Precari, Frate (Azione): “I concorsi come sono fatti oggi non individuano i più bravi. Stabilizzare i docenti è una necessità”. [INTERVISTA]

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Intervista alla deputata di Azione Flora Frate, ex M5S, sul problema del reclutamento docenti e del precariato. Ma non solo: si è parlato anche di ritorno in classe e Recovery plan.

È stata espulsa dal Movimento Cinque Stelle. Ha trascorso quasi un anno all’interno del gruppo Misto alla Camera dei deputati per poi approdare ad Azione, la forza politica guidata da Carlo Calenda, di cui ha sposato le idee e i programmi. Stiamo parlando di Flora Frate, docente e deputata, capogruppo del Gruppo Misto in commissione lavoro.

La deputata di Azione ha mostrato il suo punto di vista sul reclutamento e sul precariato a colloquio con Orizzonte Scuola.

Secondo lei è necessario assumere i docenti precari per titoli e servizi oppure puntare sui concorsi ordinari?

Le situazioni straordinarie richiedono misure altrettanto straordinarie, questo è quello che vado ripetendo da mesi. Se in questi anni il precariato non si fosse accumulato, se avessimo avuto i percorsi abilitanti consentendo nel 2018 di stabilizzare quanti più docenti possibili, se, infine, non avessimo avuto la pandemia che ha finito con l’esasperare limiti e contraddizioni del sistema scolastico, allora le potrei dire forse che i concorsi ordinari sono la soluzione. Ma vede, il punto non è se è giusto o meno fare il concorso quando si parla di pubblica amministrazione, perché è chiaro che la legge disciplina in questo l’accesso al lavoro nel settore pubblico. L’errore è dialettico, nel non considerare “concorso” anche quello per titoli e servizi. La politica interviene laddove si creano vuoti normativi o casi di iniquità sociale e la scuola presenta entrambi i problemi. La cultura del sospetto non mi appartiene e di conseguenza non credo che i lavoratori siano dei furbi che vogliono corsie preferenziali. I furbi ci sono sempre, ma fortunatamente sono la minoranza. Negli ultimi anni il pensiero dominante è stato quello della malafede e della ricerca del nemico e i docenti sono stati continuamente bersagliati con attacchi, campagne pubbliche di denigrazione, anche insulti. Ma lei lo sa che si parla ancora di abilitazione all’insegnamento su materia e allo stato attuale non c’è nessun percorso che ti consente di ottenerla? Le pare normale che in un paese civile chi aspira a fare l’insegnante non sa che percorso intraprendere? La politica, quella con la p maiuscola, deve mettere al centro il lavoro e la dignità umana e professionale, non fare da scaricabarile con presunte colpevolezze. Tutto il resto è retorica, ideologia. Io sono per la stabilizzazione dei precari, per i PAS e per ogni altro strumento che ci consenta di avere in cattedra a settembre gli insegnanti. La stabilizzazione sta nelle cose e se prima della pandemia era un’opportunità oggi è sempre più una necessità. D’altronde, il concorso straordinario ha fallito su tutta la linea. Non ha preparato nessuno, ha bocciato tutti con prove discutibili e prive di senso con il risultato che a settembre avremo cattedre vuote e famiglie sempre più precarie. Chi ha superato il concorso merita davvero una medaglia al coraggio.

All’interno del tema del precariato emerge con forza quello del sostegno: anche il prossimo anno si rischiano migliaia e migliaia di cattedre vuote. Anche in questo caso cosa bisogna fare? E’ sufficiente il concorso straordinario proposto dal M5S e presente in legge di bilancio?

Quello che propone il M5S , ovvero un cocktail di presunzione, populismo e ideologismo non è la soluzione. L’apologia del merito non ci dice nulla rispetto al fabbisogno umano e professionale che c’è in ambito scolastico. Dobbiamo semplificare i processi di selezione perché non è possibile che per fare un concorso passino due anni o che per diventare insegnante di sostegno servano sei prove scritte e due orali – se si sommano le prove previste per accedere ai corsi di specializzazione e per superare il concorso per il ruolo. Non le sembra paradossale e fuori dal comune tutto questo? Ci sono migliaia di modi per formare e valutare il personale, attualmente i concorsi così come sono fatti non sono capaci di individuare veramente i bravi, non raccontiamoci più le belle favole che non ci crede più nessuno.

