Precari e vaccini. Lettera

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Inviato da Carlo Colosimo – Leggo con apprensione la notizia delle difficoltà a vaccinarsi dei lavoratori precari della scuola che, lavorando nel Lazio, potrebbero non essere vaccinati dalla regione in cui prestano servizio, né sperare di avere tale copertura sanitaria dalla regione di residenza, se tale ultima ha stabilito che siano le scuole a fornire i nominativi del personale che presta servizio nel territorio di loro competenza.

Per quanto la questione possa sembrare cavillosa, di fatto il problema sta nel principio che il personale scolastico, docenti in prima fila, è, per motivi di lavoro, in contatto con un alto numero di studenti per l’intera durata del proprio servizio (per le materie con minor numero di ore settimanali per classe, può accadere che un docente incontri in classe centinaia di studenti a settimana), insomma una magnifica fabbrica di contagi….

Per tale motivo è stato riconosciuta da tutti la necessità che tale personale venga vaccinato con precedenza rispetto ad altre categorie.

Ed ecco che compare l’ennesima disparità di trattamento tra personale di ruolo e precari.

Capita infatti che le regioni decidano in modo differente sulle priorità da dare alle vaccinazioni e, parallelamente, che venga pertanto ipotizzato l’uso di differenti vaccini per le medesime categorie di vaccinandi.

Considerato che un altissumo numero di precari della scuola proviene da regioni diverse da quella dove presta servizio, che le diverse regioni stabiliscono calendari e criteri differenti per le varie fasi di immunizzazione e che probabilmente anche i vaccini da usare per la medesima categoria potrebbero essere differenti, con la conseguenza che chi avrà fatto la prima dose del vaccino, ad esempio, nel mese di maggio, sarebbe costretto, dopo 10 settimane, a rientrare nella regione dove avrà prestato servizio sino a giugno per ricevere il richiamo del vaccino; ovviamente, in quel caso, il caos vaccini costringerà decine di precari ad un viaggio andata e ritorno, ad esempio tra Sicilia e Lombardia, di migliaia di Km, con rischio per se e per altri viaggiatori, per sopperire al fatto che non si possa giungere a calendari uguali per tutto il territorio nazionale, ed alla scelta di un solo tipo di vaccino per ciascuna categoria.

Fatta salva l’autonomia delle Regioni in campo sanitario, alcuni problemi che riguardano la salute di tutti i cittadini (verrebbe da dire tutti i cittadini del mondo) dovrebbero essere risolti in modo unanime tra i vari territori!!

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