tribunale del Lavoro di Napoli Nord, che con una doppia sentenza di identico tenore, ha risarcito con 85mila euro due docenti non di ruolo per illegittima reiterazione di contratti a temine e sfruttamento del precariato: “il punto chiave è nella esigenza reale di personale, quale espressa dall’organico di fatto ed il suo carattere non transitorio, dimostrato dalla reiterazione dei contratti a termine su organico di fatto. Il personale assunto, anche in questo caso, va a ricoprire dei veri e propri vuoti di organico, non sostituendo nessun titolare”. I risarcimenti, di fatto, non si limitano già più ai 12 stipendi sanciti dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 27384/2016) per indennizzare i precari della PA che non vengono assorbiti nei ruoli dello Stato.

Se sei precario ricorri con Anief in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già assunti a tempo indeterminato.

13 ottobre 2017

Ufficio Stampa Anief

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