Precaria, meno di 3 anni di servizio: non potrò dire “ragazzi ci vediamo l’anno prossimo”. Lettera


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inviata da Francesca Di Paolo – Ho pensato a come potrebbe essere un ultimo giorno di scuola dietro una Webcam. Pronuncerò forse queste parole: Ciao ragazzi è finita, vi auguro il meglio… nella speranza di poter essere con voi anche l’anno prossimo.

Ho pensato alle mancate notti prima degli esami, forse retaggio più di noi nostalgici della generazione ’90. Sì perché forse, questa inconcepibilità di un mondo telematico è forse un problema di noi prof e dei genitori. Per i ragazzi è la normalità.

Ma soprattutto ho pensato che per me, insegnante con supplenza annuale, ma con meno di 3 anni di servizio, questa situazione di emergenza nazionale non può venire tradotta “Distanti oggi per riabbracciarci domani”. La distanza tra me e i ragazzi sarà sempre più ampia… Man mano dovrò allentare le maglie e far capire loro che molto probabilmente il lavoro iniziato insieme lo porterà avanti qualcun altro.

Mi sento come se mi avessero mozzato un arto: per carità la vita da insegnante precario è così, è come lavorare in corsia in situazioni di emergenza, dai il massimo per quei mesi, dai tutto ma sai che hai un termine. Quest’anno però la linea del tempo si è improvvisamente interrotta; non solo, non sappiamo nemmeno quale sarà la prossima lineetta, se l’anno sarà prorogato fino a fine giugno o se lo interromperanno prima. Io continuo a lavorare dando il massimo, sfruttando al meglio le opportunità che questa Dad ci offre, con il supporto di Dirigente, Colleghi, alunni e genitori…certo che mi devo sempre reinventare una motivazione.

Ho un sogno, o meglio un’invocazione al Ministro: e se riconfermassimo i docenti che hanno lavorato quest’anno anche per il prossimo?
Utopia lo so, ma quante cose stra-ordinarie stiamo scoprendo?

La continuità didattica potrebbe essere uno dei possibili scenari da lei auspicati.

 

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