Precari, Turi (Uil Scuola): “Lo Stato deve riparare al danno che egli stesso ha creato. Le sanatorie sono altre”

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Anche il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, risponde a distanza a Sabino Cassese, che sul Corriere della Sera si è espresso contro la stabilizzazione dei precari senza passare da un concorso, tirando in ballo anche il ruolo dei sindacati.

In un editoriale, Pino Turi esordisce dicendo: “Il rispetto e la stima del Prof Cassese sui cui libri molti di noi si sono formati e cimentati, non ci esime da alcune considerazioni relativamente al consueto attacco al sindacato e alla retorica dei concorsi. La critica, ci sembra un poco affrettata nella misura in cui appare avulsa dalla realtà del Paese in cui viviamo; uno sguardo teorico da semplice studioso su cui nulla da eccepire, ma è teoria. La pratica è invece altro, un castello su cui si regge l’ardita difesa ideologica di ipotetici concorsi che dimenticano lo stato di un Paese, il nostro, corrotto e culturalmente rassegnato. Un paese che ha delegato tutto alla politica dei partiti che ha soggiogato la burocrazia e la sua autorevolezza ed indipendenza“.

Come si può parlare di concorsi e di merito quando che li organizza lo fa con precisi obiettivi, legati alla gestione del potere e della ricerca del consenso? Le denunce e le inchieste riprese dalla stampa, a giorni alterni in cui è classico ritrovare ambienti autoreferenziali, come il caso delle università in cui è facile trovare nell’albero genealogico del Rettore corrispondenze di professori e primari di parenti e affini“, prosegue il sindacalista Uil Scuola.

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Noi abbiamo troppo rispetto e stima per il prof Cassese e crediamo nella sua volontà della ricerca del merito sia autentica. Le sanatorie sono ben altre e collaudate; il frutto di clientele che hanno trovato il modo di bypassare ogni valutazione e sono le chiamate dirette, fatte con denaro pubblico e per lavori nel pubblico. Un serbatoio di consenso che finisce sempre o quasi nella internalizzazione dei lavoratori, con la ‘complicità’ dei sindacati“, dice ancora Turi che prosegue: “Oltre al danno la beffa. Ma cosa dovrebbe fare il sindacato di fronte a platee di lavoratori, prima sedotti e poi abbandonati al loro destino; qualcuno deve spiegare perché queste situazioni non siano vietate, mentre sono agevolate e non producono la stessa indignazione per la selezione e il merito. E’ il caso degli innumerevoli trasferimenti di personale dalle ditte e agenzie private allo Stato che trovano sempre qualche politico interessato alla stabilizzazione“.

Nella scuola poi, settore pubblico dove si entra con avviso pubblico, quindi un concorso per titoli, dopo anni di lavoro prestato senza demerito si alzano cortine ideologiche alla ricerca di un demerito che non esiste e se esiste è per partito preso con l’alibi del concorso di cui abbiamo visti gli esiti, la maggior parte finiti in tribunale“, fa notare Pino Turi, che aggiunge: “Di fatto si è delegato alla magistratura il reclutamento. Lo Stato è inadempiente, se ne assuma la responsabilità invece di scaricarla sulle persone come sta accadendo troppo spesso in questo Paese. La procedura di infrazione europea non è una finzione giuridica è una sanzione per inadempienze abbastanza gravi“.

Il segretario generale Uil Scuola conclude: “Lo stesso Draghi rispetto alle cartelle esattoriali di difficile o impossibile realizzazione si espresse nel senso che lo Stato inadempiente ha creato un danno da riparare, sanare: bene si chiami sanatoria, o in termini più moderni ristoro. Non si capisce perché lo stesso criterio non debba valere per le persone che, in questo caso, invece invocano una selezione per titoli, un anno di formazione ed esame finale, interpretando, in questo modo anche bisogni diversi da quelli personali.E’ lo Stato che lo dovrebbe fare per dare agli alunni una guida stabile e ferma che li possa guidare e condurre per mano nel mondo reale. L’errore non è evitare i concorsi, ma evitare che le clientele degradino e usino i concorsi per non assumersi le proprie responsabilità“.

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