Precariato, Anief: quasi 100mila supplenti, ma Governo non vuole riaprire la GaE

di redazione
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Comunicato ANIEF – Sono quasi 100 mila i supplenti, eppure la metà delle assunzioni in ruolo è andata deserta nell’ultimo triennio per la chiusura di quel doppio canale di reclutamento che avrebbe dovuto evitare la procedura d’infrazione europea per l’abuso dei contratti.

I concorsi straordinari non hanno risolto il problema. L’unica soluzione rimane quella di riaprire le GaE per sanare la posizione di migliaia di insegnanti formati dallo Stato ma costretti a cambiare cattedra ogni anno.

Se l’inserimento nelle GaE dei docenti formati con le SISS e le Facoltà di Scienze della Formazione primaria o i corsi riservati presso gli ex Provveditorati o ancora idonei abilitati con il concorso del 1999 ha rappresentato, comunque, dopo anni di precariato una chance per l’immissione in ruolo, dopo il 2012, la chiusura delle stesse ha rappresentato una condanna a una continua reiterazione dei contratti a termine per i più di centomila docenti formati con il TFA, il PAS, SFP o risultati idonei ai corsi del 2012 e del 2016. Per non parlare dei diplomati magistrale che hanno scoperto soltanto nel 2014 che avrebbero dovuto essere inseriti in GaE dal 2002 e che ancora oggi lottano nei tribunali. Le ultime due maggioranze parlamentari del PD e della Lega – M5S per risolvere questo problema hanno pensato a concorsi straordinari, alla proroga dei contratti al 30 giugno, ma queste soluzioni si sono dimostrate un palliativo che ha rinviato e non risolto il problema.

Alla luce poi delle sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale dopo la sentenza del Corte di Giustizia europea, infatti, il doppio canale di reclutamento rimane l’unica misura effettiva che rende il corpus normativo sul precariato scolastico speciale e idoneo a sfuggire all’obbligo della stabilizzazione dopo l’abuso dei contratti a termine. E proprio qui sta il problema che vede più di 50 mila cattedre andate deserte rispetto a più di 150 mila insegnanti abilitati: il mancato aggiornamento delle GaE che Anief chiede a gran voce.

Sta producendo effetti devastanti, con sempre più posti destinati al supplente di turno, la testarda decisione del Governo di lasciare chiuse le graduatorie ad esaurimento ai docenti abilitati precari collocati in seconda fascia d’istituto: nel caso del sostegno agli alunni disabili, addirittura, risultano esaurite, senza più alcun candidato, non solo le stesse graduatorie ad esaurimento, ma anche quasi tutte le graduatorie di merito, derivanti dagli esiti dei concorsi a cattedra. Anche per le materie d’insegnamento figurano molte classi di concorso senza più precari che si dichiarano pronti a subentrare. È esemplare il caso dell’Emilia Romagna, in cui l’Usr ha appena pubblicato un report sulle nomine in ruolo dell’anno scolastico in corso. Per superare questo stato di cose, basterebbe la riapertura delle GaE a decine di migliaia di docenti già selezionati, formati e abilitati all’insegnamento. Non è servita molto, evidentemente, l’onta delle 33 mila cattedre soltanto la scorsa estate già destinate ai ruoli, ma mai assegnate per mancanza di candidati nelle GaE e nelle graduatorie di merito. Il problema, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, è che “al Miur sanno bene che sparsi per l’Italia ci sono diverse decine di migliaia di precari, oggi bloccati nelle graduatorie d’istituto che non aspettano altro di essere immessi in ruolo, dopo anni di supplenze”.

 Gli effetti negativi derivanti dalla mancata riapertura della GaE sta creando situazione di disagio enorme all’interno delle scuole, con sempre più presidi costretti a fare i salti mortali per coprire i tanti posti vacanti: è  esemplare il caso dell’Emilia Romagna, in cui l’Ufficio scolastico regionale ha appena pubblicato un report sulle nomine in ruolo dell’anno scolastico in corso; il report, scrive Orizzonte Scuola, riguarda le immissioni in ruolo per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria, con tanto di elenco degli ultimi nominati, derivante dalle procedure concorsuali ex DD. DD. GG. 105, 106 e 107/2016 e D.D.G. 85/2018, per ciascuno dei suddetti ordini e gradi di istruzione, e finalizzato a produrre le nomine con contratto a tempo indeterminato e le ammissioni al III anno di Fit (il percorso formativo pre-ruolo, introdotto dal governo Pd ed appena cancellato dall’attuale esecutivo).

Come accade in tanti altri Usr, anche in quello emiliano-romagnolo risultano quasi tutte sguarnite le liste di attesa del pre-ruolo relative in primis al sostegno ai disabili e, subito dopo, alle materie, di ogni ordine e grado, derivanti dal DD.DD.GG.105-106-107/2016. Per quel che riguarda le graduatorie di merito del concorso ordinario – D.D.G. 85/2018, comprendente docenti della scuola secondaria di I e II grado, su posto comune e di sostegno, prevalgono le graduatorie “non disponibili”, probabilmente ancora in fase di attuazione.