Sempre a proposito di precari, questi docenti, durante l’emergenza hanno dovuto affrontare molte spese per la dad e la formazione e non hanno avuto accesso alla carta docente come i colleghi di ruolo. Non sarebbe il caso di interrompere questa discriminazione?

I docenti sono stati discriminati in tutti i modi. Penso ai docenti di religione discriminati per la materia. Poi negli anni con le riforme di centrodestra si è creato un meccanismo perverso per cui alcuni docenti sono privilegiati e garantiti mentre altri no, considerati di serie B. Questo è il risultato di politiche e burocrazie che guardano all’estetica dell’insegnamento, ma che non dicono nulla sulla sua qualità ed efficacia. Ripeto, la semplificazione dei processi di selezione sta diventando sempre più necessaria ed urgente. Di questo passo, a settembre avremo cattedre vuote e per giunta l’ennesima condanna europea per l’abuso dei contratti a termine. Lo stato si deve occupare della formazione degli insegnanti permettendo la mobilità professionale, l’aumento dello stipendio e gli scatti di carriera. La carta docente è uno strumento, certo, ma non la soluzione del problema. E poi sa cosa penso? Basta con le mance elettorali, la gente ha bisogno di programmi e visioni del futuro, non strategie dello sguardo breve.

Tutti in classe a maggio per l’ultimo mese di scuola. Si tratta di una scelta sicura secondo lei?

Guardi, purtroppo in questi mesi di tutto abbiamo parlato fuorché della scuola e di come farla ripartire. Ci siamo concentrati sui banchi a rotelle per mesi, senza entrare nel merito del tracciamento, dei tamponi, della banca dati dei contagi, del come ridurre il numero degli alunni per classe. Ad oggi non sappiamo nemmeno dire qual è l’incidenza reale dei contagi nelle aule scolastiche. Per non dimenticare poi tutti gli studenti esclusi dalla didattica a distanza su cui si ipotizza una nuova e inedita dispersione scolastica. Ma ci vogliamo rendere conto del disastro prodotto dal dicastero di Azzolina? Insomma, a guidare i ministeri non ci puoi mandare chiunque, servono persone preparate e che sappiano fare politica. Mi auguro che il Ministro Bianchi, il quale ha mostrato buon senso e capacità di dialogo, abbia la forza per ribaltare il quadro, nonostante le tragiche circostanze. La ripartenza del nostro paese è data dalla capacità di riaprire, dobbiamo farlo nei migliori dei modi possibili. Non basta dire che la scuola è priorità, perché a parole siamo tutti bravi. 

Recovery plan, quali obiettivi bisogna porsi per quanto riguarda la scuola?

Come Azione abbiamo delineato un programma dal nome Next Generation Italia di cui il pilastro è rappresentato proprio dall’educazione e dalla scuola. Devo dire che alcuni risultati importanti li abbiamo avuti, come ad esempio in commissione lavoro di cui sono membro e attualmente capogruppo del gruppo misto, grazie ad una proficua sinergia con la già presidente Serracchiani e con il collega Viscomi, che ha visto inserire le proposte di azioni all’interno del parere del Recovery plan. Al centro del programma di Azione c’è la riforma degli istituti professionali, la mobilità professionale dei docenti, le lauree abilitanti all’insegnamento, l’aumento degli asili nido, investimento nei neet attraverso percorsi di formazione mirati. Insomma, proposte serie ed importanti dove indichiamo anche i costi e come realizzarli. Noi crediamo fermamente che la politica sia arte di governo. Oggi il futuro del nostro paese è il Recovery Plan, su questo la classe dirigente è chiamata a confrontarsi.

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