Precari, sono competenti o non sono competenti? La retorica del Ministro Azzolina. Lettera

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Inviato da prof.re Matteo Magnasco – Gentilissima redazione di Orizzonte scuola, scrivo perché nell’aria c’è qualcosa che mi è poco chiaro. Forse un mio limite.

È indubbio lo stato di crisi e incertezza che sta vivendo il nostro Paese, e non posso che ritenere fuori luogo – in questo preciso momento storico – il protagonismo del ministro dell’istruzione, onorevole Lucia Azzolina.

Il suddetto ministro è un fiume in piena, non risparmia buone parole su quanto la Didattica a distanza stia funzionando e del ruolo fondamentale ricoperta da tutto il personale scolastico, dalla dirigenza al personale ATA.

Ascolto le dirette Facebook, leggo le interviste e, soprattutto, leggo la lettera aperta alla comunità scolastica.

“[…] voglio dire, prima di ogni altra cosa, che sono orgogliosa di come tutto il mondo della scuola italiana, i suoi docenti, i suoi alunni, e tutto il personale, abbia reagito a un evento di questa portata. Sono orgogliosa di tutti Voi, e Vi ringrazio per aver accompagnato ogni decisione, ogni cambiamento, per quanto repentino, con professionalità e umanità. […] Si sta in ogni modo accanto ai nostri ragazzi, con la piena consapevolezza della funzione che si è chiamati a svolgere. […] Ciascuno fa il proprio meglio, mette a disposizione tempo e competenze per il bene esclusivo dei nostri ragazzi. […] Voglio dire a tutte e a tutti Voi, all’intera comunità scolastica, che in questi momenti difficili ciò che guida la nostra azione è il buon senso: i docenti conoscono le loro classi, sanno anche come stimolare e valutare ogni singolo alunno, conoscono il vissuto dei loro allievi, il percorso che hanno fatto. La didattica a distanza deve tenere al centro l’esperienza e la sensibilità dei docenti, ed è quello che sta avvenendo ogni giorno in più istituti e territori. […] Questo è il momento di ricorrere alle nostre migliori risorse, perché l’eccezionalità lo richiede, e so che lo state facendo. […] Così docenti e dirigenti lavorano per rendere vivo e concreto, nell’esperienza di ciascun alunno, il diritto all’istruzione posto dalla nostra Carta tra quelli fondamentali e inalienabili. Siete eroi anonimi, state lavorando con ogni mezzo perché tutti, dai più piccini ai più grandi, non perdano il contatto con la scuola. […] Sapete, care e cari docenti, come Vi definiscono i Vostri alunni e alunne nei messaggi che mi inviano? “Scudi di quiete nella tempesta che infuria””

(Roma, 27 marzo 2020. Ministro Lucia Azzolina)

Che siano belle, bellissime parole è indubbio; peccato siano un concentrato di retorica da bar, finto perbenismo e buonismo.

È fin troppo nota la posizione del ministro nei confronti dei precari della scuola con tre o più anni di servizio: siamo il nulla, siamo solo persone che lavorano in quanto inserite in una graduatoria d’istituto per le supplenze e la qual cosa non dimostra affatto la nostra competenza nello stare in classe e portare avanti la didattica.

A ricordare la nostra “nullità” ci pensa a cadenza settimanale, o poco meno, il nostro ministro. La formula è la stessa, ridondante: “A breve bandiremo il concorso straordinario e quello ordinario. La scuola ha bisogno di assumere”. Noto cavallo di battaglia durante la campagna elettorale dell’attuale capo all’istruzione pubblica e dalla quale non si vuol smuovere per non perdere credibilità e rafforzare il “noi siamo quelli che fanno, non siamo la vecchia politica”. Dal punto di vista della coerenza nulla da eccepire.

Contestualmente, ogni sera ascolto le dichiarazioni del Presidente del del Consiglio dei ministri, onorevole Giuseppe Conte, ascolto i suoi inviti a non uscire e al suo “Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci più forte domani”, segno tangibile della gravità nazionale e globale che stiamo vivendo. Eppure il ministro Azzolina è lì incurante di tale gravità, è incurante del fatto che molti docenti stiamo dedicando moltissime ore ai nostri alunni e alle rispettive famiglie, è incurante che molti di noi vivono e lavorano a chilometri di distanza dai propri cari e vive ogni giorno con il patema del “e se capitasse ai miei genitori?”, è incurante del fatto che tutti questi elementi ci portano ben lontano dal “aspetta, prendo il libro e studio per il concorso che sarà a breve”.

Ricordo ancora un’altra intervista in cui il ministro Azzolina dichiara di conoscere i sacrifici dei precari e di essere loro vicina poiché è la stessa gavetta fatta da lei “partita con la valigia di cartone”; eppure ai nostri occhi risulta essere lontana anni luce da quell’empatia di cui parla nella lettera del 27 marzo ’20.

È vero, la scuola ha bisogno di assumere e lo conferma il numero esorbitante di supplenze assegnate durante l’anno scolastico 2019-2020. È vero, nella Pubblica Amministrazione si entra per concorso pubblico ed è altrettanto vero che ne esistono di diversa tipologia (per titoli; per titoli ed esami;…). È vero, stiamo vivendo un periodo storico veramente drammatico e straordinario dal punto di vista sociale. Ed è altrettanto vero che il sistema scolastico nazionale è sorretto da tantissimi docenti precari con anni di servizio in attesa di stabilizzazione. Una folta schiera di professionisti della scuola che si è formata, anno dopo anno, sia a livello accademico sia – soprattutto – sul campo, a contatto con i ragazzi, le famiglie, la didattica in presenza e, ora più che mai, con quella a distanza e forse, sia per questo sia per la situazione di emergenza in cui ci troviamo, meriterebbe un concorso per titoli e servizio e conferma in ruolo previo supermento di un anno di formazione (abilitazione) e prova.

Nella lettera del 27 marzo ’20 il ministro Azzolina si dice orgogliosa di noi, ci definisce professionali e capaci di mettere in atto le nostre competenze, mettendo in atto l’esperienza acquisita. Contemporaneamente veniamo definiti privi di competenza poiché lavoratori da graduatorie e di cui è necessario dimostrare la capacità nello stare in classe attraverso un quiz a scelta multipla, 60 oppure 80 quesiti in 60 oppure 80 minuti. Probabilmente avrò sbagliato nella mia vita ma ho sempre detto ai miei ragazzi di leggere più e più volte il testo di una domanda, di non rispondere frettolosamente e di ragionare un po’. Eppure ci viene chiesto di dimostrare se e quanto valiamo con un test dalla valenza di un testa o croce.

Ora, delle due l’una: o siamo competenti, degni di stare in classe e portare avanti la didattica (in presenza o distanza) tali da ricevere il plauso da parte del ministro (lettera del 27 marzo), oppure non lo siamo. I giochi retorici per natura non mi sono mai piaciuti.

Concludo la mia lettera chiedendo, a nome di tantissimi precari di terza fascia delle graduatorie d’istituto, di far comprendere che gli egoismi personali e ideologici al momento non sono la priorità, che non è necessario “trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti” (dal film “Perfetti sconosciuti”), e che i precari sono persone con delle loro storie alle spalle, che con enormi sacrifici stanno portando avanti la comunità scolastica.

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