Precari con tre anni sul sostegno chiedono di partecipare al concorso straordinario

di redazione

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Comunicato CNPS – Siamo migliaia di insegnanti precari, che hanno svolto tre anni di servizio sul sostegno, in trepidante attesa per l’esito dei lavori alla Camera dei Deputati relativi al Decreto Scuola.

Un Concorso Straordinario, bandito in ossequio a una sentenza Europea e un parere del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, non sono stati finora sufficienti a indurre il Parlamento a equiparare insegnanti sul sostegno a insegnanti sulla materia.

Al momento dunque, al Concorso Straordinario possono accedere gli insegnanti precari (senza abilitazione) con almeno tre anni di servizio nella scuola statale, di cui uno sulla materia, ma non gli insegnanti precari ( senza specializzazione) con almeno tre anni di servizio sul sostegno.

Il mancato possesso della specializzazione costituisce dunque un impedimento, mentre il mancato possesso dell’abilitazione non è condizione ostativa. Tutto farebbe credere dunque che insegnare sul sostegno sia più difficile e oneroso, essendo la specializzazione conditio sine qua non per il Concorso Straordinario.

In verità la sentenza della Corte Europea non fa distinzione alcuna fra un servizio o un altro, limitandosi ad affermare che lo Stato deve assumere a tempo indeterminato il dipendente che abbia effettuato servizio per oltre tre anni. Ammettendo che il sostegno sia un insegnamento più complesso rispetto all’insegnamento su posto comune, bisognerebbe allora prendere atto come noi, per oltre tre anni, abbiamo prestato servizio in mansioni superiori.

Il “premio” per aver svolto tali difficili mansioni, è contenuto nel Decreto Scuola licenziato dal Senato: siamo esclusi dal Concorso Straordinario, sia per il sostegno sia per la materia. Non si può neppure addebitare tale scelta a una carenza di posti disponibili, in quanto in Senato l’emendamento 4.1.100 chiedeva espressamente di assumere gli specializzati senza servizio a causa del bisogno stringente di insegnanti di sostegno.

Emendamento paradossale rispetto all’indizione di un Concorso Straordinario per l’assunzione dei precari con oltre tre anni di servizio, e che, qualora fosse stato approvato, avrebbe gettato nello sconforto i precari senza specializzazione ma con oltre tre anni di servizio.

Inoltre, ricordiamo anche la richiesta da parte degl stessi docenti, con oltre 3 anni di servizio nelle scuole pubbliche, di procedere con un accesso diretto alla specializzazione sul sostegno proprio perchè da anni permettono con preparazione ed esperienza il servizio e il diritto all’istruzione e all’inclusione dei loro alunni. Anche questa richiesta non è stata considerata e alcuni emendamenti che andavano in questa direzione non sono stati approvati.

Signor Presidente e On Deputati, noi insegnanti sul sostegno non vorremmo essere indicati da alcuno come “diversamente insegnanti”, anche perchè non abbiamo mai ritenuto i nostri alunni “diversamente abili”, ma più semplicemente alunni come gli altri che, per i più svariati motivi, necessitano di un sostegno al fine di poter competere con gli altri in abilità e opportunità.

Perdonateci se ancora una volta insistiamo su questo punto, anche dopo aver presentato le nostre richieste al Senato, in audizione il 22 aprile scorso, ma ne va della nostra vita lavorativa e personale, e ne va della continuità didattica degli alunni con sostegno, di cui tanto si è detto e scritto ma che alla prova dei fatti non è stata presa in alcuna considerazione.

In questo difficile periodo di didattica a distanza abbiamo potuto constatare la stima e l’affetto che anche i genitori dei nostri alunni nutrono per noi; disorienta noi e le famiglie prendere atto che lo stesso apprezzamento non giunge, evidentemente, dal Ministero dell’Istruzione.

Noi ci auguriamo vivamente che la Camera dei Deputati trovi il modo per venire incontro alle nostre aspettative, così come siamo certi che la Sua unanimemente riconosciuta sensibilità respingerebbe una, sia pur involontaria, grave discriminazione.

Confidiamo in un’ attenta valutazione della discriminazione in atto, tale da rendere il decreto in via di approvazione, improprio a risolvere la questione precariato, poiché NON garantisce il diritto al lavoro, alla formazione e alla stabilizzazione di tutti i precari.

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