Precari, si infiamma il dibattito sulla stabilizzazione: Cassese e Boeri spingono sui concorsi ordinari

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Il Governo sta valutando in questi giorni la proposta dei sindacati presente sul testo del Patto per l’istruzione che prevede una fase transitoria per stabilizzare i docenti precari. La trattativa è in fase di stallo, nonostante gran parte del testo sarà licenziato senza grossi problemi. Oltre a valutare le eventuali coperture economiche, la stasi è dovuta al perenne scontro presente all’interno della maggioranza sul tema, ovvero fra M5S e Lega.

Lo scontro M5S-Lega

Come sappiamo, la Lega spinge da tempo per una stabilizzazione per titoli e servizi degli insegnanti con almeno tre anni di servizio da supplente. Il fulcro di questa proposta si rintraccia nel DDL 1920 presentato dal senatore Pittoni.

Di contro il M5S non vuole assunzioni senza passare da un concorso regolare, ricordando come già sia stato espletato il concorso straordinario e che bisogna invece far partire il prima possibile i concorsi ordinari per l’infanzia, primaria e secondaria bloccati da un anno.

Lo scontro politico diviene ideologico nel momento in cui ad entrare in contatto con una soluzione o un’altra intervengono personaggi pubblici non direttamente legati al mondo della scuola.

Boeri: “Sanatoria è uno schiaffo ai candidati del concorso ordinario”

Come ad esempio Tito Boeri, economista ed ex presidente dell’Inps, che su twitter ha espresso un parere piuttosto deciso: “L’ennesima maxi-sanatoria dei precari della scuola in arrivo è uno schiaffo ai 400.000 candidati al concorso ordinario. Non risolverà i problemi delle cattedre vuote dato che si è estesa la mobilità dei docenti. Non doveva la scuola essere la priorità di questo governo?

Cassese: “Solo con i concorsi si può avere un’amministrazione pubblica efficace”

Contrario ad una stabilizzazione senza passare da una procedura concorsuale anche Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale: “Gli argomenti per aggirare la competizione aperta e decisa secondo il merito sono sempre gli stessi: l’urgenza, la necessità di smaltire le sacche di precari, le «irresistibili» pressioni dei sindacati“, scrive il giurista su Il Corriere della Sera.

Infatti, per Cassese, “solo con i concorsi si può avere una amministrazione pubblica più efficace. In altre parole, i concorsi, cioè la competizione, aperta a tutti, e la vittoria decisa sulla base del merito e in maniera imparziale, rispondono a due esigenze, una della società (dare eguali «chances» a tutti) e una dello Stato (scegliere i più capaci). Se si evitano i concorsi, si creano condizioni di favore o di privilegio e non ci si può poi lamentare della tanto vituperata burocrazia”.

Infine, il giurista evidenzia il suo pensiero sul tema dicendo, a proposito su come misurare il merito di un lavoratore, che questo, verrà misurato, ad esempio per un insegnante “secondo le sue conoscenze della materia sulla quale deve svolgere la sua funzione educativa e la sua abilità nel trasmettere il sapere“.

La replica dei sindacati

I sindacati, stuzzicati proprio da Cassese nel suo editoriale, la pensano diversamente: “I 200.000 precari ” che lavorano a scuola “(un quarto del personale, e senza di loro semplicemente la scuola non potrebbe funzionare), svolgendo a tutti gli effetti un lavoro pubblico, non vi accedono grazie a scelte e decisioni arbitrarie, o sfruttando condizioni di favore o di privilegio, ma tramite graduatorie le cui modalità di formazione assicurano un altissimo grado di obiettività e trasparenza, in piena coerenza con l’art. 97 della Costituzione”, tuona Maddalena Gissi, segretaria generale della CISL Scuola proprio in risposta all’articolo comparso su Il Corriere della Sera.

Nella scuola poi, settore pubblico dove si entra con avviso pubblico, quindi un concorso per titoli, dopo anni di lavoro prestato senza demerito si alzano cortine ideologiche alla ricerca di un demerito che non esiste e se esiste è per partito preso con l’alibi del concorso di cui abbiamo visti gli esiti, la maggior parte finiti in tribunale“, fa notare Pino Turi,  segretario generale della Uil Scuola, che aggiunge: “Di fatto si è delegato alla magistratura il reclutamento. Lo Stato è inadempiente, se ne assuma la responsabilità invece di scaricarla sulle persone come sta accadendo troppo spesso in questo Paese. La procedura di infrazione europea non è una finzione giuridica è una sanzione per inadempienze abbastanza gravi“.

A proposito di sindacati, la Flc Cgil non vede una stabilizzazione dei precari e una riforma strutturale del reclutamento come due processi separati, ma una due processi interconnessi per cambiare l’accesso nella scuola pubblica. Il primo processo, nell’ottica del sindacato guidato da Francesco Sinopoli, deve essere teso alla partenza del prossimo anno scolastico, mentre la revisione del reclutamento dovrà parallelamente gettare le basi per un percorso chiaro in cui la formazione in ingresso del personale docente sia il pilastro da cui partire.

 

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