Ma cosa fa il governo per superare questo stato di cose che porta a diventare insegnante nella scuola pubblica? Ben poco: ha deciso infatti solo di rimuovere il reclutamento approvato con la Legge 107/2015 Renzi-Giannini nella parte relativa alla formazione iniziale e al concorso riservato ai precari con 36 di servizio.  All’interno del testo contenuto nel maxiemendamento approvato al Senato, poco prima di Natale è stato definito che per partecipare al nuovo concorso a cattedra basterà la laurea e aver conseguito 24 crediti formativi in discipline antropo–psico–pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche, con “i soggetti in possesso di abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione” che saranno esentati dal conseguimento dei CFU e CFA […], fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente”.

Ai precari storici che abbiano svolto, nel corso degli otto anni scolastici precedenti l’avvio delle procedure concorsuali, almeno tre annualità di servizio, anche non successive su posto comune o di sostegno, presso le istituzioni del sistema educativo di istruzione e formazione, sarà riservato soltanto il 10% degli accessi. Ha avuto vita breve, quindi, il Fit, il percorso triennale di formazione dei docenti previsto dalla riforma Renzi dopo aver superare un concorso. Il problema è che il nuovo modello di reclutamento non basterà per vincere la supplentite, con oltre 50 mila supplenze annuali assegnate quest’anno sul sostegno ad altre 100 mila su cattedra curricolare, con i numeri addirittura destinati a crescere. Quello che serviva per davvero per dare un taglio al passato, coprendo i posti e cancellando il precariato storico, era invece la riapertura delle GaE a decine di migliaia di docenti già selezionati, formati e abilitati all’insegnamento. Non è bastata, evidentemente, l’onta delle 33 mila cattedre, la scorsa estate, già destinate ai ruoli, ma mai assegnate per mancanza di candidati nelle GaE e nelle graduatorie di merito.

Il problema, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, è che “al Miur sanno bene che sparsi per l’Italia ci sono diverse decine di migliaia di precari, oggi bloccati nelle graduatorie d’istituto che non aspettano altro di essere immessi in ruolo. Per farlo, però, non si può chiedere loro di rimettersi in gioco per l’ennesima volta, magari a 40-50 anni, attraverso i concorsi: come già fatto nel 2008 e pure nel 2012, vanno invece collocati nelle GaE. Anief lo ha fatto chiedere alla Camera e al Senato, rivendicando il doppio canale di reclutamento come un passaggio imprescindibile per coprire le cattedre, garantire la continuità didattica e sconfiggere il precariato cronico della scuola italiana”.

“Allo stesso modo – continua Pacifico – va prodotta la conferma dei contratti a tempo indeterminato stipulati con clausola rescissoria per i docenti che hanno superato l’anno di prova, al fine di garantire la stessa continuità didattica grazie al personale che è stato valutato idoneo all’esercizio della professione. È anche così che si risponde alla procedura d’infrazione 2014/4231 pendente presso la Commissione europea sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine, acuita dall’approvazione della Legge 107/2015”.

“Il quadro è cambiato soprattutto dopo le sentenze delle SezioniUnite della Cassazione a partire dalla n. 22552 del novembre 2016. Solo poche settimane fa anche l’avvocato generale Szpunar della Curia europea si è detto d’accordo con le tesi della Commissione UE e del docente ricorrente Rossato che, una volta assunto in ruolo dopo diversi anni di precariato, chiedeva giustamente il risarcimento per la reiterazione ingiustificata dei contratti a tempo determinato. Il tutto – conclude il sindacalista autonomo Anief-Cisal – in attesa della sentenza C-331/17 Sciotto, emessa dalla Corte di Giustizia Europea il 25 ottobre scorso, che ha in ballo la conversione automatica dei contratti da tempo determinato in indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre 36 mesi anche non continuativi su posto vacante”.

Il giovane sindacato, quindi, perdurando tale situazione, conferma le preadesioni al ricorso gratuito per il personale di ruolo interessato ad ottenere dalle due alle dodici mensilità di risarcimento in caso di pronuncia conforme della Corte di giustizia e di superamento delle sentenze della Corte suprema italiana. Per aderire vai sul Portale Anief. Inoltre, Anief continua la battaglia giudiziaria per l’immissione in ruolo per chi ha svolto almeno 36 mesi di supplenze su posto vacante e disponibile ed è ancora precario: gli interessati possono consultare il portale Anief.

Intanto, una nuova battaglia si profila in Parlamento, dove Anief chiederà al decreto semplificazione un nuovo emendamento per la riapertura delle GaE.

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