Precari condannati ad elemosinare

di Lalla
ipsef

inviato da PrecariScuola AG – Povertà una parola che fa paura ad alcuni ma a cui molti precari hanno dovuto abituarsi. Parliamo di crisi, una crisi che i "buontemponi" del Governo attuale promettevano solo "psicologica" ma che invece ha gettato migliaia di famiglie alla miseria e molti, molti padri separati alla disperazione e che irrimediabilmente hanno dovuto lasciare le loro case in affitto, vendere i loro beni, vestiti, oggetti del loro passato, auto ed ogni cosa che potesse servire a soddisfare il bisogno primario dell’essere umano: nutrirsi.

inviato da PrecariScuola AG – Povertà una parola che fa paura ad alcuni ma a cui molti precari hanno dovuto abituarsi. Parliamo di crisi, una crisi che i "buontemponi" del Governo attuale promettevano solo "psicologica" ma che invece ha gettato migliaia di famiglie alla miseria e molti, molti padri separati alla disperazione e che irrimediabilmente hanno dovuto lasciare le loro case in affitto, vendere i loro beni, vestiti, oggetti del loro passato, auto ed ogni cosa che potesse servire a soddisfare il bisogno primario dell’essere umano: nutrirsi.

A questo ci ha portati un Governo a cui per nulla stanno a cuore i problemi del popolo, i problemi delle persone "normali" ma solo quelli di chi tutto può, di chi può permettersi ogni lusso ed ogni sogno.

Questa è la storia di Paolo Focaccia ed inizia a settembre 2009. Dopo 19 anni di lavoro continuativo e molti sforzi per dare una modesta casa a suo figlio e far sì che possa trascorrere la sua infanzia in modo sereno, Paolo si ritrova senza lavoro, lasciato a casa dalla scuola primaria statale dove aveva nomina annuale per la cattedra di inglese. Così si prodiga nel cercare un lavoro, un qualsiasi lavoro e quì comincia l’Inferno.

Nei miei 36 anni di età mi sono adattato ad ogni mansione: pulizia camere d’albergo, cameriere, barista, facchino, corriere, guardia giurata, educatore in varie coop.ve sociali ravennati, responsabile animazione nei villaggi vacanze esteri e negli ultimi 2-3 anni docente di lingua inglese nelle scuole materne ed elementari statali.

Ora invece il mercato del lavoro è cambiato. Non si guarda più alle esperienze ma solo al modo per risparmiare il più possibile nell’assunzione. Sono stato chiamato a decine di colloqui di lavoro (alla luce di 740 curriculum spediti) ma l’unico modo per essere assunti sarebbe stato trasformarsi in donna, possibilmente sotto i 29 anni o in mobilità. Una ditta di pulizie addirittura mi disse che avrebbero preferito solo stranieri perchè gli italiani "rompono troppo"…e quì mi cadde il mondo in testa…ma a quale punto siamo arrivati?

Alla luce di alcuni miei "articoli" apparsi sulla carta e sul web mesi fa, fui intervistato da RAI 3 (disponibile su youtube n.d.r.), e con quella incredibile opportunità speravo di ricevere almeno una misera offerta di lavoro, ma nulla accadde.

Vagai per i sindacati ed i CAF e mi fu offerta l’occasione per presentare domanda di disoccupazione ordinaria oltre i termini già scaduti tramite un decreto attuativo uscito nel mese di dicembre. La presentai in data 18 dicembre 2009 ed attesi fiducioso la risposta. Oggi 29 marzo 2010 a più di 3 mesi da tale data il CAF mi comunica che per un vizio o mancanza da parte del Provveditorato non essendo inserito nelle liste dei precari della scuola non ho diritto ad alcun ammortizzatore sociale. L’unica minima possibilità è richiedere i requisiti ridotti e sperare di ottenerli tra 4 o 5 mesi.

Premetto che già tra ottobre e dicembre ero andato dall’assistenza sociale di quartiere (circoscrizione seconda) a chiedere aiuti nel pagamento della mensa scolastica e per il doposcuola (scuola Morelli) di mio figlio che dobbiamo pagare per intero. L’assistente sociale senza mezzi termini mi rispose che essendo tornato a vivere nella casa dei genitori non ho diritto ad alcun aiuto.

Purtroppo i miei genitori che certo non sono più giovani non possono permettersi di pagare i miei debiti o le spese di mio figlio essendo anche loro in condizioni economiche poco rallegranti e quindi il fatto che io abbia un tetto non presuppone che possa assolvere alle spese che il mantenimento di un figlio comporta. Inoltre non sono nelle condizioni di avere un modello ISEE in quanto pur vivendo con loro non posso produrre tutti i documenti necessari alla compilazione perchè essi non sono d’accordo nel fornire ai CAF dati personali per il modello che mi darebbe, magari, accesso a qualche aiuto. E nessuno mi offre la residenza gratis… Una condizione di vivere in famiglia sì, ma senza pesare su di essa.

Ho pensato dietro consiglio di amici e personale del CAF ad un ricorso ad INPS ma purtroppo non avendo un euro rimasto e non potendo usufruire del sindacato abitualmente usato poichè non sono in regola con il pagamento della quota annuale (e di certo non posso permettermela) sono tagliato fuori anche da possibili azioni legali. Come fare?

Questa è la situazione che non solo Paolo Focaccia deve fronteggiare ma tanti altri precari, impiegati, operai rimasti a casa e che ora per vivere sono costretti a chiedere l’elemosina, magari vestiti da "mimo" o magari intenti nel pulire le cantine a prezzi modici per comprarsi un pezzo di pane e del latte per i figli. Ed in tutto questo Stato, Istituzioni ed Ausl sono assenti perchè troppo
occupati nel gestire gli enormi bilanci statali ed i loro grassi stipendi.
E mentre loro spendono e cenano in lussuosi ristoranti tanti padri e tante madri con figli piccoli piangono ai bordi di un letto non solo per la fame ma perchè i loro bambini sono denutriti, malvestiti, infreddoliti vicino ad un termosifone spento a causa di bollette non pagate e privi di sogni, quei sogni felici che mai dovrebbero essere tolti all’infanzia e che invece politici avidi, cinici e beceri hanno strappato loro magari senza accorgersene.

Ora basta piangere, la vita continua, sì, ma solo per chi la povertà non l’ha mai vissuta tra 4 fredde pareti umide e guardando il proprio figlio infelice… non c’è dolore peggiore per un genitore, non c’è. Grazie Italia per lo strazio che solo tu sai regalare al tuo popolo.

Paolo Focaccia
Ravenna

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