Precaria da oltre 30 anni, Marcella spera ancora di diventare docente di ruolo: “Insegnare per me è una missione”

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“Abbiamo la classe docente più vecchia del mondo, a causa della precarietà. L’età media degli immessi in ruolo è 45 anni. Più del 50% è sulla soglia dei 60 anni. Avere la classe più vecchia del mondo è una patologia”: denunciava pochi giorni fa a Orizzonte Scuola Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Docenti precari per una vita lavorativa intera: questa la storia di tanti insegnanti italiani. Tra questi si inserisce Marcella Bianchini, 54enne che dopo oltre 30 anni di precariato, con le conseguenti difficoltà che ne ha comportato, non smette di sognare di riuscire a passare di ruolo.

Marcella – racconta a Orizzonte Scuola – ha iniziato a insegnare da laureanda in Scienze biologiche nelle scuole di formazione professionali. Per molti anni ha proseguito con l’insegnamento di anatomia, chimica, dermatologia, materie scientifiche, con contratti di collaborazione.

Ho sempre messo il lavoro prima di tutto, nonostante avessi difficoltà con tre figli. Sono una persona che non si risparmia. Forse però ho sbagliato” dice rammaricata.

Quando mi sono inserita nelle GPS il mio punteggio era comunque basso perché il servizio non era stato prestato nella scuola pubblica, e questo è assurdo: se non insegni alla statale, non sei considerato un docente. Quest’anno il punteggio nelle GPS è errato, non mi è stato calcolato nemmeno il punteggio relativo alla laurea. Sono inserita per la A028 e la A050” spiega.

Marcella ora insegna, con contratto fino al 31 ottobre, all’istituto Margherita di Savoia di Roma, 14 ore alla settimana. “Fare il docente per me è una missione, lo faccio perché amo farlo, in questo sono un talento – mi permetta di dirlo – soprattutto nelle motivazioni che do ai ragazzi, a loro dico: ‘la conoscenza e la cultura vi rendono liberi di fare delle scelte nella vita. Non dovete studiare per me o per il voto dell’interrogazione. Restituitemi almeno il 90% del 100% che vi do io’. Questa è la mia filosofia da docente. Il docente non deve essere un dispensatore di informazioni ma un allenatore della mente“.

Amo molto la mia materia – aggiunge – . E poi do molta importanza alla comunicazione non verbale, è quello che fa la maggior parte della nostra comunicazione. Ho fatto infatti un percorso parallelo nello sport: sono un allenatore Uefa B. Alleno le bambine, facciamo formazione sul campo, dalle regole all’allenamento. Quando una classe, soprattutto adesso dopo due anni in cui i ragazzi sono stati disorientati, non la devi richiamare perché mentre spieghi ti ascoltano, sai di fare bene. In questo è stato fondamentale il ruolo del mio docente di chimica organica, materia su cui mi sono laureata, che diceva: se dieci persone non hanno capito la colpa è mia perché non sono stata abbastanza chiaro“, racconta.

Come si sente dopo tanti anni di precariato?

Sono molto dispiaciuta. Ho sempre incentivato i ragazzi allo studio. La scorsa settimana sono andata a trovare i ragazzi dell’anno scorso e mi sono commossa: mi facevano i cuori, mi volevano abbracciare. Eppure sono madre di tre maschi, cresciuti quasi sola perché mio marito, giornalista sportivo, in casa non c’era quasi mai.

L’età non mi preoccupa, sogno ancora di riuscire a passare di ruolo. Attenderò i concorsi e ci riproverò.

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