Precari, contratti in scadenza. Si attendono risposte dalla politica. Turi (Uil Scuola): “Domani il primo licenziamento di massa. Rituale inaccettabile”

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Il 30 giugno scadono i contratti dei supplenti della scuola e allora si torna di nuovo nell’incertezza del prossimo anno scolastico, quando saranno chiamati gli stessi precari ad un nuovo incarico a tempo determinato. Contingente di supplenti che potrebbe però ridursi se la politica riuscirà a trovare un accordo con il decreto sostegni bis e puntare su un sistema di stabilizzazione efficace.

Infatti proprio in questi giorni si attende il voto in commissione bilancio della Camera degli emendamenti al decreto sostegni bis per permettere di assumere anche dalla seconda fascia delle Gps a partire dal prossimo anno.

Intanto però, da domani “migliaia di persone resteranno senza lavoro. Un rituale che si ripete da anni e che non è più accettabile. Ci chiediamo – sollecita il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi – c’è volontà di cambiamento? Si vuole tutelare il lavoro in ogni sua forma?”

Per la Uil, infatti, il problema non è tecnico ma politico e il momento straordinario impone risposte straordinarie. Come? Valutazione iniziale per titoli e servizio (36 mesi), formazione in itinere e esame finale rappresentano un percorso di serietà che consente di poter immettere in ruolo decine di migliaia di precari, anche sul sostegno. Un percorso simile presentato già dal testo del decreto sostegni bis che però così come si trova risulta insufficiente per coprire le cattedre vuote il prossimo anno. Ecco perchè nei giorni scorsi i sindacati, compresa la Uil Scuola, hanno pressato le forze politiche.

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Come spiegato in precedenza, la possibilità  prevista dal Mef di posti da assumerne in ruolo per il prossimo anno scolastico si aggira intorno ai 70 mila. Tuttavia, se le cose dovessero restare così, difficilmente si riusciranno a portare a casa tutte le 70 mila assunzioni autorizzate. Anzi, forse si arriverà a metà, nelle migliori delle ipotesi, quindi 30-35 mila circa.

Al ministro abbiamo chiesto una sede politica di confronto – sottolinea Turi – ora attendiamo le risposte che devo essere coerenti con una fase transitoria, premessa di una situazione a regime che sancisca il fallimento dell’attuale sistema dei concorsi“.

Dunque, da domani ci sarà un licenziamento di massa, “i primi 100 mila sui 250 mila tra docenti ed ATA: numeri impressionanti di persone che, come ogni anno, tra giugno e settembre, saranno rimandate a casa per essere riassunte, con calma, tra settembre e dicembre, in una girandola di posizioni per le quali non è più dato orientarsi per effetto di un accavallarsi di norme non sempre coerenti tra loro“, prosegue il segretario della Uil Scuola.

Per il sindacato non sarà più possibile accettare quanto accaduto lo scorso anno: sull’altare del ‘merito’ sono state sacrificare 33 mila cattedre destinate ai precari, rimaste purtroppo vuote.

Le parole di Pino Turi ben di accordano con quelle della collega Maddalena Gissi, la segretaria della Cisl Scuola, che ad Orizzonte Scuola ha detto: “occorre invece, visto che il sistema scolastico produce inevitabilmente quote di lavoro precario, ragionare su come evitare che si generi una sorta di precariato a vita. Allora serve affiancare ai concorsi per esami una procedura per titoli e formazione che valorizzi l’esperienza di lavoro, consentendo di avere a disposizione una lista di aspiranti, i precari con consistente servizio, cui assegnare i posti vacanti non più con contratti a termine, ma con rapporto di lavoro stabile”.

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