Precari ATA: sciopero Anief 10 aprile

di redazione
ipsef

Le ultime manovre intraprese dal Governo, in linea con la politica al ribasso degli altri Esecutivi che lo hanno preceduto, sono indirizzate a senso unico anche contro il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Le ultime manovre intraprese dal Governo, in linea con la politica al ribasso degli altri Esecutivi che lo hanno preceduto, sono indirizzate a senso unico anche contro il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

È la categoria professionale che con la scuola dell’autonomia ha assunto ruoli e competenze sempre più rilevanti per la funzionalità del servizio, però in cambio di una progressiva riduzione di diritti e corrispettivi economici adeguati all’impegno profuso: con la Legge di Stabilità sono saltati altri 2mila posti, che si vanno aggiungere ai 47mila degli ultimi tre anni; nella Buona Scuola non c’è alcun riferimento alla categoria.

Tutto ciò nonostante la procedura di infrazione n. 2124/2010 aperta dalla Commissione europea, il parere favorevole della Corte di Giustizia UE a fine novembre e le tantissime sentenze, nazionali e non, per la stabilizzazione e l’equo indennizzo dei lavoratori danneggiati.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): diciamo basta a questo modo di fare. Che ignora la stabilizzazione del personale pur in presenza di almeno 35mila posti vacanti. E non accettiamo più che gli Ata, al pari dei docenti, possano continuare a percepire stipendi bloccati dal 2009, privi anche di quell’indennità di vacanza contrattuale, addirittura fino al 2018, che gli avrebbe permesso almeno di evitare che finissero sotto l’inflazione. Per non parlare dei concorsi ancora bloccati e della permanenza dell’odiosa, oltre che illegittima, trattenuta del 2,5% sul TFR.

Dopo il successo dello sciopero del personale precario docente, svoltosi martedì 17 marzo, con un quinto delle adesioni all’iniziativa sul totale di supplenti annuali, il direttivo nazionale dell’Anief ha deciso di far conoscere all’opinione pubblica e a governatori anche i problemi e le ingiustizie che permangono su tutti gli altri lavoratori scolastici: le ultime manovre intraprese dal Governo, infatti, sono indirizzate a senso unico anche contro il personale Ata, la categoria professionale che con la scuola dell’autonomia ha assunto ruoli e competenze sempre più rilevanti per la funzionalità del servizio, però in cambio di una progressiva riduzione di diritti e corrispettivi economici adeguati all’impegno profuso.

Basta ricordare che per il prossimo anno, a seguito dell’approvazione della Legge di Stabilità 2015, sono state di fatto cancellate tutte le supplenze cosiddette “brevi” per gli assistenti tecnici e amministrativi. E sono state fortemente ridotte quelle dei collaboratori scolastici. Inoltre, i nostri decisori politici hanno pensato bene di eliminare altri 2mila posti, che si aggiungono ai 47mila cancellati in soli tre anni, mentre non c’è traccia, nemmeno nella Buona Scuola, di un piano di assunzioni a favore del personale non docente, nonostante vi siano almeno 35mila posti vacanti.

Quella di assumere con il contagocce, non provvedendo nemmeno a coprire turn over e posti liberi, oltre che di procedere a continui tagli di Ata della scuola, è una tentazione cui non hanno saputo dire di no praticamente tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni a condurre il Paese: ricordiamo, ad esempio, l’ultimo dell’ex premier Silvio Berlusconi, quando l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, riuscì nell’impresa di far sparire, con l’approvazione dell’articolo 64 della Legge 133/08, qualcosa come 45mila Ata, pari al 30 per cento della categoria. Anche in quell’occasione, l’esecutivo giocò sull’equivoco tra organico di diritto e di fatto, come sta facendo ora l’attuale Esecutivo.

La caparbia dei lavoratori, di concerto con i sindacati veri, come Anief-Confedir, ha però impugnato questo genere di iniziative: vale per tutte quella del 30 settembre 2009, con l’invio di una lettera di messa in mora per la non corretta trasposizione della direttiva 1999/70/CE relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, a seguito del quale la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione (proc. n. 2010/2045). E nel frattempo, vi sono state tantissime sentenze, nazionali e non, a favore della stabilizzazione e dell’equo indennizzo verso i lavoratori danneggiati.

“Il vero problema è che il Governo – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – continua a comportarsi come se la sentenza della Corte di Giustizia Europea di fine novembre non fosse mai arrivata. E come se la procedura d’infrazione 2045 del 2010 non fosse mai stata trasformata in atto di messa in mora dalla Commissione UE. Senza dimenticare che anche questi lavoratori, come del resto i docenti, continuano a percepire stipendi bloccati dal 2009, privi anche di quell’indennità di vacanza contrattuale, addirittura fino al 2018, che gli avrebbe permesso almeno di evitare che finissero sotto l’inflazione di quattro punti percentuali. Per non parlare dei concorsi ancora bloccati e della permanenza dell’odiosa, oltre che illegittima, trattenuta del 2,5% sul TFR”.

“Come sindacato, anche su questo versante – continua il sindacalista Anief-Confedir – abbiamo deciso di dare delle risposte concrete, sempre in difesa dei lavoratori e del loro operato professionale: in assenza di risposte, si continuerà a ricorrere in tribunale per ottenere l’estensione dei contratti dal 30 giugno al 31 agosto, il pagamento degli scatti di anzianità a partire dal terzo anno di servizio, la stabilizzazione dopo 36 mesi di servizio con relativi risarcimenti, la cessazione della trattenuta 2,5% TFR con la restituzione di quanto indebitamente trattenuto per i dieci precedenti”.

Nel frattempo, tutto il personale, Ata, come quello docente, interessato a ricorrere può collegarsi al sito internet Anief e cliccare sul menù ISCRIZIONE RICORSI per aderire.

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