Precari con 3 anni servizio accedono direttamente al Tfa sostegno. Restano i nodi dell’abilitazione e del numero di posti riservati

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Nel corso della risposta della Ministra Bernini al Question time del 15 dicembre in merito alla formazione iniziale degli insegnanti, si è toccato anche il tema dell’accesso diretto al Tfa sostegno dei precari con almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5 svolti su posto di sostegno.

La Ministra dell’Università ha infatti detto nella sua risposta di voler attuare “la norma transitoria relativa alla riserva di posti per l’accesso ai percorsi di specializzazione sulle attività di sostegno agli alunni con disabilità, assicurando una corsia preferenziale a quei docenti, assunti sia a tempo indeterminato che a tempo determinato, che abbiano maturato tre anni di servizio, negli ultimi cinque”.

Il riferimento è alla norma presente sul testo della legge 79/22, la riforma del reclutamento, voluta dal responsabile scuola della Lega Mario Pittoni.

Precari con 3 anni di servizio accedono direttamente al Tfa sostegno

La norma infatti prevede che fino al termine del periodo transitorio previsto al momento fino al 2024, “ai percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità accedono nei limiti della riserva di posti stabilita con decreto del Ministero dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministero dell’istruzione, coloro, ivi compresi i docenti assunti a tempo indeterminato nei ruoli dello Stato, che abbiano prestato almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque su posto di sostegno nelle scuole del sistema nazionale di istruzione, ivi compresi le scuole paritarie e i percorsi di istruzione e formazione professionale delle regioni, e che siano in possesso dell’abilitazione all’insegnamento e del titolo di studio valido per l’insegnamento“.

Inoltre, “i percorsi sono svolti con modalità di erogazione convenzionale, interamente in presenza, ovvero esclusivamente per attività diverse delle attività di tirocinio e laboratorio, con modalità telematiche in misura comunque non superiore al 20 per cento del totale“.

Il nodo dell’abilitazione all’insegnamento: tutta colpa di … una congiunzione

Resta però un dubbio, ovvero una congiunzione che potrebbe cambiare la portata e la direzione del provvedimento: il testo approvato all’interno della legge evidenzia che i docenti precari destinatari di tale corsia preferenziale per accedere ai corsi di specializzazione siano in possesso “dell’abilitazione all’insegnamento e del titolo di studio valido per l’insegnamento“.

In verità, come spiegato più volte dal “padre” della norma, ovvero l’ex senatore leghista Pittoni, l’accesso è previsto in presenza “dell’abilitazione all’insegnamentoodel titolo di studio”: “Appena possibile, quindi, si dovrà correggere la norma che per un errore formale – o la solita “manina”? – attualmente impedisce agli insegnanti con le previste tre annualità di esperienza specifica ma privi di abilitazione (i percorsi formativi abilitanti mancano in Italia da nove anni) l’accesso riservato ai corsi di specializzazione sul sostegno, venendo cosi incontro agli appelli delle famiglie degli alunni con disabilità, i quali hanno tutto il diritto di ottenere che chi da anni si occupa di loro possa finalmente specializzarsi”.

“Per logica e continuità con la normativa precedente basterà cioè il possesso “o” dell’abilitazione “o” del titolo di studio valido. La “e” presente nel testo attuale è frutto di una svista (non nostra) nella fase di trascrizione della proposta da noi presentata, che si configura quindi come semplice errore materiale”, ha spiegato in precedenza il responsabile scuola della Lega, per chiarire la situazione.

Ancora nessun correttivo all’orizzonte

Ancora però non è chiaro quando (e se -ndr) verrà corretto tale provvedimento. Al momento non risulta esserci alcun correttivo nella manovra di bilancio 2023 che sta attraversando l’iter di approvazione parlamentare.

Per la natura del provvedimento, appare ipotizzabile pensare che il cambio di congiunzione da “e” a “o” possa essere proposto nel decreto milleproroghe. Ma anche qui non abbiamo per il momento alcuna certezza.

Resta il fatto che al momento, la legge 79/22 prevede l’accesso diretto ai corsi di specializzazione al sostegno solo ai docenti che sono in possesso, oltre al titolo di studio, dell’abilitazione dell’insegnamento.

Risulta evidente che se dovesse aprirsi anche a chi non è abilitato, come nelle intenzioni dell’emendamento Pittoni, la platea di precari aumenterebbe in maniera consistente.

Ci sarà una riserva di posti: non accedono tutti gli aventi diritto

Bisogna mettere però in evidenza anche un altro aspetto: la norma prevede di una riserva di posti, quindi non tutti potranno accedere ovviamente.

Si tratta infatti di un altro nodo da sciogliere in quanto anche se si posseggono i 3 anni di servizio e anche se si avesse l’abilitazione, il numero di posti sarebbe limitato, quantomeno per ogni nuovo ciclo di Tfa sostegno.

Anche quello del numero di posti riservati, dunque, è una variabile fondamentale per l’attuazione della norma sul reclutamento.

TESTO LEGGE 79/22

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