Precari disabili della scuola cercasi. Lettera

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Inviato da Andrea De Camillis – Vi scrivo dopo l’ennesima ricerca andata a vuoto relativa a: “Docenti precari disabili”. Sì, sembra paradossale, ma non vi sono gruppi o ricerche che conducano a qualche associazione che dia voce a queste persone.

Detto questo, ritengo sia arrivato il momento di uscire allo scoperto e vedere se qualcun altro condivide la mia situazione. Sono un docente di seconda fascia GPS, non abilitato di 37 anni, che ha già svolto, incluso quest’anno, otto anni di servizio.

Ho iniziato quindi a 29 anni, non ero anziano, ma nel frattempo non sono riuscito ad abilitarmi, anche perché di occasione ce n’è stata una sola. Ho continuato a lavorare o meglio a svegliarmi la mattina e andare a scuola, non l’ho mai considerato un lavoro; chi va a lavoro con il sorriso e con la voglia di fare non lo giudica un lavoro. Piano piano son emersi dei sintomi strani, che mi ha fatto tremare, ma anche svolgendo la terapia in ospedale, gonfio di cortisone andavo dai miei ragazzi.

Non lo faccio per commuovere, è la verità. Scoperto il male sono riuscito a ottenere l’invalidità e a entrare nelle famigerate “Categorie Protette”, che io amabilmente ritengo una categoria che mi protegge dal lavoro, quindi me ne tiene lontano, almeno da quello a tempo indeterminato.

Quando consegno la mia 104 nelle segreterie delle scuole mi chiedono: “È per sua madre o per suo padre?” e io:” Veramente c’è il mio nome sopra.”

Faccio pace con questo mondo che, a quanto pare, mi ritiene quasi invisibile e lo scorso autunno svolgo una prova di concorso, che supponevo volesse offrirmi la possibilità di mostrare le mie competenze nell’insegnamento, ma mi sbagliavo. Ora sono nel limbo come tanti miei colleghi e forse continuerò a essere “Protetto” dal lavoro ancora per molto tempo, ma mi domando: Come faccio a insegnare l’equità ai miei ragazzi, quando il ragazzino con le gambe corte che non vede la partita sono io? 

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