I precari scendono in piazza:” E’ arrivato il momento di alzare la voce”

di Giulia Boffa
ipsef

GB – Gli insegnanti precari d’Italia, da Bologna a Milano, da Napoli a Roma, porteranno di città in città attraverso una manifestazione nazionale denominata “il giorno della piazza precaria” contro il governo guidato dal presidente del Consiglio Enrico Letta, che opera “sotto i colori di un partito che fa della scuola la sua bandiera, ma che agisce come l’ex ministro Mariastella Gelmini: distruggendo un sistema che già funziona male”.

GB – Gli insegnanti precari d’Italia, da Bologna a Milano, da Napoli a Roma, porteranno di città in città attraverso una manifestazione nazionale denominata “il giorno della piazza precaria” contro il governo guidato dal presidente del Consiglio Enrico Letta, che opera “sotto i colori di un partito che fa della scuola la sua bandiera, ma che agisce come l’ex ministro Mariastella Gelmini: distruggendo un sistema che già funziona male”.

“E per noi è arrivato il momento di alzare la voce” dice il coordinamento precari della scuola di Bologna. I problemi da affrontare a ogni nuovo inizio d’anno e sono “sempre gli stessi perché nessuno interviene per disfare le politiche dannose promosse in passato”.

 Somigliano a un filo rosso che lega, istituto dopo istituto, una penisola dalle casse vuote, “dove il risparmio ha sostituito il principio della qualità”. “L’Emilia Romagna – spiega Valentina Millozzi, insegnante precaria della scuola pubblica – ha una popolazione scolastica che cresce ogni anno. Eppure i posti disponibili per cattedre ‘di ruolo’ e supplenze continuano a diminuire: come mai? Abbiamo classi che diventano sempre più invivibili, con 30-32 studenti ciascuna, abbiamo giovani stranieri che hanno bisogno di sostegno per integrarsi e ragazzi con difficoltà privi di insegnanti di sostegno. Noi capiamo che la coperta è corta, ma la platea si allarga e ha dei bisogni che vanno ascoltati”.

Il 20% del personale didattico in Italia è precario. “Alla scuola viene demandato molto: l’educazione didattica, l’educazione civica, la trasmissione di un bagaglio di principi che comprendono l’integrazione, e che debbono contrastare fenomeni come l’omofobia e il femminicidio. Eppure ci tolgono gli strumenti per stare vicino ai ragazzi – continua Milozzi – io in 8 anni ho cambiato 8 scuole e non so ancora dove sarò all’inizio di questo quadrimestre. Il 29 maggio ero in classe con i miei alunni quando c’è stato il terremoto, eppure a settembre li ho dovuti lasciare, pur legata a loro da un’esperienza così drammatica. Il precariato non danneggia solo noi insegnanti, ma anche i nostri studenti”.

I precari criticano la politica del governo Letta, che si sta comportando come quello Berlusconi: "Il Governo  doveva agire in maniera molto diversa dai predecessori, ma che invece non sta facendo nulla per la scuola”: se la spending review 2012 ha sottratto ai precari il diritto di “monetarizzare le ferie”, “a noi che ogni anno veniamo licenziati a giugno solo per essere riassunti a settembre”, l’attuale ministro all’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha annunciato 44mila assunzioni ‘di ruolo’ in tre anni. Quindi significa che saremo condannati a questa situazioni ancora a lungo. E a risentirne sarà soprattutto la scuola”.

Bisognerebbe, invece, “infondere nuove risorse nel sistema, assumere più docenti, ridistribuire gli studenti in classi meno affollate per garantire parità di apprendimento”.

E soprattutto “basta con l’ingiustizia delle graduatorie a esaurimento: l’ex ministro all’Istruzione Giuseppe Fioroni le aveva introdotte per collocare i precari, così che piano piano fossero assunti tutti. Oggi invece si fanno nuovi concorsi che allungano le liste e protraggono l’attesa per chi è in graduatoria, spesso da più di dieci anni, con un’età media che va dai 37 ai 65 anni. Si può vivere così, con uno stipendio misero, un carico di lavoro enorme e una responsabilità tale sulle spalle? Noi amiamo il nostro lavoro, ma lo Stato deve intervenire, altrimenti – promettono da Bologna – attueremo una politica di non collaborazione: non compieremo, cioè, tutte quelle attività non previste dal contratto nazionale, di cui invece fino a oggi ci facevamo carico, come il ricevimento settimanale con i genitori, la sostituzione dei colleghi assenti, il coordinamento di classe o le uscite didattiche”. “Lo Stato ci usa come cavie, come banco di prova per togliere diritti ai lavoratori. Ma se ora non ci restituisce i nostri, smetteremo di fingere di averli” promettono gli insegnanti precari. “Cominceremo con la manifestazione del 4 e poi vedremo – conclude Millozzi – noi abbiamo scelto questo mestiere e continueremo con ogni mezzo lecito a nostra disposizione, a difenderlo”.

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