Precari, piano per assumerne 60 mila: ma il Patto per l’Istruzione è in stand-by. Settembre è dietro l’angolo

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Il Patto per l’Istruzione è stato definito nelle sue parti essenziali. Tuttavia ancora l’accordo definitivo non è stato firmato. Il testo, come sappiamo, dovrà essere sottoposto direttamente al premier Mario Draghi. Sarà proprio dalle mani del presidente del Consiglio che uscirà la prima formula del nuovo reclutamento, che riguarderà nell’immediato anche la stabilizzazione dei precari. Solo che la tempistica è ormai praticamente saltata: settembre è davvero vicino.

In base a quanto risulta ad Orizzonte Scuola da fonti sindacali, la trattativa non è infatti chiusa del tutto. E soprattutto, bisogna ricordare, che un accordo fra sindacati e Governo non significherà automaticamente il via libera a tutto quello che è presente sul Patto: per concretizzarsi servirà comunque la volontà politica di tradurre, anche in tempi rapidi, tali accordi in provvedimenti parlamentari.

L’ultimo passaggio prima dello stand-by del Patto, prevedeva infatti l’ultima versione del testo che evidenziava una procedura transitoria per immettere in ruolo i precari già il prossimo settembre

Anche se fosse confermato in toto quanto previsto dall‘ultima versione del Patto, bisogna prima definire concretamente come agire. Questa fase prenderà forma con i tavoli tematici che le organizzazioni sindacali affronteranno con il Ministero. A quel punto si inizierà a capire come verrebbero stabilizzati gli insegnanti precari.

L’ipotesi più accreditata al momento resta quella di un corso concorso con assunzione definitiva dei docenti a partire dal 2022-23, con accesso alla procedura tramite riconoscimento di titoli e servizi.

Tuttavia, da Il Sole 24 Ore, arrivano altri particolari: il piano di stabilizzazione dovrebbe prevedere l’immissione in ruolo di non meno di 60 mila precari per coprire le cattedre vuote del prossimo anno, in numero molto elevato al Nord Italia.

Ricordiamo che, per quanto riguarda i precari, bisogna considerare che una parte saranno “pescati” dal concorso straordinario secondaria che si sta concludendo. Ma come più volte fatto notare dalle organizzazioni sindacali non basteranno. E quindi si deve necessariamente puntare ad una procedura semplificata.

Costo dell’operazione: una cifra fra 1 milione e 1,3 milioni di euro, anche se non si può escludere un lieve aumento proprio per incrementare le assunzioni. Su questo punto il Mef dovrà fare le necessarie verifiche.

Bianchi ha però precisato nei giorni scorsi, oltre al fatto che non “intende fare sanatorie“, che “la cosa sbagliata e trattarli tutti allo stesso modo (i precari -ndr), sono persone con esperienze, titoli e esperienze diverse. Stiamo ragionando col Mef per capire come riconoscere titoli e merito diversi e permettere di far confluire queste persone all’interno di una visione stabile per far partire la macchina di una assunzione regolare e continua”.

Il tempo però stringe: siamo già fuori tempo massimo e il rischio è che, se non si chiude nei prossimi giorni, qualunque accordo si riuscirà a mettere nero su bianco sarà destinato a restare sulla carta e magari ad essere posticipato il prossimo anno scolastico.

A quel punto, se fosse troppo tardi per quest’anno scolastico, si potrebbe profilare lo scenario prospettato dalla sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia, che ha esposto nel corso di una video intervista ad Orizzonte Scuola:assumiamo i precari dal concorso straordinario che è quasi concluso, poi anche quelli delle graduatorie e lavoriamo mettere in cattedra anche i docenti a tempo determinato. E dopo vediamo quanti precari restano. A quel punto si decide che percorso far partire. E perché no? Anche un altro concorso straordinario, se è necessario. Ma con i numeri esatti. Oggi non possiamo”. 

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