Precari hanno stesso diritto su orario, sostituzioni e stipendio

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Dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea sembrava fosse stata posta una pietra tombale verso il riconoscimento della parità di trattamento retributiva tra il personale precario con quello di ruolo.

Così non è, perché ci sono vari Tribunali che continuano, legittimamente ed in modo positivo a riconoscere parità di diritti. Questione che sarebbe bene risolvere una volta per tutte a livello legislativo piuttosto che continuare ad oberare i tribunali con siffatti e giusti contenziosi, per dare la possibilità a tutti di avere gli stessi diritti.

Se riconoscere piena parità di diritti tra personale precario e di ruolo significa discriminare quelli di ruolo

La CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 20 settembre 2018, n C-466/17 con il suo noto pronunciamento ha in parte accolto le difese pose in essere dal governo italiano. “I docenti a tempo determinato sarebbero spesso chiamati ad effettuare prestazioni di sostituzione temporanea e a insegnare svariate materie. Inoltre, essi sarebbero soggetti a un sistema di computo del tempo effettuato che differisce da quello applicabile ai dipendenti pubblici di ruolo. Alla luce di tali differenze, sia da un punto di vista qualitativo sia da un punto di vista quantitativo, e al fine di evitare qualsiasi discriminazione alla rovescia a danno dei dipendenti pubblici assunti mediante concorso, il governo italiano ritiene giustificato applicare un coefficiente di riduzione al momento di computare l’anzianità di servizio maturata nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato. Pertanto, gli obiettivi invocati dal governo italiano consistenti, da un lato, nel rispecchiare le differenze nell’attività lavorativa tra le due categorie di lavoratori in questione e, dall’altro, nell’evitare il prodursi di discriminazioni alla rovescia nei confronti dei dipendenti pubblici di ruolo assunti a seguito del superamento di un concorso generale, possono essere considerati come configuranti una «ragione oggettiva», ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro, nei limiti in cui essi rispondano a una reale necessità, siano idonei a conseguire l’obiettivo perseguito e siano necessari a tale fine (v., in tal senso, sentenza del 18 ottobre 2012, Valenza e a., da C-302/11 a C-305/11, EU:C:2012:646, punto 62).”

Sul mancato pieno riconoscimento economico del servizio svolto come precariato

Pertanto, la Corte di Giustizia Europea concludeva sostenendo che “Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre rispondere alle questioni sollevate dichiarando che la clausola 4 dell’accordo quadro deve essere interpretata nel senso che essa non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale come quella di cui al procedimento principale, la quale, ai fini dell’inquadramento di un lavoratore in una categoria retributiva al momento della sua assunzione in base ai titoli come dipendente pubblico di ruolo, tenga conto dei periodi di servizio prestati nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato in misura integrale fino al quarto anno e poi, oltre tale limite, parzialmente, a concorrenza dei due terzi”

Il personale precario ha diritto allo stesso livello di professionalità del personale di ruolo

Ora, Tribunale Velletri Sez. lavoro, con una Sent., 17-09-2019, afferma dei principi interessanti che vengono richiamati anche da altri pronunciamenti giurisprudenziali di merito. Il ricorrente con i suoi avvocati difensori eccepiva che era destinatario di una serie di incarichi temporanei e riferiva che la sua retribuzione era rimasta invariata, in quanto la disciplina dei vari CCNL del Comparto Scuola succedutisi nel tempo è fondata sul principio di cui all’art. 526 del D.Lgs. n. 297 del 1994, a norma del quale: “al personale docente ed educativo non di ruolo spetta il trattamento economico iniziale previsto per il corrispondente personale docente di ruolo”. Diversamente, a norma del disposto dell’art. 79 dello stesso CCNL, al personale assunto a tempo indeterminato (di ruolo), compete una progressione economica in proporzione alla maturazione di periodi di anzianità di servizio (cd gradoni).

Ciò premesso, sostiene che la norma richiamata determina un’evidente discriminazione nei suoi confronti, in violazione di quanto disposto dalla Direttiva 1999/70/CE in materia di parità di trattamento tra il personale assunto a tempo indeterminato e il personale assunto “a termine”, per cui chiede che l’Amministrazione Scolastiva sia condannata a collocarlo nella fascia stipendiale corrispondente all’anzianità maturata e al pagamento delle conseguenti differenze retributive..”

Il giudice accogliendo le rimostranze del ricorrente affermava che “l’oggettiva disparità di trattamento che sussiste, sotto il profilo retributivo, tra il personale assunto a tempo determinato e quello a tempo indeterminato potrebbe ritenersi giustificata, ai sensi della più volte citata Direttiva 1999/70/CE, soltanto ove fosse dimostrata l’esistenza di “ragioni oggettive”, che tuttavia – secondo quanto precisato dalla Corte di Giustizia – non possono consistere né nel carattere temporaneo del rapporto di lavoro, né nel fatto che il datore di lavoro è una pubblica Amministrazione, né, infine, nel fatto che il trattamento deteriore dei lavoratori a termine sia previsto da una norma interna generale ed astratta, quale una legge o un contratto collettivo. Deve, pertanto, riconoscersi il diritto del ricorrente alla progressione stipendiale secondo il sistema dei cd gradoni(…) evidenziandosi che “ non va dimenticato che la disparità di trattamento di cui si tratta è prima giuridica che economica. Ne deriva che i lavoratori hanno comunque interesse ad agire per ottenere l’accertamento del loro diritto al computo a fini retributivi dell’anzianità maturata durante rapporti di lavoro a termine anche prima di raggiungere quella utile a conseguire il passaggio da una posizione stipendiale all’altra, e fino a quando il conseguente credito retributivo non sia prescritto.”

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